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Un break nella Persia che non ti aspetteresti

Qua e là nella storia, nella letteratura e nell’arte in genere alle volte compaiono nomi inaspettati e particolari che tuttavia si ripetono costantemente. Sono personaggi avvolti dal mistero che, di solito, sono raccolti sotto la generica categoria di provenienti dalla Persia. Serse, Dario, Ciro, per esempio. Sovrani di un grande impero a cui il macedone Alessandro Magno pose fine. Uomini la cui vita e gesta sono ora leggenda ora favola. Storie di eroi, guerre, scontri fatali e vendette letali che hanno animato spesso l’immaginazione dei bambini come degli adulti. Eppure qualcosa di vero, incredibilmente c’è. Certo le testimonianze rimaste, per lo più architettoniche, sono scarne ed avare di informazioni ma l’impressione che si ha vedendo certi luoghi è proprio quella che la leggenda, che accompagna queste figure, ha tramandato.

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Persepoli, rovine (foto dell’autore)

Anzitutto Persepoli, una città che è, in fin dei conti, un palazzo. Eretta sopra un immenso basamento dalle dimensioni imponenti e, per quei tempi, incredibili, la residenza dei sovrani persiani che Alessandro Magno diede alle fiamme, si dice, dopo una notte di festeggiamenti per la grande vittoria riportata sui nemici giurati, oggi si presenta come un immenso rudere, la cui forza, data soprattutto dalla dimensione, concede a quanto resta dell’antico complesso un degno confronto con le retrostanti montagne e il paesaggio circostante. Non è chiaro se la città si estendesse tutt’attorno all’edificio o fosse parte integrante dello stesso. Tuttavia, ricordando che i persiani si costituivano prevalentemente come un popolo nomade e che in genere vivevano in tende, non si può che pensare ad una selva di colori e forme: un accampamento immenso, soprastato dalla mole gigante del palazzo, immagine di un potere eterno, immutabile, invincibile, forse divino. Dignitari, ambasciatori, sovrani che giungevano dalle loro piccole città, alle volte prive addirittura di un vero e proprio edificio di rappresentanza, alla vista di tanta grandezza non potevano che restare dunque sbalorditi e, forse, intimoriti. La foresta di colonne di cui poi si componeva la residenza, un insieme di più padiglioni, faceva il resto. Mai si era visto in Occidente qualcosa di così maestoso, mai qualcosa di così sbalorditivo. Era le Persia, la stessa potenza che aveva raso al suolo Atene, portando avversari storici, ateniesi e spartani, addirittura ad allearsi, pur di non cadere preda di tanta forza devastatrice.

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Kaba Zartosht, ovvero “cubo di Zoroastro” (foto dell’autore)

Ma Persepoli non era l’unico simbolo di una cultura antica che incarnò a lungo l’idea di oriente. Le tombe dei suoi sovrani, architetture scavate nella roccia nuda, colpisco nuovamente per la desolazione in cui si ergono e nuovamente per la dimensione che le definisce. Immense croci (anche questo curioso, in un mondo che non conosceva il cristianesimo e in cui certe pratiche punitive non erano tipiche) adornano le montagne, quasi fossero un monito, un simbolo di sacralità, di eterna vittoria. Semplicità e chiarezza espressiva: queste sono le parole d’ordine. Ma ciò che sorprende sono anche i dettagli. Uno in particolare lascia interdetti. Si tratta di una piccola torre, dalle forma regolare e dalla dimensione minima rispetto le gigantesche moli sepolcrali. È chiamata la Torre del Silenzio e non è altro che il luogo sopra il quale venivano abbandonati i corpi dei defunti perché gli avvoltoi vi banchettassero. Solo dopo infatti, i resti mortali della persona si sarebbero deposti nel sarcofago. È il rito della nuova nascita che nutre e fa vivere il deserto, in un rapporto di diretta dipendenza dalla natura: tradizioni antiche di cui non resta traccia se non quanto l’architettura ci ha concesso, e ci concede tutt’oggi, di vedere.

Curioso è poi un piccolo (relativamente) bassorilievo, raffigurante un imperatore persiano che scende da cavallo, aiutato da un servo dallo strano abbigliamento. Si tratta di un aggiunta successiva, un memorandum di un evento storicamente importante per un popolo che, a partire da Alessandro Magno, aveva visto succedersi nuove e distinte dinastie, non più potenti e incisive come un tempo. Lo schiavo porta indumenti occidentali, romani nella fattispecie, e molto probabilmente è identificabile nella persona dell’imperatore Valeriano il quale, narra la storia, fu sconfitto dai persiani e fatto prigioniero proprio da quest’ultimi. Suo figlio, Gallieno, non cercò di salvarlo e così l’ex-imperatore, caduto in disgrazia ed abbandonato al suo tragico destino, divenne oggetto di scherno dei suoi aguzzini nonché ornamento per le processioni e le celebrazioni regali. La sua sottomissione, infatti, ricordava a tutti, specialmente al popolo, la ritrovata grandezza della Persia, capace addirittura di tenere testa agli invincibili ed infaticabili romani.

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Rilievo dell’imperatore Valeriano (foto dell’autore)

Un’ultima testimonianza di questo antico e glorioso passato però merita ancora di essere menzionata. È la tomba di Ciro che si erge solitaria al centro di un immenso altopiano. Nell’insieme non sembra nulla di speciale: un sarcofago dalle dimensioni relativamente ridotte rispetto i sepolcri poc’anzi accennati, ma tuttavia imponente se messo in relazione con il contesto in cui si inserisce. Infatti, al centro di una vallata che si estende a perdita d’occhio, dove oggi non resta nulla se non questo monumento, questo simbolo della storia sembra essere rimasto l’unico testimone di un passato glorioso, di un mondo lontano. La semplicità, la simmetria, la monumentalità data dal tempo: queste sono le caratteristiche di un’architettura austera, e regale allo stesso tempo, degna solamente di un re che non aveva bisogno di altri simboli per consacrare il suo nome ai posteri, ma a cui bastava di sapere di essere il sovrano di uno degli imperi più grandi del mondo antico.

La Persia, con la sua storia e le sue tradizioni, ha affrontato nel corso dei secoli invasioni e distruzioni, oppressioni e momenti di gloria, cadute e risalite che oggi la hanno portata a ciò che è: un paese che come tutti quelli contemporanei vive nelle sue contraddizioni ma che, tuttavia, riconosce il proprio passato, forse nella speranza di un futuro diverso.

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La Tomba di Ciro (foto dell’autore)

About Iacopo Benincampi

Iacopo Benincampi
sono un architetto e ancora per un po' dottorando in storia dell'architettura. Ad interim aiuto a coordinare Polilinea, sono membro dell'Open House di Roma e collaboro con lo studio Warehouse of Architecture and Research.

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