Home / Playground / Violent is the new sexy: Hap & Leonard, la serie

Violent is the new sexy: Hap & Leonard, la serie

Ogni nerd che si rispetti ha un suo santo patrono. Non importa che sia un fumettista, un game designer o un regista, l’importante è la totale devozione che la sua opera suscita nelle nostre menti affamate. Prevedibilmente, non faccio eccezione. Ogni giorno mi inginocchio ai piedi del santuario mentale da me dedicato a zio Joe R. Lansdale. Questo cantore delle meraviglie del Texas orientale ha un albero delle abilità che lo dovrebbe porre nell’olimpo di ogni lettore di Playground: scrittore di pulp, horror, western e fantascienza, sceneggiatore di fumetti, appassionato di country e maestro di arti marziali (ha fondato un suo stile personale). Da quando lo scoprii grazie al più classico stratagemma degli adulti (“non lo leggere, non sei abbastanza grande”), è senz’altro lo scrittore di cui ho letto di più, consapevole della difficoltà di platinare la sua opera (per farvi un’idea delle dimensioni date un’occhiata alla sua bibliografia) ma più che determinato ad avvicinarmi il più possibile all’obbiettivo.

Ecco il Nostro. Non accenno alla celebre saga del drive-in perchè se la conoscete è inutile, e se invece non la conoscete siete pazzi
Ecco il Nostro. Non accenno alla celebre saga del drive-in perchè se la conoscete è inutile, e se invece non la conoscete siete pazzi.

Una delle pietre fondanti del castello della fama di Lansdale è senz’altro la saga di romanzi e racconti dedicata ad una delle coppie di investigatori meno canonici della storia: Hap Collins e Leonard Pine. Le trame, impregnate di sarcasmo e metafore brucianti, vedono i due protagonisti strappati alla placida routine in cui vorrebbero crogiolarsi per venire a capo di misteri che, regolarmente, trascineranno loro e chi li circonda in paradossali baraonde dominate dal caos, da cui, bene che vada, usciranno comunque con le ossa rotte. Ad amplificare il tono surreale e affascinante dei romanzi contribuisce la caratterizzazione dei protagonisti: uno, Hap, è un ex idealista disilluso, cecchino infallibile, pigro, bianco e donnaiolo. Leonard è il suo complementare: nero, veterano del Vietnam, repubblicano, conservatore, violento e gay. Ciò che li accomuna è l’essere entrambi ultra-quarantenni, perennemente disoccupati, dotati di un senso dell’umorismo capace di mandare al manicomio un monaco shaolin e esperti nel menare le mani. Chiaramente i personaggi di contorno non sono da meno: nani bodybuilder, redneck, detective vaccari, assassine, puttane pentite e i membri della sconosciuta ma letale Dixie Mafia, la criminalità organizzata degli stati confederati, formano un coro di volti e voci che difficilmente potrete dimenticare.

Quello che a una produzione come quella di Lansdale, incredibilmente, mancava era un’abbondante trasposizione in forme diverse da quella scritta: per la potenza di trame e stile estremamente descrittivo, diversi dei suoi lavori sembravano solo attendere che qualcuno li mettesse su pellicola. A colmare questa lacuna è arrivata, guarda caso, una coppia di autori: nel 2014 Nick Damici e Jim Mickle realizzano la trasposizione cinematografica di “Freddo a Luglio”, romanzo di Lansdale del 1989, nonché una delle sue storie più dure e cupe. Michael C. Hall, Sam Shepard e Don Johnson danno vita all’intricata vicenda che vede un corniciaio di provincia uccidere per legittima difesa un ladro introdottosi in casa sua, per poi veder calare sulla sua famiglia la minaccia del vendicativo padre della vittima.

Constatato il successo di questo primo esperimento, i due procedono a compiere il passo che, a noi fan, sembrava da tempo inevitabile: la realizzazione di una serie tv tratta dai romanzi di Hap e Leonard. La voce circolava da parecchi anni, ricordo addirittura un incontro con il Sommo Vate Joe alla Feltrinelli di via Appia, ormai quasi dieci anni fa, durante il quale comunicò a noi presenti come avesse pensato a Matthew McConaughey (before it was mainstream) per il ruolo di Hap. È servito però un canale di nicchia come lo statunitense SundanceTV perché il sogno si avverasse: sfumata la possibilità di vedere l’ormai inarrivabile star di True Detective nei panni di Hap, la scelta è paradossalmente ricaduta su James Purefoy, che si inserisce nel solco tracciato da Idris Elba in The Wire: quello dei britannici che parlano americano meglio degli americani stessi. Ciò che più mi ha gasato è stata però la scelta del volto da conferire a Leonard: dopo anni passati ad immaginarlo identico a Siberius degli Incredibili, non ho che potuto volare quando ho letto che lo avrebbe interpretato uno dei miei idoli assoluti, Michael Kenneth Williams, attore che dovunque reciti, da The Wire a Boardwalk Empire, finisce sempre con il portare in scena il mio personaggio preferito.

I nostri eroi in uno dei loro momenti meno gloriosi.
I nostri eroi in uno dei loro momenti meno gloriosi.

Per quanto riguarda la trama, essa è tratta dal primo romanzo della saga, “Una stagione selvaggia”. Oltre a fungere da introduzione ai due protagonisti e al loro mondo, questo primo capitolo offre anche spunti abbastanza insoliti per la produzione classica di Lansdale. Prendendo spunto dalle vicende della storica ex di Hap (nella serie la giunonica Christina Hendricks di Mad Men) e del gruppo di post-hippie di cui fa parte, intenzionati a recuperare il tesoro di un criminale per finanziare il loro disegno rivoluzionario, Lansdale ci porta a scoprire la storia dei movimenti progressisti statunitensi e del loro declino. Sebbene ricordo che, ad un primo approccio, il romanzo non mi avesse entusiasmato troppo, ho capito rileggendolo da poco che ciò era dovuto in larga parte alla sua natura più introspettiva e riflessiva, poco adatta a soddisfare le voglie letterarie di un quattordicenne affamato di tette e sparatorie. Oggi considero invece quelli che mi sembravano difetti dei pregi, e nella rarità dell’amara analisi dell’autore su quello che è stato anche il suo passato, vedo una preziosa testimonianza utile a smuovere noi europei dalla convinzione di essere gli unici detentori di una coscienza politica.

Dal punto di vista tecnico, il formato scelto è stato quello dei pochi episodi, sei, che in più di un’occasione si è rivelato un metodo funzionale alla creazione di prodotti che lasciassero il segno nell’attenzione e nella memoria degli spettatori. Il rischio maggiore che si corre in questi casi, quello di rimanere insoddisfatti dal concretizzarsi di eventi, luoghi e personaggi resi epici dalla forza della nostra fantasia, è stato evitato dall’evidente venerazione che i due creatori e sceneggiatori provano nei confronti dell’opera di Lansdale. Aiutati anche dal non dover comprimere duecento pagine in due ore di film, i due hanno potuto riprodurre l’opera in maniera quasi del tutto fedele, prendendosi qua e là qualche licenza autoriale tutto sommato accettabile. Nonostante alla serie manchi l’afflato sperimentatore di diverse altre che negli ultimi anni hanno contribuito all’avvicinarsi sempre meno graduale del medium a quello cinematografico, potete stare sicuri che questi sei episodi vi doneranno godimento. Se inoltre ancora non fate parte della Lansdale-church, potreste utilizzare Hap&Leonard come trampolino per tuffarvi in uno degli universi letterari più intriganti di sempre. Ave Zio Joe!

About Marzio Persiani

Marzio Persiani
Romano, studio informatica. Curiosa intersezione tra cose che mi appassionano e argomenti con cui non si rimorchia.

Check Also

Giochiamo a IA e cowboy: Westworld, la serie

Michael Crichton è un mio punto di riferimento. Per quanto oggi lo trovi un deprecabile ...