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Wild City di Ringo Lam

Tra i grandi registi dell’epoca d’oro del cinema di Hong Kong, Ringo Lam è probabilmente uno dei meno celebrati. Ovviamente muovendosi in un ambito di genere il riconoscimento quasi sempre tarda ad arrivare, ma anche rispetto ai suoi colleghi più prossimi come John Woo o Tsui Hark lo squillare delle trombe per Lam è stato significativamente meno udibile durante gli anni.
Questo è un peccato perché il suo catalogo presenta diverse perle, in particolare Full Contact che per quanto mi riguarda è la parola definitiva in ambito Gun-Fu nonché per il cinema d’azione anche a più ampio raggio.

Qualche mese fa il buon Ringo è tornato alla ribalta con quello che è il suo primo lungometraggio in più di dieci anni, e nonostante Wild City non sia lontanamente al livello degli episodi migliori della carriera di Lam, mi sembra comunque doveroso tributare la giusta attenzione al ritorno di un maestro di questa levatura.

Il film è un poliziesco molto classico, ambientato a Hong Kong, in cui due fratellastri di carattere opposto si trovano invischiati in una vendetta malavitosa, e dovranno difendere un’innocente donzella dalle prepotenze di brutali sicari e perfidi boss.
La sceneggiatura è molto terra terra, ma ha il pregio di mantenere un buon ritmo nonostante la relativa scarsità di scene d’azione e di tensione. Come John Woo spesso rimpinzava i suoi film di melodramma machista, il retrogusto delle pellicole di Lam è sempre stato un po’ più malinconico, e avendo passato i sessanta questa tendenza deve essersi accentuata, perché nonostante qualche momento più adrenalinico qua e là si affacci, il nucleo della pellicola è occupato da varie pippe mentali del personaggio di Luis Koo, il serio tra i due fratellastri. Rimpianti e sensi di colpa vari ed eventuali vengono costantemente riportati a galla, e sebbene il materiale sia in qualche misura strutturato e punteggiato da alcuni momenti, peraltro abbastanza inattesi, di grande violenza, il risultato complessivo è una melassa di difficile digestione.

Lampi del Ringo Lam che fu si affacciano di tanto in tanto, ma questa versione “matura” sembra mancare dello slancio degli anni ‘90, e del resto anche l’ultimo paio di film che aveva girato con Van Damme prima della pausa di cui parlavamo sopra sembravano puntare in questa direzione.
Il prossimo lavoro del regista sarà solo un corto in un film antologico, ma questa rinnovata attività lascia sperare che il nostro possa scrollarsi di dosso un po’ della ruggine che si nota in Wild City e magari tornare a regalarci qualche soddisfazione nei prossimi anni.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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