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Giorgio Armani uno di noi

«Durante il mio tragitto in macchina da via Borgonuovo a via Bergognone a Milano osservo sempre le ragazze e le donne alle fermate degli autobus. Sono tutte vestite uguali. Giubbotto imbottito, pantaloni stretti, scarpe con il tacco nero e grosso in pelle, un paio di occhiali scuri. Ci vuole un po’ più di femminilità, la donna si deve distinguere dal buon operaio che va a sistemare la luce in un appartamento o ad aggiustare le rotaie dei tram. Per me questa è un’omologazione che riflette la non voglia di vivere, la voglia di esserci. Negli anni le donne hanno imparato a non seguire una corrente di moda in modo piatto, ma ad essere un po’ più personali. È questo ciò che devono riacquistare».

Potrei averlo detto io passando per Piazza Euclide a Roma, potrebbero averlo detto molte di voi guardando le ragazze tra i 13 e i 18 anni di Torino, Firenze o Palermo. L’abbiamo scambiato per i primi segni della vecchiaia che avanza (come la prima volta che ti trovi a pensare “eh, ai miei tempi…” e improvvisamente ti senti tua madre). Invece no. L’ha detto Giorgio Armani in un’intervista al settimanale Marieclaire. Ha 81 anni di cui più di quaranta passati nella moda. Stilista e imprenditore tra i più celebri al mondo, qualche giorno fa ha presentato la sua collezione autunno-inverno 2016-17 a Mosca tornando in Russia dopo 7 anni. Eppure quest’uomo, che non è lo stilista meteora vestito da scemo ma uno che ha dato addirittura il nome ad un colore, il “blu Armani”, la pensa esattamente come noi sui capi improbabili che vediamo sfilare in passerella, sull’omologazione dei giovani, sulla differenza tra eleganza e appariscenza e addirittura sulle signore vestite come le loro figlie adolescenti. Leggere per credere.

Di seguito parte dell’intervista a Marieclaire, ecco cosa pensa Giorgio Armani..

 

..Sull’essere classici oggi.

Ve lo spiego così: ho portato in passerella l’idea del classico attraverso l’evoluzione del mondo attuale. L’80% di questa collezione è fatta di capi che definisco “normali”. Pantaloni morbidi, gonne che però non sono minigonne. Non c’è una ricerca spasmodica nella trasformazione estetica di un aspetto femminile. C’è la volontà di rendere plausibile e aggiornata, attraverso ad esempio i grafismi, una proposta di moda».

 

..Sulla moda di oggi.

«Trovo che oggi ci sia una proposta che vuole essere a tutti i costi sexy e stravagante. Io toglierei da questo discorso “a tutti i costi”. Io sono per lo stare più schisci, come si dice, perché oggi abbiamo anche bisogno che questi capi una volta arrivati in negozio trovino le acquirenti, non LA acquirente. Questo naturalmente non esclude il fatto che una donna che compra una gonna a motivo geometrico poi non possa indossare sopra una giacca da uomo rigorosissima».

 

..Sui giovanilismi, il ridicolo e il grottesco.

«Il ridicolo è una cosa che ho sempre temuto. Magari lo sono stato anche io, a mio modo. Penso ai miei beige, senza mettere un colore per anni. Però tutto sommato questi beige li vedo ancora aleggiare nell’aria (sorride). Ridicolo per me è uno stampato particolarmente violento, la sovrapposizione di elementi che portano a una grande confusione. L’eccesso di volgarità voluta, la trovatina, le incongruenze di certi abbinamenti, ma anche il mettersi una scarpa che rende la caviglia grossa o una minigonna se per conformazione fisica non la si può indossare. Ci tengo a precisare comunque che oggi non sono le donne a essere ridicole, ma la proposte di moda a essere a volte ridicola. A me piace il gioco di recuperi, di una moda identificabile come giovane e destinata ai più giovani, che però viene adattata a persone che vogliono sentirsi tali senza essere, e lo ripeto alla noia, grottesche».

 

..Sulle donne nel 2016.

«Oggi c’è la donna che non ama la forma un po’ più “violenta” di una proposta di moda, e quella che invece aspetta solo quello. Decidere quante siano le donne che la pensano in un modo oppure nell’altro è mortale. Oggi non è chiaro, non si capisce. Vedo delle signore anziane, sulla settantina, con il giubbotto in pelle con la zip, i leggins neri e le scarpe con il tacco alto. Hanno settant’anni, e così vanno anche al supermercato. Detto questo, si è detto tutto. Un tempo quella stessa donna indossava una gonnellina al ginocchio e tacchi bassi per paura di cadere. Adesso quelle stesse donne vogliono essere alla pari. Tanto di cappello. Perché devono essere relegate a un cliché che alla fine è un po’ stantio? È il fattore democratico della moda di oggi».

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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