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Sempre amato

Breve storia dei miei sentimenti nei confronti di Stephan El Shaarawy.

“No, El Shaarawy no. Abbiamo toccato il fondo”. Rimaneggiando un po’ il testo che conteneva francesismi non opportuni, questo è il pensiero che ho inviato ai miei due amici, varesini e milanisti, due ex-amanti di El Sha, una volta annunciato l’acquisto del Faraone da parte della Roma.

Non ho mai amato El Shaarawy. Nonostante il suo bell’exploit nei playoff di Serie B del 2011, quando vestiva la maglia del Padova, non ero riuscito a rimanere impressionato da quel ragazzo mingherlino, che per lo più mi infastidiva per via di quella cresta eccessivamente pomposa.
Fare la differenza nei playoff a diciotto anni appena compiuti? Amerei ogni singolo giocatore in grado di fare un’impresa del genere. El Shaarawy no. Mi era indifferente, quasi antipatico.

Altri dati che normalmente apprezzerei in un talento precoce si possono estrapolare dalla prima stagione del Faraone, soprannome che tra le altre cose ho sempre trovato insopportabile. Esordio a 18 anni con la maglia del Milan, collezionando in totale 28 presenze e 4 reti in un’annata che resterà alla storia come l’ultima nella quale i rossoneri sono riusciti a battagliare per lo scudetto. La Juventus di Conte riuscì ad avere la meglio soprattutto a causa di un gol non concesso a Muntari nello scontro diretto tra bianconeri e milanesi. El Sha avrebbe vinto a 19 anni il suo primo scudetto, con un ruolo tutto sommato da protagonista. Per quale motivo avrei dovuto odiarlo?

Il mio rancore e le fortune di El Shaarawy procedono di pari passo nel semestre successivo. Il Faraone, in un Milan orfano di Ibrahimovic, guadagna minuti e considerazione nel ruolo di ala sinistra. Si fa notare per corsa sgusciante e capacità di rincorrere il  terzino avversario aiutando la squadra in copertura, non per questo perdendo di lucidità. Anzi, aumentando la sua pericolosità sotto porta esponenzialmente. El Sha segna 15 gol in appena un girone di campionato.
Milano è ai suoi piedi, la stampa è ai suoi piedi, la sua cresta sempre più alta. Non posso sopportarlo. D’altra parte, difficile non spiegare la perdita di lucidità da parte del panorama milanista. Senza Ibra, alla fine del ciclo dei senatori campioni d’Europa, con il flop Pato ancora in gestazione, appare normale osannare un appena ventenne in grado di fare la differenza e trascinare la squadra. Il culmine della sua carriera viene raggiunto dal gol alla Francia in una delle prime gare disputate in maglia azzurra.

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A gennaio il Milan piazza il colpo per aprire un nuovo ciclo di vittorie: Mario Balotelli. L’incompatibile per eccellenza, l’indolente, il fenomeno, lo sfrontato, dotato di un bolide dai 25 metri che in pochi al mondo hanno, fa il suo approdo nel Milan di El Shaarawy. In un istante il clamore mediatico creato dall’italo-egiziano di Savona lascia spazio a quello per l’italo-ghanese di Brescia.
Più che mediaticamente, tuttavia, il problema riguarda il campo da gioco. El Sha non riesce a giocare con Balotelli, nonostante le dichiarazioni di amicizia e stima reciproche. I due non sanno stare in campo insieme con efficacia. El Sha va al doppio di Balo, che tuttavia, comincia a segnare a raffica, come prima non era riuscito e come dopo non riuscirà più in carriera. Il Milan chiude, terzo, ma il Faraone riesce a segnare solo un gol nel girone di ritorno, complice anche qualche fastidio fisico. E’ ufficialmente il Milan di Balotelli.

Mentre a Milanello sembra tutto crollare con una qual certa facilità, El Shaarawy scompare. Il “mal di Pato” affligge anche il Faraone. Non sono le 28 pallide presenze a caratterizzare le sue due ultime stagioni in maglia rossonera. Sono le voci e le insinuazioni dei detrattori, ma anche le difese strenue dei suoi fan a tenere banco. Le catastrofi di Milanlab, una presunta passione per gli stupefacenti, la vita balorda delle notti milanesi, sono solo tre delle numerose teorie che impazzano sul web per spiegare il crollo del Faraone.
Queste storie, se si eccettua parzialmente quella di Milanlab, non mi hanno mai appassionato e non me ne curo. D’altra parte ho sempre saputo che El Sha non fosse altro che un bluff.

Rido malignamente il giorno del suo passaggio al Monaco. Non credo che al momento esista una piazza meno ambiziosa. Dopo uno spendi e spandi per provare a scalare le gerarchie del calcio francese, a Montecarlo si stanno seriamente ridimensionando. Quale piazza peggiore nel mondo? In effetti le cose non vanno benissimo. Il Faraone gioca, sembra anche essere tornato a una buona condizione fisica, tuttavia non segna e non sembra rientrare nei piani dei francesi, che pur di non pagare il suo riscatto non lo schierano più in campo. Una fine pietosa di una vicenda triste tanto per il giocatore quanto per le casse del Milan.

Tornato a Milanello, El Sha viene contattato dalla Roma. Non la mia Roma, spero. Prima di poter anche solo abituarmi a quella voce di mercato, il Faraone è nella Capitale. Tragedia. Il prestito costa ai giallorossi 1,5 milioni, il riscatto (si, vabbè) è fissato a 13 milioni di euro. Non scherziamo. La Roma è profondamente cambiata, basta mezzi giocatori. E’ arrivato Spalletti, basta mezzi giocatori. E’ arrivato Diego Perotti, figuriamoci se El Shaarawy vedrà mai il campo.

Quattro giorni dopo il suo arrivo a Roma esordisce, fa un assist e segna un gol decisivo, di tacco. Non brutto l’esordio, penso. Poi segna a Sassuolo, dopodiché confeziona un assist decisivo contro la Samp. Incredibile. La Roma si sta riprendendo l’Europa grazie al Faraone. Impensabile. Dopo una gara tutto cuore e fiato contro il Carpi e una dura batosta in Champions contro il Real, El Sha realizza una doppietta favolosa contro l’Empoli. Basta. Decido di affrontare senza pregiudizi di alcuna sorta la mia faccenda con El Sha. Dovrò essere imparziale. Valutare solamente le sue prestazioni sul campo, cosa che fino ad ora mi mette alle strette. Possibile che mi sia sempre sbagliato?

Tac, gol contro la Fiorentina. Questo ha il vizietto del goal. Poi tre gare a secco, nelle quali tuttavia si segnala per una scrupolosità tattica, che da una parte è chiaramente frutto della bravura di Spalletti, dall’altra è figlia dell’intelligenza e dell’abnegazione del giocatore.

Al derby la sblocca lui. Oramai neanche ricordo i lontani giorni nei quali non lo sopportavo. Quasi quasi mi piace la sua cresta. In tutto questa ebrezza mando vagonate di messaggi agli amici milanisti, che ben sapevano del mio odio calcistico per El Sha. “Sempre amato”, “El Sha fenomeno”, “Il Faraone” sono alcuni dei mie slogan preferiti.

Il terremoto Totti lo porta a fare dichiarazioni di stima sul Capitano. Altri punti per El Sha. Per concludere realizza altre due reti, alle sue ex squadre, Genoa e Milan, nel rush finale. Lui non ha esultato. Io parecchio. Fanno 8 reti e 2 assist in 16 presenze. Titolare fisso nel girone di ritorno che ha portato una Roma in crisi ad un passo dal secondo posto in classifica. Raramente un esterno così giovane ha reso così tanto al suo approdo nella Capitale. Tutti questi goal, tuttavia, mi hanno confuso. Urge un breve riepilogo.

El Sha è stato decisivo in questa rimonta della Roma? Senza dubbio. Merita una convocazione all’Europeo? Certamente. Spenderesti 13 milioni di euro per riscattarlo? Ad oggi mi sembrano un furto.

Ma soprattutto, ti piace Stephan El Shaarawy?
Stiamo scherzando? Sempre amato.

Sitografia consigliata: http://screamer.deadspin.com/the-pharaoh-stephan-el-shaarawy-is-back-from-the-dead-1769199626 (bellissimo articolo di Bill Haisley sulla rinascita del Faraone, ndr)

Foto tratte dal web

About Niccolò Costanzo

Appassionato di qualsiasi cosa che implichi una competizione, seguo principalmente calcio e pallacanestro, di cui scrivo sul sito my-basket.it. Caporedattore Sport, ma solo perché Claudio Pavesi e Filippo Antonelli sono amici e mi lasciano questo titolo!

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