Home / Architettura / L’Esprit Nouveau dell’Open House di Roma

L’Esprit Nouveau dell’Open House di Roma

Anche quest’anno, come ormai fosse una tradizione consolidata, si ripete la due giorni dell’Open House di Roma (OHR): un evento internazionale che – nato dall’idea di un gruppo di architetti, comunicatori ed esperti di sviluppo sostenibile – è giunto quest’anno alla sua quinta edizione romana, contribuendo dunque attivamente  alla globalità dell’evento che si svolge ormai in 31 città di quattro continenti [1].

OHR_FOLLOW UP 2016 (2)-3 copia
Roma, M. Fuksas, Centro Congressi, attualmente in costruzione (credits: OHR)

 

Ma cosa è l’Open House? Quale è lo spirito dietro questa iniziativa di arte ma, più specificamente, di architettura? Difficile a dirsi. Forse, il miglior modo per comprenderlo è proprio sperimentarlo, attraverso quella che si potrebbe definire una sorta di promenade architecturale. Infatti, all’interno dell’incredibile varietà di aperture straordinarie di edifici normalmente non accessibili al pubblico, ciascuno può trovare e potrà trovare la propria dimensione e selezionare quelle architetture a cui ha sempre magari fatto caso ma che – per mancanza di tempo o perché sempre chiuse – non ha mai potuto visitare.

Eppure, ad un primo approccio, non sembra molto facile muoversi in questo mare magnum di edifici storici, sedi istituzionali, uffici, case private, studi d’architettura e cantieri di grandi dimensioni. Certamente, da sempre uno strumento utile per orientarsi è stato la ‘guida’ che, fino all’attuale edizione, consentiva di circolare con una certa disinvoltura all’interno di una certa area geografica, individuando tutti gli eventi e siti disponibili in loco. Da quest’edizione però, all’inserto cartaceo, che adesso assume l’aspetto di un vero e proprio catalogo, si affianca anche una ‘mappa’, che mantiene sempre centrale l’aspetto geo-localizzativo peculiare di Open House ma permette, allo stesso tempo, di orientarsi in maniera più rapida e disinvolta.

OHR_FOLLOW UP 2016 (2)-5 copia
Mappa dell’attuale stato di diffusione dell’evento Open House nel mondo (credits: OHR)

 

Perché di dritte per muoversi ce n’è proprio bisogno! D’altronde, di fronte ad una simile quantità di objects a reaction poetique, l’unico atteggiamento plausibile di scelta non può che essere una selezione critica basata sui propri interessi, favorita quest’anno anche dalla novità delle ‘aree tematiche’. Infatti, seppure non abbandonando del tutto l’organizzazione per aree geografiche, si è preferito questa volta cercare di trovare un modo di indirizzare l’utente nei suoi interessi, onde evitare situazioni di disorientamento. Ciò ha portato alla identificazione di cinque principi ispiranti che raccolgono e distinguono tutti i siti: così, i luoghi del sapere (città della conoscenza) vengono separati dalle architetture pubbliche note ma spesso mai prese in considerazione (architetture del quotidiano) e, alla stessa maniera, sono radunate in un unico blocco tutte le abitazioni private che emergono dal contesto per alcune loro specificità (l’abitare) ma che per il loro intrinseco carattere abitativo non sono mai accessibili. Concludono la categorizzazione le testimonianze del passato (attraversare la storia), che si incontrano e si confrontano con l’attualità di tutti quei luoghi dove oggi si esprime la creatività e si lavora insieme, sebbene svolgendo attività indipendenti ed autonome (factory & produzione creativa).

Ma non basta. Infatti all’interno dell’attuale edizione trovano spazio, per la prima volta, anche gli ambiti della moda nonché le attrezzature per il turismo (Bed & food) secondo un’ottica sempre più espansiva e omnicomprensiva. D’altronde, al giorno d’oggi, a fronte di una città spesso frammentata e sviluppata per singole componenti, a volte cresciute autonomamente rispetto ai contesti di partenza, sembra necessario procedere ad una ricomposizione del quadro che si è spezzato, attraverso una ricognizione amplissima che ne consenta una nuova comprensione. Gli oggetti della modernità, i reperti della storia, i prodotti del turismo, tutti posti sullo stesso piano formale devono infatti essere nuovamente sottoposti ad un processo di selezione a fine di riportare l’utente nella sua posizione di giudice di cosa sia arte e cosa no. Quest’ultima è infatti sinonimo di emozione che riesce ad elevare dalla realtà pur rimanendo appigliata ad essa; è commozione estetica prodotta dalla percezione dell’eccezionale, del non facilmente intendibile, dello spettacolare. Il quotidiano si affaccia, si relaziona, e si affianca spesso all’evento, e Roma è in tal senso esempio per antonomasia: una città-palinsesto dove ad ogni angolo si incontra un dettaglio, un palazzo, una fontana, una bottega che nasconde in nuce una storia particolare e collabora con il tutto secondo una dialettica partecipata per cui nessuno dei due termini esiste senza l’altro.

Per questo lo spirito di Open House, sebbene ristretto entro i limiti dell’architettura, cerca di raccogliere al suo interno e raccontare tutte le anime di Roma. È un impegno unico, differente da quello delle altre realtà europee e internazionali. La storia, grande maestra, va risalita alle sue fonti e compresa nelle sue tante sfaccettature ricostruendo così il legame tra il passato e il presente senza pregiudizi di sorta. Altrimenti i due linguaggi restano sconnessi e la dicotomia che ne deriva resta priva di soluzione. Non è sufficiente costruire una architettura moderna per fare una città moderna, come una rondine non fa primavera. È opportuno e, forse, assolutamente necessario che si ripercorra tutto l’iter che ha portato fino alla condizione attuale perché solo in tal modo si potrà formare un giudizio saldo, coerente e legittimo. Questo è il grande onere dell’Open House.  Dare la possibilità a tutti di conoscere l’architettura, di apprenderla non solo nella possibilità di esercitare successivamente una critica ma per consentire a tutti di apprezzare veramente i manufatti di ogni epoca attraverso la loro presentazione e conoscenza. Del resto, solo con i giusti strumenti è possibile superare la semplice dimensione estetica e partecipare realmente con cognizione di causa al processo di crescita cittadino.

E questo concetto, forse, ha in Italia una dimensione nazionale e non solamente provinciale. Ecco perché l’esperienza maturata a Roma di Open House da quest’edizione sarà anche a Milano, ed ecco perché di anno in anno si cerca sempre più di individuare specifiche peculiarità che, affiancate alle grandi opere sempre presenti, consentono di approfondire la conoscenza di città sine die, come testimoniano qui nella Capitale diverse novità: in particolare, l’apertura straordinaria dell’Agenzia Spaziale Italiana e la visita dei castelli idraulici della fontana di Trevi e della mostra dell’Acqua Paola al Gianicolo, un aspetto tecnico spesso ignoto persino agli esperti.

Che dire di più? Giusto una chicca da veri intenditori: la chiocciola di Villa Medici che porta direttamente alla grotta dell’Acqua Vergine, un segreto che solo Roma poteva in sé nascondere.

indice mappa_rev1704.pdf
Mappa dell’evento di Open House Roma 2016 (credits: OHR)

 

Iacopo Benincampi

[1] Ringrazio Lidia Zianna, membro del comitato organizzativo dell’Open House di Roma, per tutto l’aiuto fornitomi nella redazione del presente articolo che esce nella speranza di favorire la conoscenza di un evento che è parte integrante della vita della città.

About Polinice

Polinice

Check Also

Il mondo nuovo: sovranisti e mondialisti invece di destra e sinistra

Oggi la politica non è più destra e sinistra, socialisti e liberali, ma piuttosto global e no global, sovranisti e mondialisti, per cui persone appartenenti alle frange radicali di quelle che una volta erano la destra e la sinistra, oggi probabilmente condividono lo stesso palco all’interno del contesto no global.