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La Cyberwar all’Isis

Cent’anni addietro l’umanità si ritrovò, con stupore e innata propensione, all’interno della Prima Guerra Mondiale. Un conflitto d’importanza cruciale, non esclusivamente per la sua vastità, ma anche per il ruolo della tecnologia. Infatti, dal primo conflitto mondiale in poi, essa ha cambiato il corso della storia e,m soprattutto, delle guerre. Così, quando nel gennaio del 1917 la Gran Bretagna intercettò un telegramma cifrato, il celebre Zimmermann Telegram, diretto dal ministro degli Esteri tedesco Arthur Zimmermann all’ambasciatore tedesco in Messico nel quale veniva proposta un’alleanza tra la Germania e il Messico in funzione anti Stati Uniti. La scoperta di quel telegramma fece entrare Washington in guerra contro la Germania e cambiò il corso della storia. Nessuno poteva immaginare che un giorno la guerra sarebbe diventata virtuale. Quell’atto è considerato dagli analisti uno dei primi esempi di guerra cibernetica. La Gran Bretagna riuscendo a decriptare il codice di comunicazione tedesco avevo hackerato la Germania.

Ora gli hacker lavorano nel campo informatico e della cyberwar. Il termine guerra cibernetica nell’ambito operativo militare del mondo anglofono come cyberwarfare) è l’insieme delle attività di preparazione e conduzione delle operazioni militari eseguite nel rispetto dei principi bellici condizionati dall’informazione. Si può tradurre nell’intercettazione, nell’alterazione e nella distruzione dell’informazione e dei sistemi di comunicazione nemici, procedendo a far sì che sul proprio fronte si mantenga un relativo equilibrio dell’informazione. La guerra cibernetica si caratterizza per l’uso di tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazione.Su un dato parallelo bisogna soffermarsi. Ossia che la guerra del ventunesimo secolo corre sulle reti informatiche e attraverso molte guerre con gruppi fantasma o quasi. L’Islamic State, autoproclamatosi Stato, fuori dai terroritori conquistati militarmi porta avanti una guerra con l’occidente sul web.

Nessuno Stato Nato, se non nel cuore della sua leadership, avrebbe potuto efficaciamente portare avanti la propria difesa, con benefici anche per i pigri partners europei. Il cuore del sistema di attacco e difesa per gli Stati Uniti è il Cyber Command, struttura sita in Maryland, poco a nord di Washington, ed ha come vicina di casa l’Nsa. Altri «avamposti» a Fort Belvoir (Virginia), Fort Gordon (Florida) e il famoso Fort Huachuca, in Arizona. La forza operativa è composta attualmente da 27 team che dovranno diventare, entro un paio d’anni, 133. Sono guerrieri che non sparano, ma fondamentali in questa nuova era. Tre le specialità. Team di protezione. Team incaricati della fase offensiva. Team che sorvegliano settori critici degli Stati Uniti in chiave anti-hacker.

L’azione di alcuni di questi elementi è emersa di recente, raccontata con articoli sui media. Indiscrezioni volute su contromisure messe in atto nei confronti dell’Isis. I militari hanno varato un piano che prevede la sorveglianza del web, attacchi veri e propri per disarticolare la catena gerarchica jihadista, la manipolazione di account dei militanti, la diffusione di falsi ordini e, ovviamente, aspetti che non sono stati resi pubblici. L’aspetto particolare è che il Pentagono si muove in modo quasi indipendente, entrando in un fronte per molto tempo assegnato all’intelligence.

Il Cyber command, considerato da molti esperti il braccio militare della National security agency (Nsa) creato sei anni fa, si era concentrato in gran parte su Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, Paesi da dove proviene la maggior parte degli attacchi cibernetici agli Stati Uniti. Ma mai aveva condotto operazioni contro l’Isis. E’ stata la ferma volontà di Barack Obama, secondo quanto rivela il quotidiano, a chiedere al Pentagono lo scorso autunno perché l’arsenale di cyber armi sviluppato a suon di centinaia di milioni, se non di miliardi, non fosse stato usato contro il più temibile gruppo terroristico del mondo. Ora arriva la svolta, con una campagna condotta da un piccolo numero di national mission team, ossia nuove cyber unità create più o meno sul modello delle forze per le operazioni speciali.

I benefici nel settore militare sono palesi a tutti gli analisti. Un poco meno all’opinione pubblica, la quale ignara di costudire qualsiasi cosa nello spazio cibernetico, permette




in Italia la nomina di un amico del Premier nel settore la cui importanza strategica è la porta dei segreti e della nostra sicurezza. Così come quella dei nostri militari. Perchè ormai è chiaro che in Libia si dovrà presto tornare con gli anfibi.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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