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Una gang di pazzi

Nota del redattore: articolo uscito in data 25/10/15 riproposto per celebrare l’ultima impresa dell’AFC Wimbledon, ovvero la clamorosa promozione in League One, la Lega Pro. Buona lettura e Forza Wimbledon!

INTRO- Pazzi. Giocatori, tifosi, proprietari; tutti compresi. La storia dell’AFC Wimbledon è ben più lunga dei soli 13 anni di vita segnalati all’anagrafe ufficiale della FA (Football Association), la Federazione calcistica inglese. Bisogna partire dal 19° secolo, quando gli Old Centrals, compagine amatoriale formata dagli studenti dell’omonimo college, decisero di utilizzare una porzione della vasta area verde del Wimbledon Common come campo da gioco. Il legame con il territorio fu da subito il volano per il club, che d’altra parte come primo spogliatoio e sede sociale utilizzava il pub “Fox & Grapes” sito a poca distanza dal campo. Il preside della scuola John Selby, decise di formalizzare questo legame, trasformando la squadra del college nel “Wimbledon Old Central Football Club”.
I primi anni di vita del Wimbledon possiamo senza dubbio definirli burrascosi, benché a livello di risultati sportivi il club si fosse difeso più che dignitosamente. Due atti formali e uno sostanziale portarono alla formazione dell’assetto definitivo del club, che non sarebbe stato modificato fino al 1978-1979, per quanto riguarda la collocazione nell’universo calcistico inglese, e fino al 1991-1992, data in cui il Wimbledon FC si trasferì a Crystal Palace per disputare le partite casalinghe.
Il primo degli atti formali fu rappresentato dall’eliminazione dell”Old Central” dalla nomenclatura del club (1905), cosa che, tuttavia, impedì alla società di diventare il “Wimbledon FC” come gli inglesi lo hanno conosciuto, a causa di un fallimento che fece chiudere i battenti alla squadra per meno di un anno. Nel 1911 il club risorse dalle ceneri sotto il nome di “Wimbledon Borough”, dimostrazione che la dimensione scolastica del club fosse dunque sorpassata, salvo diventare in meno di un anno il “Wimbledon FC”. Il secondo atto formale era stato superato. Questo travaglio di nomi, spostamento della sede sociale e del campo da gioco la ritroveremo alla fine della nostra storia, con esiti ben più (sportivamente) drammatici di quelli d’inizio ‘900.

L’atto sostanziale, fu quello di trasferirsi al Plough Lane, stadio sito in Wimbledon, per trovare una casa definitiva. Di fatto questo accadde. Plough Lane ospitò i Dons fino al 1991, data in cui fu dichiarato inagibile in base ai parametri del “Taylor Report”, che avrebbe aggiornato le norme di sicurezza delle strutture sportive inglesi dopo il disastro di Hillsborough del 1989, data in cui 96 persero la vita. Ma non acceleriamo, e ripercorriamo rapidamente l’ottantennio di Plough Lane, che ha caratterizzato l’incredibile storia del Wimbledon FC.

AMARCORD- Athenian e Isthmian. Sono questi i campionati nei quali il Wimbledon ha partecipato nel quarantennio che va dal ’20 al ’60. Leghe facenti parti della non-League, questo il nome dei campionati non appartenenti alla Football League, il calcio professionistico inglese. Il dilettantismo, tuttavia, nasconde un fascino al quale è difficile resistere, fatto di leggende, figure romanzate e aneddoti più unici che rari. Nel caso del Wimbledon, questo lungo quarantennio è rappresentato dalla figura di Willie “Doc” Dowden, centravanti in grado di realizzare 283 reti in 311 presenze, tanto da essere invitato a giocare nel Fulham, squadra nella quale tuttavia Doc riuscì a disputare una sola gara. Tra il 1930 e 1935 il Wimbledon ottiene 4 titoli della Isthmian, ma il bomber, il meglio di sé lo ha dato nella FA Amateur Cup, la coppa delle federazioni dilettantistiche inglesi. Nel 1929/1930, Doc realizza 19 reti nella manifestazione, record all-time, aiutato anche dalle 6 realizzate nella vittoria per 15-2 sul Polytechnic, anche questo un record.

E’ tuttavia negli anni sessanta, che la squadra comincia a entrare nella mappa calcistica inglese. Le tre vittorie consecutive nella Isthmian League valgono l’invito alla Southern Divison I, all’epoca la seconda lega amatoriale inglese. Il leader della squadra è Eddie Reynolds che nel triennio prima dello sbarco in Southern, realizza 138 gol, portando il Wimbledon alla vittoria della FA Amateur Cup, trofeo di maggior prestigio vinto dal club dalla fondazione. La finale è epica, contro il Sutton United in un gremito Wembley, arena in cui i Dons hanno sempre ottenuto grandi successi. Reynolds entra nella storia, realizzando quattro reti di testa in una partita, l’unico a esserci riuscito nel tempio del calcio anglosassone. Finisce 4-2, la coppa è in bacheca.

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La prima stagione di Reynolds nella Southern Divison I è leggendaria. Realizza 53 reti e permette ai Dons (o Wombles, l’altro soprannome, dovuto ad una serie televisiva per bambini, ambientata al Wimbledon Common in cui vivevano queste creature simili a dei topi, con un becco lungo e pronunciato) di avanzare nella Southern Premier League, ponendo le basi per l’approdo al calcio professionistico del Wimbledon FC che si concretizzerà solamente dieci anni dopo la storica promozione. Come si può evincere, l’aura di leggenda creatasi attorno a Eddie Reynolds è ancora viva a Wimbledon; una dimostrazione del rispetto per questo giocatore si è potuta evidenziare dopo l’abbattimento di Plough Lane, il campo in cui macinava chilometri e segnava caterve di gol. Il complesso di case private costruito nella zona in cui era situato lo stadio dei Dons, è stato difatti chiamato Reynolds Gate Developement, in onore dello storico bomber degli anni ’60. Ancora un indizio, che ci permette di capire quanto fortemente sia radicata nel territorio del South-West di Londra la storia del Wimbledon Football Club.

PROFESSIONISMO- Dopo un finale di anni ’60 in crescendo, e un brusco inizio di anni ’70, il Wimbledon si mette in marcia verso la gloria. Diventa nel 1974-1975 il primo club di non-League a battere una squadra di First Divison in trasferta, sconfiggendo il Burnley, arrivando a pareggiare nel turno successivo in casa dei campioni di Inghilterra del Leeds United, nella bolgia di Elland Road. Il 1974-1975 è il primo dei tre anni consecutivi in cui il Wimbledon trionferà in Souther Premier League. Questo trittico valse la chiamata da parte della Football League. Nel 1977-1978 il Wimbledon FC entra a tutti gli effetti nel calcio professionistico inglese. Per affrontare questo storico avvenimento la società del sud di Londra si affida a un allenatore giovane, nato a Milano, che da sempre ha respirato il calcio della capitale inglese, Dario Gradi. Ex giocatore di Sutton United e Tooting, Gradi ha iniziato neanche trentenne la sua carriera di assistente, al Chelsea. L’incarico al Wimbledon FC, è il primo da capo allenatore, e Gradi non spreca l’occasione, ottenendo al primo anno la promozione in Terza Divisone (i campionati della Football Association erano, e tutt’ora sono, pur con nomi diversi, 4). Dopo una retrocessione, Gradi guida nuovamente la squadra alla risalita, ma nel 1981 lo chiamano dalla vicina Selhurst Park, sede del Crystal Palace, Prima Divisione inglese. E’ un’ offerta che Gradi non può rifiutare, venendo da Ron Noades, fresco ex presidente del Wimbledon. Selhurst Park, tuttavia, non avrà sempre un grande rapporto con il Wimbledon FC; è, difatti, nel campo del Crystal Palace che si susseguiranno gli ultimi anni dei Dons nel calcio professionistico. Il coach inglese di origini italiane viene rapidamente licenziato, e inizierà nel 1983 una carriera da Hall Of Fame (raggiunta nel 2004) nel Crewe, ritirandosi 24 anni dopo, come manager (all’epoca) più longevo su una panchina inglese.

FROM ZERO TO HERO- L’eredità di Gradi passa a Dave Bassett, un mediano tutta grinta prima giocatore poi assistente allenatore per i Dons. L’impronta che Bassett dà alla squadra rispecchia esattamente l’attitudine che il coach aveva da giocatore. Grinta, gioco duro, spesso falloso, vocazione per i lanci lunghi, per l’estrema fisicità, spesso eccessiva anche per gli standard inglesi, sicuramente più inclini ad un gioco duro rispetto al calcio nostrano.
La squadra dell’ex mediano inanella una serie di stagioni positive, ottenendo una promozione nell’82-83 in Terza Divisone, bissando nell’anno successivo e raggiungendo lo storico approdo in Seconda. L’anno di assestamento è l’84-85 in cui la squadra mostra la sua più grande attitudine, quella di essere una compagine in grado di fare strada in coppa. La storica promozione avviene nell’85-86; in soli 9 anni il Wimbledon raggiunge la Prima Divisone inglese. Appena 5 anni prima si barcamenava nei duri campi della Quarta. Bassett, però, non ha alcuna voglia di fermarsi. Porta la neopromossa al sesto posto in Premier League e ai Quarti di Finale di FA Cup. I Dons cominciano ad impaurire l’Inghilterra calcistica, motivo per cui, subiscono le critiche dai media e dai colleghi per il loro gioco aggressivo. A dirla tutta, l’estetica del calcio di Bassett era estremamente complessa da cogliere, tanto da rendere immortale una frase spesa da Gary Lineker sui quei Dons:

“The best way to watch Wimbledon is on Ceefax”

Tradotto: la miglior maniera di guardare il Wimbledon è su televideo. Sono ancora fantastiche da leggere le dichiarazioni degli ex giocatori di quella squadra, i turbolenti John Fashanu, Denis Wise, Vinnie Jones, famoso mastino, noto ai più per aver colpito Gascoigne nelle sue parti più intime, e successivamente diventato un favoloso caratterista del cinema, lanciato da Guy Ritchie per la sua anima da violento immediatamente proiettata allo spettatore da uno sguardo spiritato.

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Fashanu ha da poco dichiarato che la forza di quella squadra era costruita sul timore che era in grado di incutere negli avversari. Un intervento duro, un insulto, un fallo da rosso diretto, tutto faceva parte della costruzione immaginata da Basset per scalare il calcio inglese.

I risultati, alla fine, hanno dato ragione a quel gruppo di giocatori. Nell’1987/1988, Bassett lascia una squadra oramai impregnata della sua anima, con una coerente idea di calcio. L’allenatore che lo sostituisce, Bobby Gould, è a conoscenza delle qualità del suo team, e decide di non stravolgere le carte in tavola. Ne segue una cavalcata strepitosa in FA Cup, la coppa tanto amata. Il Wimbledon sconfigge Newcastle, West Bromwich, Watford e Luton Town.
La finale si sarebbe disputata contro il club per antonomasia degli anni ’60, ’70 e ’80, il Liverpool. Davanti a 98.203 persone a Wembley, il Wimbledon sfida i Reds allenati da Kenny Dalglish. Fashanu ha più vote sostenuto di aver coperto dei più indicibili improperi John Barnes, la fenomenale ala del Liverpool, pur di intimorirlo nel prepartita. Vinnie Jones, ci ha pensato con i falli, uno, memorabile in quella finale si può facilmente trovare su youtube. Il calcio del Wimbledon è il classico, lanci lunghi e attenzione difensiva. Al ’37 del primo tempo, Dennis Wise, noto anche per le tante notti passate dietro le sbarre a causa dei più svariati reati commessi, batte una punizione dal lato, e Lawrie Sanchez ne approfitta per bucare Bruce Grobbelaar. Vantaggio Wimbledon. Ora tutti in difesa.
Il Liverpool, tuttavia, pressa, e si guadagna un rigore. Sul dischetto John Aldrige va contro Dave Beasant, portiere e capitano del Wimbledon, che dal 1979, ha visto successi, ma anche retrocessioni, le annate in Quarta Divisione, e tanto, tantissimo calcio sporco. Beasant ipnotizza Aldridge e para il primo rigore in una finale di FA Cup disputata a Wembley. Il Wimbledon vince. Il Wimbledon batte il Liverpool 1-0 in Finale di coppa.

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Memorabile al 90°, la frase di John Motson, commentatore per la BBC:

“The Crazy Gang have beaten the Culture Club!”

Crazy Gang, con questo nome sarà consegnata alla storia quella fantastica squadra, che nel giro di dieci anni ha conquistato a suon di calci e pugni lo sport preferito dagli inglesi.

QUESTIONE STADIO-

“Wimbledon Football Club (WFC or the Club) was originally formed in 1889 as Wimbledon Old Centrals, playing on Wimbledon Common. It joined the AthenianLeague in 1919, having moved to a site in Plough Lane in 1912. It played its homegames at Plough Lane for almost 80 years until 1991. Plough Lane is in Merton BC.The site was not converted to meet the requirements of the Taylor Report followinthe Hillsborough disaster of 1989 and in particular the requirement that clubs in thetop two divisions should play in all-seater stadia, subsequently implemented by theFootball Licensing Authority 3337659240”

Abbandoniamo le questioni prettamente calcistiche. Il Wimbledon, riuscirà nei successivi 12 anni a giocare in Prima Divisone, che sarebbe poi diventata nel 1992-1993 la Premier League, senza più toccare i picchi raggiunti a fine anni ottanta. Un sesto posto (93-94) e una semifinale di FA Cup (96-97) sono stati i migliori risultati sportivi raggiunti dai Dons nel successivo quindicennio.

Il testo in inglese sopra riportato rappresenta il primo punto stilato dalla FA in seguito al Taylor Report, per segnalare al Wimbledon di non rispettare i nuovi parametri per la sicurezza degli stadi. Come detto in precedenza, il Taylor Report ha rappresentato la svolta del calcio inglese dopo Hillsborough. Plough Lane, un impianto già piuttosto vecchio, non aveva i requisiti necessari per essere messo a norma, motivo per il quale il Wimbledon dal 1991 in poi ha giocato a Selhurst Park, stadio del Palace, e in altre svariate location.
Benché sin dagli anni ’70 fosse stata paventata l’idea di spostare il club, vista l’impossibilità di trovare una zona dove poter costruire uno stadio per i Dons, i successi della squadra hanno impedito di creare una seria proposta per far sì che ciò accadesse. Il Taylor Report, tuttavia, ha cambiato tutte le carte in tavola.
All’improvviso il presidente Sam Hammam, noto ai fan del calcio inglese per essere il presidente onorario del Cardiff City, si è ritrovato a dover cercare un impianto che potesse rappresentare il futuro del Wimbledon FC. La soluzione più semplice per l’eccentrico proprietario libanese, è stata quella di disfarsi della squadra, e di vendere Plough Lane, con due distinte trattative. All’alba del nuovo millennio la nuova proprietà norvegese affidando a Charles Koppel le sorti del club, diede una sterzata importante verso l’ipotesi trasferimento. La soluzione fu individuata in una riallocazione in quel di Milton Keynes, paesino privo di una squadra di calcio, ma pronto a realizzare uno stadio secondo i nuovi requisiti imposti dalla federazione.
Non è difficile immaginare come i fan del Wimbledon FC, non fossero entusiasti di seguire la squadra a Milton Keynes, a 90km di distanza dal south-west di Londra, un modello molto più simile a quello delle franchigie NBA piuttosto che a quello del calcio inglese

Tra la società e i tifosi più affezionati del Wimbledon che si costituirono nel WISA (Wimbledon Independent Football Association) nacque un confronto, risolto dalla FA. La volontà della proprietà di muoversi a Milton Keynes contro quella dei tifosi di rimanere a Merton, vicino a Wimbledon.
Le complicanze portarono il Wimbledon FC ufficiale a disputare una stagione da ostaggi di Londra, poiché la struttura di Milton Keynes non era ancora pronta ad accogliere la nuova squadra, che nonostante le dichiarazioni di Koppel, sarebbe stata sicuramente soggetta a un “rebranding” generale. Logo, maglia, nome. Nel frattempo il WISA, ha cercato di impedire con tutte le sue forze di accelerare questo processo di cambiamento, per fare propria l’eredità storica del club, riuscendo a ottenere il cambio di logo e mascotte del Wimbledon FC “ufficiale”, pur non riuscendo a impedire alla proprietà di utilizzare il soprannome “Dons” come epiteto dei tifosi e giocatori del club.

RINASCITA- Dopo un durissimo 2001-2002, passato più negli uffici della Lega che sul campo, la FA ha deciso, il 28 Maggio del 2002, di ufficializzare il passaggio della squadra a Milton Keynes. Il WISA, dunque, ha deciso creare una squadra che avrebbe utilizzato, colori, soprannomi e mascotte dello storico Wimbledon FC, diventando di fatto gli eredi culturali della squadra di Plough Lane. A tale scopo è servita la creazione da parte di Kris Stewart e altri tifosi della “Dons Trust” una società no-profit che sarebbe stata proprietaria dell’AFC Wimbledon (AFC sta per “A Football Club”) nata dalle ceneri della diatriba tra Koppell e WISA, con sede a Kingsmeadow, a 8 km, non 90, da Plough Lane.

 

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Come atto celebrativo della nascita del nuovo club, nonché come necessità, visti le sole 75.000 sterline stanziate per la fondazione della società. i tifosi/proprietari hanno indetto un provino a Wimbledon Common, il parco dove i ragazzi della scuola privata Old Central giocavano a fine ‘800, formando il nucleo originario del glorioso Wimbledon FC.
Più di 230 persone si sono riversate nel parco del Sud-Ovest di Londra per riuscire a far parte della rosa; la squadra si è dunque iscritta nella Combined Counties League, sotto la Isthmian . Ancora una volta non-League.
La squadra ha avuto immediatamente più seguito di quel che restava del Wimbledon FC, che si sarebbe rivitalizzato solo dopo il trasferimento nel suo nuovo stadio a Milton Keynes e il successivo cambio di nome sociale in MK Dons. L’ultimo anno del Wimbledon FC “ufficiale” si è tristemente svolto nel Nationl Hocket Stadium, senza che la comunità di Milton Keynes potesse godere appieno della nuova squadra. L’AFC, invece, iniziava il suo percorso in quel di Londra, South West, portando nel cuore le gesta di “Doc” Dowden, Reynolds e della Crazy Gang.

OUTRO- La fase successiva della storia? La potete immaginare, in soli 9 anni, ancora una volta 9 anni, l’AFC Wimbledon è tornato al calcio professionistico, e attualmente milita in League Two, l’equivalente della Quarta Divisione degli anni ’70. Il club è sano, radicato nel territorio, dedito alle più svariate attività per la comunità locale, ed è vicino a raggiunger i rivali del MK Dons che attualmente militano in League One.
Personalmente, ritengo l’AFC Wimbldeon, l’unica squadra depositaria dell’eredità della gloriosa Crazy Gang, e, avendo la fortuna di essere andato a Kingsmeadow per vedere una partita di Akinfenwa (il calciatore culturista molto famoso sui social network) e compagni, posso sicuramente espormi dicendo che di fatto si tratta della reincarnazione del Wimbledon FC. Lo stesso stemma ricorda il passato e, andando nel negozio ufficiale del club, incredibile per una società così piccola, non è stato difficile scovare libri storici sulla Crazy Gang, sulla storia dei Dons, e perché no, anche una sciarpa con il vecchio logo della squadra.
L’eredità dei ragazzi del liceo Old Central è in buone mani. “Go Dons! Go Wombles!”.

Foto e Video tratti dal web.

About Niccolò Costanzo

Appassionato di qualsiasi cosa che implichi una competizione, seguo principalmente calcio e pallacanestro, di cui scrivo sul sito my-basket.it. Caporedattore Sport, ma solo perché Claudio Pavesi e Filippo Antonelli sono amici e mi lasciano questo titolo!

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