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Il capolavoro dello Squalo e un Giro destinato a rimanere nella storia

Ci riflettevo ieri, mentre Nibali seminava i diretti avversari per andare a prendersi uno dei Giri più belli degli ultimi anni: il mio rapporto con lo sport è sempre stato contrassegnato dalla forte simpatia o antipatia per alcune squadre o giocatori, ma il ciclismo è diverso. Si può avere una predilezione per un corridore, certo, ma è impossibile non provare ammirazione e rispetto per questi uomini che, soli su una bicicletta, sfidano le montagne. E così, mentre il mio cuore palpitava per il capolavoro dello Squalo, non riuscivo comunque a non dispiacermi per un Chaves che in due giorni ha visto il suo sogno svanire; a non provare rispetto per un Kruijswijk che, nonostante le abrasioni e la costola rotta per la caduta di venerdì, non ha mollato di un centimetro; a non sentire la devozione per un campione come Valverde che, a 36 anni, è andato a prendersi l’ottavo podio della sua carriera in un Grande Giro.

Sarà anche retorica, non lo metto in dubbio, ma questa è l’essenza del ciclismo: uomini che sfidano i propri limiti e che combattono più contro se stessi che contro avversari veri e propri. Nibali, negli ultimi due giorni, è stato il più forte di tutti, mettendo a tacere le critiche che avevano accompagnato il suo Giro d’Italia 2016, soprattutto dopo la debacle nella cronoscalata all’Alpe di Siusi. Anche in uno sport di uomini soli, però, a monte c’è il lavoro di un’intera squadra e l’Astana di Nibali lo ha dimostrato pienamente, mostrando alle avversarie la sua grandissima forza. Mentre Kruijswijk è stato costretto per gran parte del Giro a misurarsi da solo con i rivali di classifica, sempre abbandonato dai suoi compagni, Nibali ha potuto contare sulla collaborazione di grandi corridori come Michele Scarponi, Jakob Fuglsang e Tanel Kangert.

Scarponi è stato uno dei grandissimi protagonisti di questo Giro: venerdì, dopo essere passato per primo e in solitaria alla Cima Coppi, ha rallentato per aspettare il suo capitano, rinunciando alla vittoria di tappa, e lo ha aiutato nell’ultima salita che ha permesso a Nibali di accorciare enormemente il distacco in classifica, complice la caduta di Kruijswijk; ieri, ancora una volta, ha trascinato il compagno di squadra fino al momento in cui il nuovo vincitore del Giro d’Italia ha aumentato l’andatura per andare a staccare Chaves e Valverde. Ad inizio salita, era stato Fuglsang a tirare, mentre in seguito Nibali, una volta rimasto solo, ha trovato in Kangert (che era in fuga ed è stato fermato per aspettare il capitano) l’uomo che gli ha dettato magistralmente il ritmo per continuare a guadagnare terreno.

Se il Giro 2016 è stato un incredibile successo per un Nibali che, solo due giorni fa, sembrava fuori dai giochi, sarebbe sbagliato però non celebrare anche le gesta degli sconfitti. Su tutti Esteban Chaves, colombiano di 26 anni che ha conquistato il pubblico con la sua faccia da ragazzino e il suo volto sorridente. Ieri Chaves doveva difendere 44 di secondi di vantaggio su Nibali, ma sulla salita del Colle della Lombarda è crollato, nonostante il connazionale Rigoberto Uran abbia tentato di aiutarlo. Uran non è compagno di squadra di Chaves, ma questo è un altro degli aspetti peculiari del ciclismo: aveva dichiarato che aveva intenzione di aiutare il capitano della Orica se necessario e, nonostante un Giro non all’altezza delle sue potenzialità, forse è stato proprio questo fattore a dargli le motivazioni per compiere un recupero dopo che era stato staccato dal terzetto composto da Nibali, Valverde e lo stesso Chaves.

Al traguardo, i genitori di Chaves sono stati i primi a congratularsi con Vincenzo Nibali, in un momento anch’esso destinato a rimanere nella storia del Giro. Poi, è arrivato Chaves ai microfoni di Rai Sport. Con gli occhi lucidi, ma con il sorriso sulle labbra, il colombiano ha rilasciato un’intervista da pelle d’oca. Tre anni fa una caduta al Trofeo Laigueglia lo aveva messo in pericolo di vita ed è proprio a questo incidente che ha fatto riferimento nelle sue dichiarazioni: «I medici mi avevano detto che non avrei più potuto correre, invece oggi sono sul podio del Giro d’Italia. Ho perso una corsa, ma nella vita ci sono cose più importanti. I miei genitori sono qui, è la prima volta che vengono a vedermi in Europa. È una grandissima emozione». Una lezione di vita.

E poi, chi altro? Alejandro Valverde, l’Invincible, che a 36 anni ha partecipato per la prima volta al Giro e ha conquistato l’ottavo podio in un Grande Giro della sua carriera. Lo spagnolo, pur essendo sempre stato un uomo di classifica, non ha doti di scalatore pari a quelle dei migliori della categoria, ma negli ultimi due giorni si è messo in mostra per la sua solita combattività, che gli ha permesso ieri di comportarsi egregiamente sulla penultima salita per andare a staccare Kruijswijk e prendersi il terzo posto. E, nonostante una storia da attendista, ieri nel momento decisivo della tappa è andato a tirare in prima persona.

Kruijswijk, l’olandese della LottoNL-Jumbo, è stato un altro dei grandi protagonisti del Giro. In rosa fino alla discesa del Colle dell’Agnello, dove una caduta gli ha causato diverse abrasioni e una costola rotta, oltre che un ritardo che è pian piano divenuto incolmabile rispetto a Nibali e Chaves lanciati a tutta velocità in un duello che a quel punto valeva l’intero Giro d’Italia. Nonostante le ultime due tappe abbiano per lui significato la perdita di tre posizioni in classifica e nonostante la caduta sia stata causata con ogni probabilità da un suo errore di superficialità, l’olandese non ha mai mollato, ha stretto i denti e ha provato in ogni modo a ridurre il più possibile il ritardo dai suoi avversari. Anche ieri, pur senza più possibilità di vincere il Giro o di arrivare sul podio dopo che Nibali e Valverde erano volati via, è riuscito comunque a trovare le forze interiori per arrivare con i migliori, a pochi secondi da Majka e Jungels e addirittura davanti a Chaves.

Insomma, il Giro 2016 sarà consegnato alla storia soprattutto per la straordinaria impresa di Vincenzo Nibali, risorto dalle proprie ceneri nel giro di 24 ore per tornare a vincere una corsa in cui aveva già trionfato nel 2013 (l’ultima volta che aveva partecipato). Questo Giro, però, è stato fantastico non solo per la vittoria del siciliano e per l’imprevedibile ribaltone di classifica che è accaduto nelle ultime tappe, ma anche perché tutti i suoi principali protagonisti l’hanno onorato alla grande, regalandoci tutta la vasta gamma di emozioni particolari che questo sport, spesso bistrattato, riesce a dare. Per cui complimenti a Vincenzo, ma complimenti anche a Esteban, ad Alejandro, a Stefan e a tutti gli altri. In attesa di vedere se qualcuno di loro riuscirà ad essere protagonista anche sulle salite del Tour o alle Olimpiadi di Rio.

About Filippo Antonelli

Filippo Antonelli
Classe 1992, studente di Linguaggi dei Media a Milano. Vivo a Varese. Appassionato di sport, pallacanestro e calcio in testa, da gran parte della mia vita.

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