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Gli architetti di Obama

Questa è una di quelle storie il cui finale potrebbe rischiare di perdersi, di non essere mai raccontato, per la moltitudine di altre storie che contiene al suo interno.

Eppure, siamo prossimi alla sua conclusione.

Nel gennaio 2014 l’Obama Foundation ha iniziato la sua opera di raccolta fondi legata alla costruzione della quattordicesima biblioteca presidenziale americana, quella che porterà il suo nome. L’opera, il cui costo è fatto rientrare intorno ai 500 milioni di dollari, sorgerà come da tradizione nello Stato di provenienza politica del presidente committente. Parliamo quindi dell’Illinois, nello specifico di Chicago, la capitale dell’architettura americana. 

Per quanto il National Archives and Record AdministrationNARA – guidi il programma delle presidential libraries solo dal mandato di Herbert Hoover (1929-1933), la tradizione che lega la figura del presidente degli Stati Uniti d’America ad una biblioteca a lui intitolata ha radici ben più lontane nel tempo. Già con il primo presidente George Washington si avverte l’esigenza di tutelare e custodire una collezione di libri e documenti di inestimabile importanza, ora presenti nel centro studi e biblioteca nazionale a lui dedicati, a Mount Vernon in Virginia. Ma è con Thomas Jefferson, terzo presidente, che si comprende quanto questo sistema sia profondamente legato all’architettura che un’istituzione così prestigiosa andrà ad utilizzare.

La storia della tenuta di Monticello ha un che di leggendario: il presidente diventa architetto – o viceversa – disegnando lui stesso il progetto, partendo dalle istruzioni neoclassiche impartite e sistematizzate dal maestro veneto Andrea Palladio – una sorta di International Style ante litteram. Ritenuto patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, il sito, mediante la sua facciata principale, è raffigurato tutt’oggi sul nickel, la piccola moneta dei cinque centesimi.

monticello

Da Jefferson ad Obama il passo non è immediato, ma di certo era da tempo che un presidente degli Stati Uniti non riusciva a catalizzare su di sé un’attenzione così trasversale ed internazionale. Basti pensare all’ultima strepitosa performance oratoria, lo scorso aprile, durante la cena per i corrispondenti della carta stampata alla Casa Bianca. Poco dopo, domenica primo Maggio, il Presidente e la First Lady hanno accolto le sette delegazioni di architetti rappresentanti i sette studi rimasti in gara per aggiudicarsi la progettazione della biblioteca presidenziale intitolata ad Obama. Non sara’ facile bissare la convergenza tra edificio e presidente che questa iniziativa ha generato nelle ultime occasioni grazie ai binomi Clinton/Polsheck e Bush/Stern.

president

La short list, selezionata tra i centoquaranta portfolio raccolti, ci offre uno spaccato di assoluto valore per comprendere lo stato delle cose in campo architettonico a stelle e strisce. Adjaye Associates è certamente presente anche – soprattutto – per questioni razziali. Nato in Ghana e con un headquarter a Londra, David Adjaye è l’architetto nero più importante al mondo e a casa Obama questo avrà avuto il suo peso. Non poteva mancare un architetto locale, non vediamo altre motivazioni infatti per convocare ad una partita così delicata John Ronan, se non il fatto che rappresenti una delle voci più autorevoli della città di Chicago in campo architettonico. Eccoci quindi alla compagine newyorkese, foltissima. Tre studi che hanno rimodellato la Grande Mela: Diller Scofidio + Renfro, Shop, Snoetta (gli ultimi fanno base anche ad Oslo da dove sono partiti). Basta citare un lavoro a testa, realizzato dai suddetti proprio a NY, per averne chiaro il peso specifico nella competizione: la High Line, il Barclays Center e la nuova Times Square. Tutti per altro alle prese con un promettente stato di grazia favorito/generato dai recenti successi. Il quarto newyorkese è altra cosa, uno dei pochi architetti-autori di New York. Il Tod Williams Billie Tsien Architects è uno studio con i tormenti e le complessità di un atelier europeo, per scala, approccio e tratto potrebbe essere collocato senza problemi oltreoceano. Anche la parabola recente lo vede in una fase distinta rispetto ai tre giganti di sopra. E’ stato da poco smantellato l’intervento più prestigioso concepito da Williams a NY, ovvero l’American Folk Art Museum – peraltro per far spazio ad un ampliamento del MoMA ad opera di Diller Scofidio + Renfro.

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L’American Folk Art Museum

Infine arriviamo a Renzo Piano. Il Nostro si e’ distinto in lungo ed in largo per il continente nordamericano. Di certo per questa chiamata pesano i successi conseguiti tra New York e Chicago, dove la sua nuova ala dell’Art Institute si distingue per eleganza e compostezza nell’inserirsi in un contesto molteplice.

Non abbiamo parlato di edifici ma bensi’ di curricula poiche’ i progetti non li conosciamo, il vincitore verra’ decretato entro la fine di giugno dagli Obama. Lo stesso sito e’ incerto: sebbene per ospitare la library sia stato individuato il quadrante meridionale della citta’, non e’ ancora stata individuata con esattezza l’area. Le opzioni sono due: il Washington Park ed il Jackson Park. Vicenda che ci riporta agli albori della stessa Windy City, quando in previsione della celeberrima World’s Columbian Exposition del 1893, la citta’ discusse a lungo su dove collocare il complesso di edifici. Scelta che poi ricadde sul Jackson Park.

In conclusione non possiamo esimerci da un pronostico.

Il traffico aereo americano consente ai professionisti di scambiarsi battute tra un check-in ed un imbarco, cosi’ le consuete voci di corridoio montano. Ronan sembra essere ancora in gara e molti affermano che l’architetto vincitore sara’ comunque americano. Potremmo d’altraparte assistere ad un finale a sorpresa ma che saprebbe di cliche’, con il primo presidente afroamericano che affida la sua biblioteca al primo architetto africano di fama mondiale. Potremmo veder vincere un grande studio newyorkese o Piano, architetto per tutte le stagioni. Ma in fondo mi auguro possa essere la coppia di architetti/sposi Williams-Tsien ad aggiudicarsi il progetto.

 

 

 

 

 

 

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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