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Cos’è successo nel Draft NFL 2016

Il Draft è quella realtà che da sempre distingue lo sport americano da quello del resto del mondo. Non si punisce l’ultimo classificato dell’anno precedente con la retrocessione, lo si aiuta a ricominciare da zero permettendo di selezionare per primo i giovani giocatori più talentuosi del panorama collegiale.
Il Draft è l’evento chiave della offseason NFL. E’ il momento in cui una qualsiasi squadra di derelitti pone le basi per il futuro con l’arrivo di giovani fuoriclasse nei ruoli chiave. Il Draft NFL poi è particolarmente folle. La NFL è, per distacco, la lega sportiva più seguita in America e, durando tre giorni, il suo Draft è in grado di monopolizzare mediaticamente gli Stati Uniti. In giorni come questi in cui si giocano i Playoff NBA, quelli di NHL, è uscito l’attesissimo disco di Drake e la corsa alle presidenziali si fa sempre più calda, è stato difficile sentire parlare di qualcosa esterno all’ambito del Draft NFL. L’anno scorso ero a Chicago, sede dell’evento, quasi un mese prima del Draft e vi assicuro che si parlava solo di quello in giro, nonostante i White Sox e i Cubs avessero cominciato benissimo la stagione, i Bulls fossero a un passo dai Playoff e i Blackhawks fossero nel pieno della postseason.
Ora basta preamboli, andiamo a capire cosa è successo in questi giorni di Draft.

ALL EYEZ ON ME
Citando il verso di Tupac, non si può che parlare delle prime due scelte di questo Draft, per molteplici motivi. In primis sono due quarterback, il ruolo in assoluto più in vista e di autorità. Inoltre parliamo di due giocatori non provenienti dalle solite superpotenze del college football, la prima scelta Jared Goff infatti viene da California, college che però ha prodotto fiori di protagonisti anche nel suo ruolo, Aaron Rodgers su tutti. Carson Wentz invece, seconda scelta assoluta con i Philadelphia Eagles, viene da Nord Dakota State, questo sì che è a tutti gli effetti una piccolissima realtà della FCS, ovvero una sottodivisione della Division I ma dal livello non paragonabile alla ben più rinomata FBS. Un altro motivo perché tutti gli occhi saranno su questi due talenti sta nel fatto che le due squadre che li hanno scelti, i Rams, neo trasferiti a Los Angeles, e gli Eagles, hanno scambiato molti pezzi importanti per potersi assicurare le prime due scelte da Tennessee e da Cleveland, detentori originari delle prime due chiamate.

Goff e Wentz sono giocatori diversi. il primo è più un quarterback da NFL, abituato a un attacco “pro-style” ma che in questi anni non è mai riuscito a portare i suoi Golden Bears a risultati particolarmente impressionanti, nonostante sia stato eccelso dal punto di vista delle statistiche personali. Wentz invece è un atleta decisamente sopra la media, in grado di correre come di lanciare. Wentz però non solo ha saltato 8 partite per infortunio in stagione ma viene anche da un college che, come detto, è solito affrontare rivali piuttosto modesto rispetto a quelli affrontati da Goff. Riuscirà quindi Wentz a gestire un attacco dai ritmi NFL e contro avversari ben più dotati? Goff riuscirà a cambiare il volto dei Rams? Intanto si ritrova a Los Angeles, in compagnia di tante altre squadre sportive tra cui i Dodgers, compagine del baseball, in cui la star Yasiel Puig si è offerta di essere amico e cicerone di Goff a seguito di un vecchio tweet.

Da citare sono anche i fuoriclasse di Ohio State. I Buckeyes hanno piazzato tre giocatori nelle prime dieci chiamate, cinque nel primo giro, undici nei primi quattro giri. Dodici se consideriamo anche Cardale Jones che però è stato una “compensatory pick”. Ohio State ha concluso il Draft con almeno un giocatore scelto in ciascuna posizione difensiva. Quasi tutti rischiano di avere un grande impatto in NFL ma tenete d’occhio soprattutto Ezekiel Elliot, il neo running back di Dallas, e Joey Bosa, nuovo defensive end/outside linebacker di San Diego.

ohio-state

Questo è stato un Draft molto ricco di talento quindi si potrebbe parlare di chiunque (per approfondire, QUI). Parlando del secondo giro quindi segnalo solo Derrick Henry, ex running back di Alabama e ora dei Tennessee Titans, dove andrà a essere il cambio di DeMarco Murray. Lo segnalo non perché sia più forte degli altri, ma perché rappresenta l’evoluzione del ruolo e del football di oggi. Praticamente un linebacker prestato a un altro ruolo, un fisico disumano in un contesto pieno di ragazzi che di umano hanno poco, fisicamente parlando. Un ragazzo che fa la differenza con la potenza.

BAMA

Fa la differenza con la velocità.

henry speed

e sa bloccare come un uomo di linea grazie alla sua stazza.

Henry blocca

CHI SALE, CHI SCENDE
Infortuni, dubbi atletici mostrati duranti i test  del Combine e questioni sulla poca affidabilità fuori dal campo. Tutto  questo può rovinare il futuro di un giocatore, specialmente in NFL. In NBA ci sono solo due giri per sessanta scelte quindi, per quanto si possano perdere posizioni, la differenza non sarà mai abissale. in NFL ci sono sette giri di scelte per 253 chiamate complessive quindi passare dal fatturare milioni di dollari a un contratto annuale non garantito, il passo è breve.

Un esempio, anche se in piccolo, è rappresentato da Laremy Tunsil, quasi certamente il miglior uomo di linea draftabile. L’ex fuoriclasse di Ole Miss sarebbe dovuto essere nelle prime cinque o sei scelte di questo Draft ma è sceso alla tredici per questo video in cui fuma marijuana da un bong, precisamente da un gas mask bong, postato dal suo stesso account twitter pochi giorni prima del Draft.

Tunsil ha detto che il video è di qualche anno prima ma ovviamente la situazione ha preoccupato non poco i general manager NFL, specie in un periodo delicato come questo, ricco di polemiche e dibattiti sull’uso e sui test legati alle droghe leggere in NFL.

Diversa è invece la situazione di Conor Cook, ex quarterback di Michigan State. Cook è da sempre considerato un ottimo quarterback anche se il suo enorme ego lo ha reso un ragazzo difficile con cui relazionarsi. Dove sta la particolarità del caso Cook? Semplicemente che è stato scelto dai Raiders, squadra che pur avendo Derek Carr, un Pro Bowler di venticinque anni, ha addirittura eseguito una trade pur di prenderlo al quarto giro. Il caso strano sta nel fatto che i Raiders, chiaramente non in necessità di un quarterback avendo anche Matt McGloin come riserva, abbiano preso Cook principalmente come sgarro verso i Cowboys che a quanto pare volevano draftarlo appena dopo. Queste però sono solo speculazioni, il fatto più probabile sta nel fatto che i quarterback hanno sempre più valore e i Raiders hanno quindi in mano un potenziale bottino principesco con la possibilità di mettere sul mercato un giocatore tra McGloin e Cook. Occhio però a non sbagliare a menzionarlo su Twitter.

Cook

Altri giocatori invece si ritrovano ancora disponibili nei giri dopo il terzo per il semplice fatto che alcune squadre hanno bisogni particolari e magari preferiscono scegliere giocatori di altri ruoli. Ecco quindi che Andrew Billings da Baylor e Devontae Booker da Utah scivolano al quarto round, scelti rispettivamente dai Bengals e dai Broncos. Tenete un occhio su questo defensive tackle e su questo running back perché potrebbero fare la differenza. Non dimenticatevi che Tom Brady fu scelto alla fine del sesto giro.

LA STORIA DAL VECCHIO CONTINENTE

Moritz Boehringer è nella storia. Per la prima volta da quando esiste il Draft, è stato scelto un giocatore europeo non proveniente da un college americano. Il wide receiver tedesco infatti non è il primo giocatore europeo in NFL, ce ne sono stati diversi, tra gli ultimi ricordiamo l’ucraino Igor Olshansky, scelto addirittura al secondo giro nel 2004 ma proveniente dal college di Oregon. Boehringer viene dai Schwäbisch Hall Unicorns, ha ventidue anni e gioca a football solo da quattro. Rookie dell’anno del campionato tedesco, Boehringer sta vivendo il sogno, scelto al sesto giro dai Minnesota Vikings, soprattutto perché lui stesso ha dichiarato prima del Draft di essere un fan di Minnesota, essendosi appassionato a questo sport a diciassette anni vedendo su YouTube alcuni video di Adrian Peterson, running back dei Vikings ancora oggi.

A quanto pare Mike Mayock di NFL.com ha dato una mano nel processo.

PERCHE’ ODIARE IL DRAFT NFL

Il Draft è rinomatamente l’evento meno televisivo meno entusiasmante che esista, che si parli di quello NFL, NBA o qualsiasi altro. Il fatto che quello NFL duri particolarmente tanto (un giorno per il primo giro, un altro per il secondo e terzo, un ultimo per i giri dal quarto al settimo), non aiuta. Alla fine parliamo di una svariata serie di ore in cui diverse persone si alternano a salire su un podio per pronunciare i nomi di altre persone la cui lista potremmo facilmente e rapidamente consultare il giorno dopo. Insomma, tutti gli anni si sa che non si tratta altro che di una noiosa perdita di tempo, eppure, da appassionati, non si può fare altro che vederlo. Inoltre il mondo dei social network ha portato i giornalisti americani a voler per forza annunciare le scelte in anticipo, come se per lo spettatore cambiasse molto aspettare quindici secondi in più, togliendo anche parte della sorpresa al momento dell’annuncio.

Le lunghe attese, le infinite speculazioni e la mancanza di spettacolo portano spesso gli appassionati a parlare del nulla, a concentrarsi su aspetti irrilevanti che di solito non osserverebbero mai. Ecco quindi gruppi di persone, da sempre anti-gossip e anti-discorsi-di-costume perdere ore a parlare dell’abbigliamento dei prospetti presenti in green room. Immaginatevi quindi i discorsi all’arrivo di Ezekiel Elliott, neo running back dei Dallas Cowboys.

Zeke
Fortunatamente dopo una prima foto per imitare la sua maniera di portare la divisa da gioco, l’ha risistemata in maniera normale.

 

Nel caso foste interessati a questo ambito e soprattutto a cosa i giornalisti americani reputino di buono o cattivo gusto, lascio due link di approfondimento sull’argomento, uno QUI e uno QUI.

PERCHE’ AMARE IL DRAFT NFL

Il Draft NFL è strepitoso perché è un continuo turbinio di follie. E’ il giorno in cui, ad esempio, intere squadre collegiali si ritrovano in una stanza per vedere a che chiamata vengono scelti gli ormai ex compagni di squadra, occasione che diventa ovviamente una festa. Basti vedere i colleghi di Jared Goff a California.

Non solo. Sappiate che le squadre possono permettere a qualsiasi persona, che sia un ex giocatore, un vincitore di un concorso o l’amico a cui si deve un favore, di annunciare ufficialmente una scelta. Ricordate quando si diceva dell’ondata di giocatori di Ohio State che sta dominando questo Draft? Ecco, il già citato Joey Bosa, prima chiamata dei Chargers, ha annunciato la scelta al quarto turno della sua nuova squadra e ha finito per chiamare il suo storico compagno di reparto a Ohio State, Joshua Perry.

Il giorno del Draft è anche quel momento in cui i cognomi di origine straniera e la fantasia delle mamme americane nel nominare i propri figlioli, dominano il palco, lasciando non pochi problemi agli annunciatori di turno. Ecco quindi arrivare Robert Nkemdiche, con tutti i problemi che immaginate possa comportare. A seguire anche i disagi provocati dagli accenti di Shilique Calhoun, senza scordare Rees Odhiambo, Nick Kwiatkoski, Tajae Sharpe e il difficilmente battibile Halapoulivaati Vaitai. A proposito di nomi particolari, vanno segnalate alcune chicche come ad esempio Prince Charles Iworah, un nome contenente un termine araldico. Il campione di questo Draft però è il neo Raider Jihad Ward, strepitoso talento difensivo da Illinois il cui nome, tramite la sola elisione della “d” finale, si trasforma in un concetto relativo a un conflitto storico-politico che, specie ultimamente, fa discutere parecchio. I telecronisti e i titolisti americani sono avvisati. Giochi di parole a parte, Ward possiede la storia personale più particolare di questo Draft, consiglio vivamente la lettura a QUESTO link (include anche la spiegazione sulla scelta del nome).

Il Draft NFL è anche quel microcosmo in cui vengono riportati alla luce video come questo, in cui l’ex Penn State e neo Detroit Lions Anthony Zettel sradica letteralmente un albero con un placcaggio.

Il Draft NFL è quel momento in cui Kevin Faulk, ex Patriots, sale sul podio ad annunciare la scelta di New England con la maglia di Tom Brady per ricordare di essere sempre vicino all’ex compagno dopo le ennesime decisioni relative al Deflategate, l’affaire che ha privato i Patriots anche della scelta al primo giro in questo Draft. “With the 78th pick in the 2016 NFL Draft, the New England Patriots AND Tom Brady select…”

Il Draft NFL è quel giorno in cui i Dallas Cowboys scelgono al sesto giro, chiamata 217 complessiva, Rico Gathers, tight end da Baylor. Il fatto è che Gathers a Baylor giocava a basket ed era una delle stelle della squadra grazie alla sua qualità a rimbalzo e spalle a canestro. Gathers, sottodimensionato e con poco potenziale di sviluppo per la NBA, ha accettato la scommessa della NFL in cui cercherà di ripetere le gesta di Tony Gonzalez, Antonio Gates e Jimmy Graham, cestisti al college diventati poi tre dei migliori tight end degli ultimi 20 anni. Il bello? Gathers non gioca a football in maniera organizzata da quando ha quattordici anni.

Il Draft NFL è quel momento in cui ricevi la chiamata dal general manager della franchigia che ti sta per scegliere. Una persona che hai sempre visto parlare in televisione ti chiama al cellulare e ti annuncia che i tuoi sogni si stanno avverando, il tutto davanti alla famiglia e agli amici che hanno condiviso i tuoi sacrifici per arrivare a questo traguardo. La chiamata si conclude e in tv annunciano la scelta. Un momento che fa commuovere anche i giovani uomini più imponenti e fisicamente aggressivi del panorama sportivo mondiale.

Il Draft NFL è sempre e comunque meraviglioso. Ogni anno.

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Claudio Pavesi

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