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Veloce come il vento di Matteo Rovere

Giulia, una giovane promessa dell’automobilismo, dopo la scomparsa del padre, si ritrova in casa il fratello tossicodipendente, unica alternativa all’affidamento del fratellino ai servizi sociali. Loris, prima di darsi alla vita allegra era lui stesso un pilota di qualche successo, e grazie al suo aiuto Giulia cercherà di imporsi nel campionato Gran Turismo, vincere il quale è l’unica speranza che ha di non perdere la casa paterna ipotecata per permetterle di partecipare alle gare.

Questa in due parole la trama di Veloce come il vento, un film che ci mostra Stefano Accorsi in un ruolo un po’ inusuale ma piuttosto azzeccato. Siamo abituati a vedere l’attore bolognese in ruoli piuttosto urbani, spesso quasi da yuppie, magari un po’ nevrotico, e fa una certa impressione vederlo nei panni di un tossico sbandato, e più in generale di un uomo di strada.
Questo ribaltamento dell’usuale casting di Accorsi è un po’ l’idea meglio riuscita dell’intero film, che sfrutta questo leggero spiazzamento a scopi comici in maniera piuttosto efficace. Il personaggio in generale è ben scritto, e alcuni suoi siparietti, specie col timido fratellino, strappano un sorriso. Osservare il volto solitamente molto più curato di Accorsi, strabuzzarsi in espressioni sguaiate e meno controllate fa il suo effetto, ed è in larga parte grazie a questa vena umoristica che il film evita il primo peccato mortale: la noia.
Per il resto non è che si possano tessere molte altre lodi di Veloce come il vento che prende un po’ gli stereotipi del film sportivo americano, un po’ il solito polpettone drammatico-familiare all’italiana, butta tutto in un frullatore e serve a temperatura ambiente.

Siamo lontani dal poter vedere in questo terzo film di Matteo Rovere un faro nel deprimente paesaggio del cinema italiano, ma se non altro non sono uscito dal cinema con l’orticaria, il che è probabilmente più di quanto non sarebbe stato lecito attendersi.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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