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Realtà virtuale: il futuro?

Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare dei visori per la realtà virtuale, che a detta di molti dovrebbero rivoluzionare l’industria videoludica. Il primo prodotto a fare notizia, e quello che ancora oggi viene pressochè identificato con l’intero settore, è ovviamente l’Oculus Rift, ma alcuni concorrenti hanno cominciato ad affacciarsi sul mercato, e a seconda di quanto successo questi dispositivi riusciranno a riscuotere si potrebbe profilare una corsa alle armi non dissimile da quella che il successo della Wii aveva determinato qualche anno fa, quando Sony e Microsoft decisero di lanciare PlayStation Move e Kinetic.

Credo che il paragone tra quegli aggeggi e questa presunta nuova frontiera sia particolarmente appropriato, e francamente spero che i risultati della corsa all’oro siano analoghi.
Premessa dovuta è che la mia esperienza con l’Oculus Rift è estremamente limitata, nel senso che ne ho provato un modello – che immagino sia ormai obsoleto – un paio di anni fa per pochi minuti allo stand di un piccolo sviluppatore in una conferenza.
L’esperienza fu vagamente nauseante, ma pur dando per scontato che il prodotto che, per così dire, troveremo sugli scaffali tra qualche mese abbia fatto passi avanti in quanto a rifinitura dell’esperienza, faccio comunque molta fatica a immaginare come una periferica la cui integrazione con l’idea di videogioco che abbiamo resta molto dubbia, possa in effetti rappresentare un nuovo orizzonte nello sviluppo dei videogiochi come mezzo espressivo.

Anche senza rievocare la lunga e gloriosa storia di pezzi di hardware che hanno fatto dei buchi nell’acqua clamorosi dopo essere stati presentati come la Rivoluzione e la Salvezza di un’industria che probabilmente non ha bisogno di nessuna delle due cose, faccio fatica a pensare a quali caratteristiche di questi prodotti dovrebbero portare ad innovazioni significative in quello che davvero è il motore del mondo videoludico, ossia il game design.
Questo a maggior ragione visto che il prezzo degli aggeggi supera abbondantemente quello di una console, ponendo quindi queste periferiche come oggetti di lusso, la cui diffusione difficilmente giustificherà una grossa spinta da parte degli sviluppatori per la creazione di prodotti che sfruttino appieno le loro dubbie potenzialità.

Pensavo di concludere dicendo che non voglio fare il vecchio scontroso, ma in effetti è esattamente quello il ruolo che mi sento di assumere in questo dibattito e lo farò: la realtà virtuale è uno specchietto per le allodole espero che fallisca al più presto, permettendoci di concentrarci sulle cose serie.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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