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Quattro anni dopo

Era il 14 Aprile 2012. Millwall e Leicester si sfidavano al The Den in un’anonima partita di Championship. Da una parte Harry Kane, diciottenne attaccante in prestito dal Tottenham, dall’altra Morgan, Schmeichel e Drinkwater, lo zoccolo duro del Leicester dei miracoli. Uno speciale pomeriggio per un appassionato italiano, una normale giornata di calcio per tutti gli altri. Quattro anni dopo, però, le cose sono leggermente mutate.

INTRO- “Andiamo a vedere il West Ham”. “No, gli Hammers sono i buoni, non li sopporto. Voglio andare a vedere una partita del Millwall piuttosto”. La prima partita che ho visto in Inghilterra è stata di Championship, la serie B inglese.
Si sfidavano un Leicester in lotta per la zona playoff e il Millwall, quasi salvo, in cerca di qualche vittoria di lusso per celebrare una buona annata.
Lo stadio, il The Den, si trova nella periferia sudorientale della City e ricorda esattamente quel clima che film come “Football Factory” e “Hooligans” vogliono far vivere agli spettatori. Camminando dalla stazione, in cui un po’ di tifosi oversize del Leicester erano stati fermati per via di un atteggiamento sopra le righe, sino allo stadio mi è sembrato di vivere una delle scene dei due film sugli ultras d’Oltremanica. Strade piccole, solo mattoni, vie d’uscita pressoché inesistenti, il ponte da superare per arrivare alla nostra Mecca.
Il Den è uno stadio del 1993. Quasi tutti gli stadi inglesi sono stati costruiti o seriamente modificati nei primi anni ’90. Una delle conseguenze della strage di Hillsborough che ha portato il governo brittannico congiuntamente alla Football Association inglese ad una drastica revisione, rappresentata dal Taylor Report, della sicurezza negli impianti sportivi.
Poco meno di 20.000 posti, il Den mi ha subito colpito per il manto erboso, che sarebbe stato uno dei primi tre in Italia a mani basse, e per la vicinanza di tutti i settori al campo da gioco.

NO ONE LIKES US- Mi stupiscono tante cose, ma d’altra parte penso che la prima partita in uno stadio inglese faccia lo stesso effetto a tutti. Biglietti “non” nominativi, tornelli così piccoli che in Italia scoppierebbe una guerra in ogni stadio, coda inesistente, impossibilità di bere e fumare sugli spalti e solo un grandissimo divieto riportato ovunque: “non si può giocare a calcio in alcuna zona dello stadio”. Vabbè, me ne farò una ragione.
Il Millwall è noto per il suo cattivo rapporto con le macchine da presa, essendo considerata la squadra cattiva per eccellenza, cosa diventata, giustamente, un vanto per i tifosi che dal primo al novantesimo minuto cantano “No One Likes, We don’t care”, ovvero “non piacciamo a nessuno, non ci importa”. I tifosi devono dunque ostentare un qualche tipo di disprezzo nei confronti degli stranieri, quantomeno ignorandoli.
A me e mio cugino, tocca questo trattamento.

HARRY/1- A questo punto è doveroso un flashback. Prima della gara decidiamo di aggiungere un po’ di brio alla competizione. Andiamo a fare una scommessa in una delle più famose agenzie inglesi. Prima, però, bisogna fare delle ricerche. Vediamo che le due squadre segnano e concedono molto. Soprattutto ci soffermiamo sul centravanti del Millwall, Harry Kane, classe 1993. Aveva ancora 18 anni, eppure veniva schierato con continuità dal mister. Lo adottiamo come nostro potenziale idolo, e piazziamo la scommessa: 2-2 con primo marcatore della gara Harry Kane. Una follia, che avrebbe molto ben pagato.
Kane è in campo e gioca bene. Ha una mobilità incredibile per essere un giocatore dotato di una stazza imponente, e ci convinciamo di aver puntato sul cavallo giusto. Batte puntualmente Wes Morgan nell’uno contro uno. Morgan sembra un culturista prestato al calcio, completamente non in grado di poter calcare un campo. Quando la tocca Kane, lui va in tilt.

SPORT - Football... Millwall V Leicester City at The New Den, Millwall... City's Wes Morgan and Miillwall's Harry Kane Reporter - Rob Tanner PICTURE WILL JOHNSTON
Kane vs Morgan: sfida scudetto. All’epoca della foto, 2012, non proprio…

 

Al 21′ il Millwall batte un angolo, la palla finisce all’altezza del dischetto dopo un contrasto; Kane ci si avventa e spara una bomba sotto la traversa. Schemeichel è battuto. 1-0. Esplodiamo come se avessimo vinto la scommessa. I tifosi del Millwall, fino ad allora infastiditi dalla nostra presenza, rimarcata da una continua analisi della partita, rigorosamente in italiano, si girano verso di noi e si congratulano: “voi siete veri fan del Millwall, complimenti”.
Con il petto gonfio, continuiamo ad esultare e a cantare “no one likes, we don’t care”, ma la verità è una; abbiamo scommesso sul 2-2 e tifare per un pareggio ci appare ora più che mai fuori luogo.

HARRY/2- A fine primo tempo il pubblico si riversa nelle aree antistanti allo stadio per fumare, bere e ristorarsi. Rigorosamente senza giocare a calcio.
La ripresa inizia con un monologo di Kane. Contrasta, calcia in porta, serve assist. E’ il nostro nuovo idolo. “L’anno prossimo questo al Tottenham fa il panico”. Non è andata proprio così. Dopo avere decantato le lodi di Kane, ho dovuto affrontare anni di dileggio per via delle sue esperienze fallimentari al Norwich e al Leicester City, si proprio quel Leicester che Kane ha contribuito a portare in Premier League nel 2013-2014, seppur con due sole reti.
53′: Kane ruba palla, e si invola sulla destra. Konchesky lo stende all’ingresso dell’area di rigore. Penalty. Un altra giocata da fenomeno del fenomeno.
Keogh realizza con uno strafottente cucchiaio, ed è 2-0. Esultiamo. Ma la verità è che due gol del Leicester adesso ci piacerebbero assai.

DANNY- Per recuperare l’allenatore del Leicester schiera un giovane centrocampista, Danny Drinkwater. Il Leicester, nonostante la rumorosa curva venuta in suo sostegno, non riesce ad accorciare le distanze, fino all’81’. La palla rimbalza al limite dell’area, e proprio il subentrato Drinkwater la scaglia in rete. Bel gol. Grazie Drinkwater, ci avvicini alla vittoria della scommessa, te ne sarò per sempre grato. Purtroppo no. Il Leicester non ha la forza per pareggiare, e noi con un sorriso a mezza bocca festeggiamo la vittoria del Millwall per non fare brutta figura con i nostri amici indigeni, decantando il fenomeno Kane. Giusta punizione per non aver puntato sulla vittoria della squadra di casa.

QUATTRO ANNI DOPO- Quante ne sono successe. Kane è il centravanti titolare della nazionale inglese, con somma felicità del sottoscritto. Ha segnato più di 20 gol nelle ultime due edizioni della Premier League, numeri da Rush, Shearer, superando un fenomeno come Andy Cole, mai riuscito nell’impresa. Kane ha aiutato il Leicester a salire in A, il che mi aveva fatto sicuramente piacere, vista la simpatia della curva delle Foxes.
Tuttavia Kane e Leicester sono in rotta di collisione, esattamente quattro anni dopo. Per quale risultato? Una FA Cup? Un piazzamento in Europa League? No. Per vincere il campionato. Semplicemente impensabile. Non sono per il Tottenham, che non vince da più di 50 anni il campionato, ma soprattutto per il Leicester, salvatosi per qualche punto acciuffato alla disperata nella scorsa stagione.
Una cosa è cambiata nel Leicester, l’allenatore. Claudio Ranieri è un maestro di calcio, e ha fatto bene in quasi tutte le sue esperienze, se si eccettuano quelle recenti con Inter (e prima questa stagione chi poteva dire di aver fatto bene con l’Inter post-triplete?) e Grecia, una nazionale impelagata in una tragica assenza di talento.
Qualche giocatore è cambiato nel Leicester. Adesso ci sono Vardy, Mahrez e Kantè. Eppure Schmeichel, Drinkwater, Morgan, Schlupp, King, sono ancora lì. Ma come, quelli che le hanno prese dal Millwall, che ora è addirittura retrocesso dalla Championship, si stanno battendo per il campionato? Si, e i primi tre sono pure titolari. Pure Morgan, il culturista prestato al calcio? Roba da pazzi. Mentre scrivo, inoltre, Schlupp (90′ in panchina contro il Millwall nel 2012) sta massacrando lo Swansea, regalando tre punti fondamentali per le Foxes, in attesa che Kane faccia il suo dovere domani sera, col gemello Alli, nel secondo Monday Night di fila del suo Tottenham.

Questa è la magia del calcio inglese. Non solo prati più belli, stadi più belli, calciatori più forti, un’atmosfera unica. Le storie stesse sono più belle, impensabili. E’ come se Zaza nel suo anno all’Ascoli (2012-2013) avesse aiutato il Picchio a battere l’Empoli, per poi giocarsi tre anni dopo con la maglia della Juve lo scudetto contro i toscani. Impossibile. Non in Inghilttera.

About Niccolò Costanzo

Appassionato di qualsiasi cosa che implichi una competizione, seguo principalmente calcio e pallacanestro, di cui scrivo sul sito my-basket.it. Caporedattore Sport, ma solo perché Claudio Pavesi e Filippo Antonelli sono amici e mi lasciano questo titolo!

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