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John Doe: il cambiamento ad ogni costo

APRI GLI OCCHI, JOHN.

Parlare di fumetto seriale è parlare di vita, di un amico – o meglio – di un compagno di strada, un autostoppista che decidi di far salire in macchina per un po’. Sai che con ogni probabilità arriverà il momento di lasciarsi: la gente invecchia, cambia, le cose che ci rendevano simili svaniscono e le strade, inevitabilmente, si dividono. Il fumetto seriale è così: un giorno parla proprio di te, il giorno dopo lo senti estraneo e inutile.

John Doe irrompe nella scena fumettistica italiana nel giugno del 2003 come un attentato terroristico. Mentre gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan il fumetto scritto da Bartoli e Recchioni ed edito da Eura Editoriale attacca le edicole: non c’è una scuola di comics in cui non girino copie del Golden Boy, se ne scrive online, se ne chiacchiera al liceo. John Doe è il fenomeno del momento: qualcosa di nuovo ed esplosivo, il Bonellide che sfida la Bonelli sul suo stesso terreno, il giovane punk che si oppone alla società patriarcale.
Ma CHI è John Doe?

john doe

John Doe è il ragazzo prodigio. Dotato di una innata capacità di manipolare le persone, di tessere relazioni da cui trarre profitto, viene scelto da Morte (avatar terreno della Mietitrice) per guidare la Trapassati Inc., la corporazione che si occupa di organizzare la dipartita di tutti gli esseri viventi. L’organizzazione, capeggiata da Morte e dai suoi fidati (?) collaboratori Guerra, Pestilenza e Fame, è divisa in dipartimenti che si occupano delle diverse tipologie di scomparsa, tra personale umano e mitologico: incidenti stradali e domestici, malattie e carestie, disastri aerei e chi più ne ha più ne metta. John Doe è un bastardo yuppie senza scrupoli dal passato misterioso, amante delle belle macchine e delle belle donne, superficiale quanto basta a vivere sereno la propria vita. Ma John Doe è anche l’emblema della professionalità, vero e unico codice morale che riconosce. Così quando scopre che Morte ha sottratto al “bilancio” tantissime persone (artisti o grandi personaggi storici) per impiegarli per scopi personali, si oppone. Ruba la Falce dell’Olocausto, il potente manufatto che Morte avrebbe utilizzato per “pareggiare il bilancio” ai danni di tanti innocenti, e si da alla macchia.

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L’enorme, insormontabile, problema del fumetto seriale è la ripetitività. Croce e delizia di ogni lettore, non riusciamo a farne a meno perché ci rassicura, ci protegge, continua a blandire il nostro cuore segreto da fanboy dandoci esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Un’altra dose. Allo stesso tempo uccide però la curiosità, il gusto della scoperta e dell’avventura. Muore la capacità di stupire e con essa gran parte del fascino del fumetto.

John Doe mi conquista a 14 anni e non mi abbandona più. Le corse alle fiere per accaparrarsi gli arretrati, le notti passate a leggere e rileggere le prime stagioni, la ricerca del dettaglio, della citazione (John Doe ne è pieno). Affascinato dai connotati lirici della narrazione del compianto Lorenzo Bartoli, colpito allo stomaco dalla vena action e dal ritmo incalzante delle sceneggiature di Roberto Recchioni.
John Doe segna la mia adolescenza anche con la sua controversa vita editoriale: le prime 3 stagioni, poi la chiusura imprevista agli esordi della quarta, vissuta come un’ingiustizia sociale. Poi il ritorno, un anno dopo, per finire ciò che è iniziato. 99 numeri per raccontare la sua storia. O meglio: LE sue storie.

Il fascino maggiore di questo fumetto – per molti aspetti insuperato nel panorama italiano – è la sua scelta quasi autolesionista di “cambiare”. Zero punti di riferimento per il lettore che ogni 24 numeri, alla chiusura di una stagione, si vede catapultato in una rivoluzione. Un altro fumetto, più bello o più brutto non lo possiamo sapere, ma siamo pur certi che sarà NUOVO. Restano (alcuni) personaggi, altri li ritroviamo più tardi per strada, ma cambia tutto il resto: il tema, il setting, il tono della narrazione, il linguaggio utilizzato. Laddove, non solo in Italia e non solo nel fumetto, troviamo centinaia di serie ad annaspare nell’oblio di situazioni reiterate e plot inutilmente allungati, John Doe – comic e personaggio – si rinnova costantemente.

john doe

Uomo in lotta contro Forze più potenti di lui nella prima stagione, personificazione della Morte stessa armato di katana nella seconda, debole e confuso nel mondo post-apocalittico della terza stagione, dove la morte è bandita e nessuno può più morire. Poi Creatore di Mondi e distruttore della “quarta parete” nell’ultima stagione, in un’escalation che trasforma John Doe in qualcosa di impensabile, un metafumetto anarchico che si ribella ai propri lettori.

ADDIO E GRAZIE DI NIENTE.

10 anni di storia editoriale stanno finalmente per essere ristampati in un edizione di pregio grazie ai ragazzi di Bao Publishing: a fine aprile vedrà la luce il volume 1 che raccoglie le storie dei primi 4 numeri della prima stagione, con una nuova copertina dell’insuperabile Massimo Carnevale. Nuovo lettering, revisione dei testi di Recchioni: un’occasione da non lasciarsi sfuggire per chi si è perso l’edizione originale, oramai introvabile, e per i veri fan.

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P.S. Se non riuscite ad aspettare e volete tuffarvi nella lettura del primo numero della vecchia edizione… è disponibile gratuitamente QUI.

About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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