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La leggendaria regular season NBA 2015-16

La stagione NBA 2015-16 è ormai finita e i Playoff sono iniziati. Inizia un periodo fatto di insonnia, serie di sveglie puntate a orari improbabili, occhiaie e accese discussioni su WhatsApp con altre persone che condividono questa malattia chiamata NBA.
Certo, si potrebbe parlare di tutte le serie Playoff a Est e Ovest, così come si potrebbe fare previsioni sui risultati o sui premi stagionali ma la verità è che Polinice non è un sito di solo sport, seguito da gente che non vive di solo basket, quindi trovo che sia più giusto utilizzare questa piattaforma per riassumere l’ultima stagione NBA con una raccolta di immagini, tweet, gif e video.

La verità è che la stagione NBA 2015-16 entrerà nella storia dello sport per tanti motivi, dai meri fatti di costume fino alle incredibili imprese tecniche. Ma procediamo in ordine cronologico.

ESTATE, CONTRATTI E EMOJI

In estate si parla di mercato, tra trade, free agency e Draft. Oltre ai grandi colpi che hanno visto fuoriclasse come LaMarcus Aldridge firmare con gli Spurs, l’estate NBA è a lungo girata attorno all’affair DeAndre Jordan, giocatore diviso tra Los Angeles Clippers e Dallas Mavericks. Jordan, centro di estrema efficacia nella NBA moderna, aveva raggiunto un accordo con Dallas, una firma che lo avrebbe fatto diventare il nuovo simbolo della franchigia al fianco di Dirk Nowitzki. Jordan ha però poi rinnegato la firma, stravolgendo i piani di Dallas e tornando a firmare per i suoi Clippers. Tutto ciò è legale visto che in NBA esiste la July moratorium, una norma che consente alle squadre di iniziare a negoziare fin dal primo di luglio ma che obbliga i giocatori ad attendere il 9 luglio per ufficializzare una firma.

Inutile dire che questa situazione ha scatenato un inferno, non solo nei tifosi ma anche tra gli addetti ai lavori. Il campo di battaglia? Ovviamente Twitter, le emoji invece erano le armi da fuoco.
A cominciare sono stati Chandler Parsons (amicone di Jordan e giocatore dei Mavs) e J.J. Redick (guardia dei Clippers), protagonisti nello scambiarsi emoji rappresentanti i mezzi di trasporto usati per raggiungere DeAndre Jordan.

Ovviamente la cosa è rapidamente degenerata.

Sì, Paul Pierce deve aver cercato su Google “emoji” per poi fare uno screen, ritagliare il razzo con paint e solo alla fine twittarlo. O, come direbbe Gobert…

La questione ha fatto molto rumore, soprattutto perché sono uscite notizie riguardanti il famoso meeting tra i Clippers e Jordan in cui il centro col numero 6 avrebbe deciso di tornare alla sua squadra dopo pochi minuti di discussione, al punto di arrivare a giocare a carte. Tutto ciò ha alimentato i tweet e le emoji, queste ultime sono infatti diventate le vere protagoniste di questa estate.

Per la prima volta passato e presente della NBA erano disponibili sulla stessa piattaforma, giornalmente attivi nel tentativo di prendersi in giro a vicenda. A luglio la NBA sembra lontana, quest’ultimo però è stato strepitoso.

Per chiudere. In stagione Dallas ha battuto i Clippers (a dire il vero ha vinto solo 1 volta su 4) e l’account dei Mavs ha messo una meravigliosa pietra tombale sulla social-schermaglia.

IL MIGLIOR SLAM DUNK CONTEST DI QUESTA GENERAZIONE

LaVine, Gordon, mascotte su hoverboard, Gordon, Shaq che vota a caso, Gordon, le facce di Mutombo, la giacca di Draymond Green, Gordon, il vestiario di DeMarre Carroll,  Gordon. Gordon. Ancora e ancora Gordon. Il vero campione di quella serata.

K&K (Karl-Anthony & Kristaps)

Towns e Porzingis sono senza dubbio i due rookie che più hanno fatto la differenza quest’anno.

Il lettone fu accolto in NBA da bordate di fischi. Va detto che ogni scelta al Draft dei Knicks viene fischiata, però con Porzingis si raggiunse una sorta di record, con tanto di bambino in lacrime. Porzingis ha poi dimostrato di essere un giocatore sontuoso, vincendo il premio di Rookie del Mese della Eastern Conference per tre mesi consecutivi. Porzingis è stato anche il primo rookie della storia a mettere insieme 1000 punti, 500 rimbalzi, 75 triple e 100 stoppate nella stagione di debutto.

Porzingis avrebbe potuto essere il rookie dell’anno ma per sua sfortuna c’è Karl-Anthony Towns. Arrivato da Kentucky, Towns è stato scelto con la prima chiamata assoluta e fin dal primo giorno tra i professionisti ha scritto i libri di storia. E’ un centro che corre il campo come una guardia, ha braccia enormi e una visione di gioco da playmaker e fa cose di un altro pianeta considerando che è alto 213 centimetri. Tipo questa.

E ovviamente difende come pochi altri. Ad esempio contro le guardie. Anzi, contro i playmaker. Anzi, contro Steph Curry. Il risultato è un airball del 30.

Towns è ovviamente il rookie dell’anno e sinceramente potrei andare avanti a inserire Vine e gif delle sue migliori giocate, d’altronde gli riesce bene tutto. Pure eseguire il primo lancio alla partita dei Minnesota Twins.

Towns first pitch

Porzingis e Towns sono tra ciò che di più bello si è visto quest’anno. Sono due giocatori che rappresentano a pieno l’evoluzione del basket moderno, un basket più rapido, un basket che non mette in relazione statura e ruolo, un basket dominato da giocatori estremamente completi sotto tantissimi aspetti.
A dicembre Porzingis e Towns si sono sfidati sul campo. Godetevelo.

NEL CASO VI FOSTE DIMENTICATI

La stagione 2015-16 ha rappresentato l’ennesimo passo eseguito dai San Antonio Spurs verso l’iperuranio sportivo.  67 vittorie ormai sono una cifra quasi normale se parliamo degli Spurs, resta il fatto che l’esercito di Popovich continua a tagliare traguardi.
Ora non inizierò a parlare di situazioni di gioco, del ruolo di Kawhi Leonard o di altro perché, come detto, questo non è un articolo prettamente cestistico. Questa volta parliamo di record. E’ necessario elencare qualche record raggiunto dagli Spurs per capire a cosa stiamo assistendo.

  • In novembre Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili hanno vinto la partita numero 541 di regular season assieme, sorpassando il record stabilito da Larry Bird, Robert Parish e Kevin McHale con i Boston Celtics tra il 1981 e il 1992. Gli Spurs hanno raggiunto questo traguardo in una vittoria proprio contro i Celtics, a Boston.
  • Sempre in novembre, Tim Duncan ha raggiunto la vittoria numero 954 con gli Spurs, cosa che lo ha reso il giocatore con più vittorie con una singola squadra nella storia della NBA. Duncan è poi diventato il primo giocatore di sempre a superare le 1000 vittorie con una sola squadra.
  • Duncan è tra i sei giocatori nella storia della NBA con almeno 15000 rimbalzi e il quinto giocatore nella storia con almeno 3000 stoppate. Duncan è anche diventato il decimo giocatore della storia della NBA per partite giocate (1,336).

Ovviamente questa sezione è priva di foto/video/gif /vine, in perfetto stile Spurs.

LA MIGLIOR SQUADRA DI SEMPRE

I Warriors sono la storia. Hanno cominciato vincendo  24 partite consecutive, 28 se consideriamo anche le vittorie nelle Finals della scorsa stagione, e non si sono mai fermati. Allenati da Steve Kerr o da Luke Walton (quando Kerr aveva problemi alla schiena), i Warriors hanno riscritto letteralmente le regole del gioco: hanno inventato un nuovo, frenetico ritmo di transizione offensiva, hanno ridisegnato il ruolo del centro (sì, perché Draymond Green in teoria è il centro dei Warriors, in alcuni quintetti) e hanno spiegato al mondo che la linea del tiro da tre punti non è per forza dove la vediamo, si può infatti tirare anche da 3 o 4 metri più indietro, come fa Steph Curry.

Curry ha rivoluzionato il gioco. In una NBA in cui nessuno (tranne lui) aveva mai segnato più di 270 triple in una singola stagione, Steph è riuscito a metterne a segno 402. Questo è un numero che obbliga chiunque ad adattarsi a un ritmo di gioco mai visto, un ritmo che finora nessuno ha potuto domare e che ha reso Golden State l’unica squadra di sempre a chiudere una stagione con 73 vittorie e 9 sconfitte. Oggettivamente la miglior squadra di sempre.

Dimenticavo. Per chi dicesse che Steph Curry sa solo tirare e che “eh ma nella vecchia NBA Curry sarebbe stato un mediocre” (ogni riferimento a Oscar Robertson è puramente voluto), allego video.

MAMBA OUT
Il 29 novembre Kobe Bryant ha annunciato che a fine stagione si sarebbe ritirato con una bellissima lettera su The Players’ Tribune.

Kobe è senza dubbio uno dei più grandi di sempre e potremmo passare la vita a raccontare tutti i Kobe Moments più belli, o semplicemente cosa ha significato Kobe per noi appassionati, nel bene e nel male, ma il miglior modo per far scendere il sipario sulla sua incredibile carriera l’ha trovato lui stesso. Kobe infatti ha giocato la sua ultima partita in carriera trascinando i suoi Lakers alla vittoria allo Staples Center segnando 60 punti, con tanto di rimonta finale e canestro del sorpasso a meno di trenta secondi dalla fine.

Ogni canestro va rivissuto.

Questa stagione è stata per Kobe croce e delizia. I Lakers sono in una forma orribile e si sapeva fin da subito che sarebbe stato impossibile superare le 20 vittorie, al tempo stesso però Kobe è stato celebrato su ogni campo, come se fossero tante tappe di un lungo percorso, un ultimo giro di pista celebrativo prima di finire una maratona durata vent’anni.

Fatto sta che Kobe non giocherà più e il mondo del basket è leggermente più brutto. #MambaOut

E’ stata una regular season leggendaria. Ora però arriva la parte divertente. Date il benvenuto ai Playoff.

 

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Claudio Pavesi

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