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Enter the Battlefield

È disponibile da qualche giorno su YouTube Enter The Battlefield, un documentario prodotto dalla Wizards of the Coast che si propone di raccontare la prospettiva e la vita di alcuni giocatori professionisti di Magic. Il film rientra nel piano generale di far fare a Magic il salto di qualità in termini di popolarità come show, punto sul quale a tutt’oggi resta molto indietro rispetto ai più popolari videogiochi ed eSports.
Enter The Battlefield è chiaramente uno spot di un’ora per il Pro Tour, il più alto livello competitivo di Magic, e ci fornisce la prospettiva sulla carriera agonistica di diversi giocatori (e una giocatrice) ognuno in momenti diversi della propria vita.

Ci sono tre degli attuali giocatori più forti al mondo, c’è l’enfant prodige bicampione del mondo, ci sono due veterani che hanno avuto diversi gradi di successo nel mantenere il proprio status, c’è la prima ragazza a fare risultato sul Pro Tour. Le storie sono relativamente interessanti, e presentano lati sconosciuti di volti noti a chi segue la scena competitiva (Reid Duke fa l’orafo part-time? Ok), risultando piuttosto naturalistiche e non troppo infiocchettate.
Questo sforzo di restare su un piano di presentazione comprensibile all’ultimo arrivato rientra nell’immagine che la Wizards da sempre vuole dare del proprio prodotto come un qualcosa attorno al quale si possono formare comunità e legami, e non c’è dubbio che questo sia uno degli aspetti che più ha contribuito a decretare il duraturo successo di Magic (sono passati più di vent’anni dal lancio).

Non so però quanto questo approccio sia fruttuoso nel promuovere Magic come gioco competitivo, e gli scarsi risultati ottenuti in questo senso, uniti all’opinione, ormai generalmente diffusa, che il livello di coverage del Pro Tour sia basso anche rispetto a quello di altri eventi, sembra dare corpo a questo dubbio.
Il problema di fondo è che la Wizards vede, anche comprensibilmente, il Pro Tour come una vetrina promozionale il cui scopo è attrarre e fidelizzare i nuovi giocatori, ed è più interessata a perseguire questo scopo che a produrre lo spettacolo più interessante possibile.

Non so come la cosa funzioni per altri eSports, ma l’ostacolo di fondo nel fare la cronaca di un torneo di Magic è che allo spettatore viene necessariamente richiesto un certo livello di conoscenza di carte, regole ed interazioni. Una certa quantità di spiegazioni viene fornita per i meno aggiornati, ma dove tracciare la linea tra quello che si può dare per scontato e quello che bisogna spiegare è il dilemma di fondo che i commentatori devono prendere in considerazione.
Il coverage ufficiale, per motivi che, ripetiamo, possono sembrare intuitivi, cerca di rivolgersi ai meno esperti con tutta una serie di spiegoni, il continuo tenere traccia delle carte in mano ai giocatori, e una tipologia di commento il meno tecnica possibile. Questo sembrerebbe sensato, ma non credo che un torneo di Magic sia godibile senza un livello di conoscenza che i commentatori del Pro Tour non sembrano disposti a dare per scontato.
Il risultato di questa dinamica è che, confrontato per esempio al coverage dei tornei organizzati da StarCityGames, il Pro Tour ha sempre un’aria di rigidità e condiscendenza che da una parte aliena i giocatori stagionati, dall’altra dubito faccia molto per catturare quelli più verdi.

In questo senso Enter The Battlefied ha gli stessi problemi. Un po’ di curiosità su cosa fanno nella vita o cosa pensano Owen Turtenwald o Chris Pikula ce la potrei anche avere, ma il documentario dura più di un’ora e non contiene niente di particolarmente interessante riguardo al gioco in sè. Del resto per chiunque non segua già il Pro Tour, ETB immagino sia la ricostruzione della vita di una manciata di nerd professionisti, e dubito che la cosa possa risultare particolarmente interessante, specialmente considerato che i meriti cinematografici del film sono molto marginali.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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