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I dieci film d’azione che tutti dovrebbero vedere

Dopo l’epoca d’oro degli anni ’80 e ’90, quello dei film d’azione è un genere che sta vivendo una fase di stanca. Il suo posto nell’industria è stato in larga parte rilevato dalle produzioni dedicate a supereroi vari ed eventuali, e figure totemiche come gli Schwarzenegger o i Van Damme che furono faticano ad emergere. Molti dei vecchi classici continuano ad essere ricordati con affetto, e ogni tanto capita che qualche nuova leva si sforzi di riportare in auge il filone, ma non stiamo parlando di film mediamente realizzabili con due spicci, e sembra improbabile che si possa assistere ad una sostanziale rinascita senza un appoggio del pubblico che ora come ora non pare esserci.

In nome dei tempi che furono voglio fare oggi una panoramica delle mie dieci pellicole preferite nel genere, e in particolare voglio limitarmi ai film d’azione nel senso più contemporaneo e comune del termine. Questo significa che non includerò cose come I Sette Samurai o qualche western degli anni ’50, che tecnicamente potrebbero anche rientrare nella categoria, ma che sarebbero una scorciatoia cinefila che oggi non voglio prendere: tutti i film che seguiranno potrebbero, in linea di principio, avere Steven Seagal come protagonista, e questo è, a grandi linee, il fil rouge che li accomuna.

Ordine alfabetico.

Aliens

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di James Cameron (1986)

A differenza dell’illustre predecessore che faceva della sottile atmosfera di terrore la sua principale attrattiva, l’approccio di James Cameron all’universo di Alien è molto più diretto. Per due ore e passa assistiamo allo sterminio di orde di xenomorphi da parte del tenente Ripley nella fantastica ambientazione della luna LV-426. L’artigianato in mostra nel film è di livello assoluto, l’intensità impareggiabile: un classico che non ha nulla da invidiare al capostipite.

Big Trouble in Little China

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di John Carpenter (1986)

Il film più frivolo di John Carpenter è probabilmente anche il mio preferito. Poche pellicole hanno scritto “ANNI OTTANTA” in fronte come BTILC, e l’unione della trama assurda, gli effetti speciali caserecci e l’umorismo di bassa lega rievocano molti dei sentimenti di nostalgia per il periodo che ormai sono diventati luogo comune, va notato, quasi esclusivamente presso coloro che all’epoca non erano nemmeno nati come il sottoscritto. Sia quel che sia, Big Trouble resta un classico e da solo vale tutti i film di Indiana Jones passati presenti e futuri.

 

Breaking News

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di Johnnie To (2004)

Il film più recente della lista non poteva che appartenere all’ultimo grande maestro che Hong Kong ha saputo produrre, Johnnie To. Breaking News si svolge pressochè in tempo reale sul teatro di un’operazione di polizia e si divide tra l’operazione stessa e la reazione dei media. Interessante l’impalcatura, ma l’attrattiva sta tutta nel funambolico stile registico di To, che con la cinepresa tra le mani si muove come un campione sportivo con la sua palla preferita. Lungi dall’essere fine a se stesso, il virtuosismo del regista sublima la tensione e il cinetismo debordanti del film, regalandoci un degno erede degli altri classici che stiamo celebrando.

 

Die Hard

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di John McTiernan (1988)

Non è necessariamente il mio preferito in assoluto, ma se c’è un film di questa lista che è inconcepibile non aver visto, quello è Die Hard. Un burbero poliziotto di New York si trova rinchiuso in un palazzo, l’ormai celebre Nakatomi Plaza, zeppo di terroristi. La premessa in un certo senso fa il film, e tanto basterebbe a giustificarne l’iconicità, ma al di là di questo la pellicola che ha regalato una carriera a Bruce Willis è un capolavoro di tensione e rilascio, esplosioni e ricompressioni, e non ci sono scuse per non averlo visto almeno una volta.

 

Full Contact

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di Ringo Lam (1992)

Tra i grandissimi della new wave di Hong Kong, Ringo Lam è probabilmente il meno celebrato, ma con questo suo capolavoro del 1992 ha lasciato un segno indelebile sulla cinematografia di quell’angolo di mondo, nonchè del genere di cui ci occupiamo oggi. Ambientato tra Bangkok e Hong Kong, Full Contact rappresenta l’apice della poetica sviluppata da altri giganti come Tsui Hark e John Woo. Virtuosismo tecnico, melodramma esasperato e azione mozzafiato si combinano in una miscela a dir poco esplosiva, e il trio di Chow Yun-fat, Simon Yam ed Anthony Wong raggiunge delle vette accessibili a pochi.

 

The Getaway

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di Sam Peckinpah (1972)

Esuliamo un po’ dal contesto con questo film che risale ad un periodo precedente a quello che tendenzialmente sto prendendo in considerazione, ma con buone ragioni. The Getaway può essere visto a buon diritto come il capostipite del filone dei film d’azione moderni, e il suo utilizzo del ralenti, poi diventato uno degli strumenti classici del repertorio di genere, resta uno dei più iconici di ogni tempo. La performance di Steve McQueen è entrata nella leggenda, e pur non essendo nemmeno il miglior film di Sam Peckinpah il suo posto in questa lista non può essere messo in discussione.

 

Hard Target

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di John Woo (1993)

Con una scelta forse non troppo canonica, ho deciso di riempire il posto che John Woo non poteva non occupare in questa lista con un suo film generalmente considerato minore. Hard Target fu il primo lavoro americano del regista, allora in rampa di lancio, ed è il mio preferito per il suo pronunciato lato comico, che prende il posto delle menate melodrammatico-machiste che spesso hanno appesantito i film di Woo. Le scene d’azione restano su livelli di eccellenza assoluta, il bizarro carisma di JCVD fa il resto.

 

The Matrix

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di Lana e Lilly Wachowski (1999)

Ero un po’ restio ad includere un film così scontato, ma a volte bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, e anche prendendo in considerazione tutte le accuse di derivatività che vogliamo, non si può negare l’impatto che l’opera prima dei Wachowski ha avuto sull’industria hollywoodiana, nonchè sulle orde di spettatori che ne hanno decretato il trionfo e lo status di classico di culto. Cyberpunk + arti marziali: la ricetta sembra semplice, e per molti versi lo è, ma l’efficacia non può essere messa in discussione.

 

Speed

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di Jan de Bont (1997)

Probabilmente uno dei film meno difendibili della lista, ma anche uno di quelli che più genuinamente ne incarna lo spirito. Come del resto il titolo lascia intuire Speed fa del ritmo incalzante la sua ragion d’essere, e qualsiasi altro elemento del film viene lasciato in secondo piano: nessuno lo potrà mai accusare di essere troppo complicato, Keanu Reeves resta il cane che tutti ricordiamo, e sì, il 90% delle decisioni prese dai personaggi per l’intera durata del film non hanno alcun senso. Ciò detto se questo film vi annoia potete tranquillamente tornare alla vostra degustazione di vini biologici e lasciarci in pace.

Total Recall

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di Paul Verhoeven (1990)

Per certi versi apice di una visione analogica della fantascienza di consumo, Total Recall è anche l’apice della carriera di Arnold Schwarzenegger. Questo non tanto per il suo ruolo, che è lo stesso di tutti gli altri suoi film, quanto ovviamente per l’incredibile messa in scena retrofuturistica, i mirabolanti rivolgimenti della sceneggiatura, e, chiaramente, l’aliena con tre tette. Scherzi a parte, la tagline del film era “Get ready for the ride of your life” ed è raro che una battuta promozionale colga così bene l’essenza di un film che in effetti eleva l’intrattenimento ad arte.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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