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L’Europa muore al Brennero

Il confine tra Italia e Austria che attraversa il valico alpino del Brennero è diventato quasi indistinguibile negli ultimi vent’anni, da quando l’Europa ha eliminato i confini formali, scrive il  Guardian.  Dalla fine della Seconda Guerra mondiale il confine austroitalico non ha più posto alcun problema e l’aquis di Schengen è stato il simbolo dell’integrazione europea e della proiezione di sé sui suoi pilastri.

Ma, ora da entrambi i lati della frontiera si sta preparando al riemergere di una frontiera vecchio stile – forse anche i controlli dei passaporti – in questa regione storicamente sensibile, dopo che l’Austria ha annunciato di voler iniziare un nuovo piano di “gestione delle frontiere” il primo aprile.

LE RAGIONI DELL’ AUSTRIA –  Al primo anno di qualsiasi corso di Scienze Politiche e di  Relazioni Internazionali, seguendo la scia della tradizione nata dalla stessa facoltà presso la Sapienza di Roma, viene insegnata la materia di statistica. Utilizzando i numeri ci si può accorgere facilmente di quanto l’opinione pubblica italiana sia condizionata da soggetti che non conoscono o che coscientemente celano i veri numeri del fenomeno che sta condizionando e attraversando l’Europa.

C’è da segnalare come Vienna a fronte di una popolazione complessiva di 8.488.511 persone, lo scorso anno abbia accolto 90.000 immigrati. Per comprendere la terra che un tempo imperava su metà Europa è utile partire dal Rapporto  pubblicato lo scorso settembre per iniziativa del ministro Sebastian Kurz (il ventisettenne membro del governo austriaco, responsabile degli Esteri, ma anche dell’Integrazione) e del rettore dell’Università di Vienna, Heinz Faßmann.

 

Il rapporto Kurz-Faßmann rivela che oltre un milione di persone residenti in Austria (su una popolazione di 8 milioni e mezzo), con o senza cittadinanza austriaca, sono nate all’estero. Assieme ai nati in Austria, ma con uno o entrambi i genitori stranieri, raggiungono il 20% della popolazione. Un rapporto molto elevato, doppio rispetto a quello italiano, con picchi soprattutto a Vienna e nel Vorarlberg, dove non a caso si possono avere classi elementari composte esclusivamente da alunni stranieri. Dalle 119 pagine della pubblicazione si apprende che nel 2013 si sono stabiliti in Austria 151.280 stranieri, mentre se ne sono andati 96.552. Il saldo di 50 mila uomini è il più elevato dal 2005.

Inoltre, l’Austria ha ricevuto 85.500 domande di asilo nel 2015, il terzo più alto numero di domande in Europa dopo Ungheria e Svezia. Un dato su cui riflettere indubbiamente poichè la decisione di Vienna rischia di trasformare questa regione, una volta simbolo di coesione pacifica dell’Europa, in qualcosa di molto diverso: l’emblema della disgregazione del continente.

 

LE BUGIE DELLA MERKEL –  Se un interessante libro dell’economista Veronica De Romanis ha tracciato i successi economici e una biografia trionfante del fenomeno Merkel, meno si sa e si è detto sulla farsa che a causa dei proclami devono subire i migranti in Germania. Infatti, secondo i dati ufficiali diramati dal governo tedesco questa settimana, il numero di deportazioni dei profughi dalla Germania ai Paesi d’origine è cresciuto del 60% dal 2014 al 2015.

Se nell’anno appena concluso i migranti rimpatriati forzatamente sono stati 22.369, nei dodici mesi precedenti le deportazioni erano state “appena” 13.851. Se spostiamo l’attenzione ai primi due mesi dell’anno in corso, possiamo notare come già 4500 persone siano state rimpatriate a gennaio e febbraio – quasi il doppio del primo bimestre del 2015.

Inoltre è aumentato esponenzialmente anche il numero dei profughi che hanno abbandonato volontariamente il Paese, dai 13.573 del 2014 ai 37.200 del 2015. Al primo di aprile, a lasciare di propria volontà il Paese nel corso di quest’anno sono già stati oltre quattordicimila. Un’immagine questa veritiera, e non prodotta dai media del mainstream, che sbiadisce di molto le immagine nella Stazione di Monaco di Baviera.

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UNA CRISI PREVEDIBILE – L’opinione pubblica è da sempre abituata a considerare le migrazioni degli ultimi anni come un’emergenza. Nulla di tutto ciò è più sbagliato. Infatti, l’argine dell’acqua salata, concetto tanto caro e poi perdente ai Borbone di Napoli, non è in grado di sopperire alle distanze macropolitiche di mancata gestione dei flussi, ampiamente prevedibili. Basti pensare che l’Italia nei prossimi 35 anni dovrà abituarsi a ricevere (e ad accogliere) oltre 100mila immigrati l’anno. A dirlo è l’ultimo Rapporto delle Nazioni Unite in merito alla crescita della popolazione mondiale e flussi migratori, il quale recita che “Tra il 2015 e il 2050 gli stati che riceveranno più migranti a livello internazionale (ovvero più di 100mila l’anno) saranno Stati Uniti, Canada, Regno Unito – si legge sul report – ma anche Australia, Germania, Russia e Italia”.

 

Dal Rapporto delle Nazioni Unite si evince come tali dati, frutti di studi pubblici e in possesso di tutte le nazioni, possano aiutare a comprendere come la questione ” migranti ” e ” rifugiati ” sia stata e sarà di facile programmazione. O quantomeno lo sarebbe potuta essere se solo qualche tecnico lo avesse letto e posto adeguate misure. Inoltre, e da questo elemento nascono le prerogative dei movimenti euroscettici, alla povertà legata alla non redistribuzione minima della ricchezza si legano anche le ulteriori colpe occidentali nell’aver sostenuto e fomentato movimenti che di ” ribellione ” avevano bene poco.

 

COMMISSIONE EUROPEA DOVE SEI? – Vuole il sapere popolare che il “silenzio, sia più rumoroso delle urla”, ciò vale anche per la Commissione Europea. L’organismo collegiale, che detiene maggiore sovranità e diritto d’iniziativa di ogni altro organismo in Europa, sulla disgregazione dell’acquis di Schengen e sui migranti tace. Tace nonostante ogni paese stai apportando una politica differente, spesso schizzo frenica, sul tema frontiere e migrazioni. Tace nonostante sia stato appena siglato un accordo miliardario con la Turchia e a Idomeni l’esercito macedone sconfini sparando ad altezza bambino. Tace, mentre il governo socialista francese utilizza le ruspe per sgombere Calais. Tace, mentre il pilastro sulla libera circolazione di persone e merci si stia smaterializzando. Forse, non le merci, a quelle a Bruxelles si tiene particolarmente di più se si nota la disparità di provvedimenti in confronto a quello sulle persone.

Ora, tacciano tutti innanzi al dramma dei profughi, di cui la condizione di ultimi del mondo è stata dipesa molto dalla nostra dottrina internazionale. Tacciano i giornalisti che nessun dato veritiero pongono e il dramma sfruttano a loro piacimento. Tacciano i giovani che, come ricordato dal Presidente Draghi, hanno visto scomparire la loro generazione nel loro più completo oblio. Taccia questa Europa, troppo attenta alle merci e troppo poco alle persone. E la colpa non è dell’Austria sola, ma di un’intera classe dirigente. D’altronde l’Europa è morta al Brennero.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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