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L’eredità di Neuromante

Lentamente assurto ad uno status leggendario tra gli amanti della fantascienza, Neuromante di William Gibosn è probabilmente uno dei romanzi più influenti e celebrati del genere. Spesso indicato come l’anno zero del sottogenere cyberpunk, si tratta del primo romanzo del suo autore, e di gran lunga il suo più celebre, a oltre trent’anni di distanza dalla pubblicazione.
Leggerlo al giorno d’oggi è stato strano per me, un po’ perché mi ha indubitabilmente portato a collegare tutta una serie di puntini la cui connessione non mi era necessariamente chiara, un po’ perché mi ha purtroppo portato ad ulteriormente ridimensionare la mia considerazione della narrativa letteraria di genere.

Non ho più esperienza del filone cyberpunk di quella di qualsiasi sprovveduto che ha visto i vari Matrix, i vari Ghost in the Shell e giocato qualche Deus Ex. Anche con così pochi punti di riferimento l’influenza di Neuromante è immediatamente tangibile: dagli innesti biotecnologici, all’hacking come pratica diffusa, passando per il funereo immaginario, tutti gli elementi che si ricollegano al genere sono presenti nel romanzo ad un livello di maturità che non necessariamente ci si aspetterebbe da un lavoro così pionieristico.
Altrettanto lampante è l’influenza che sullo stile letterario di Gibson hanno avuto le opere di Thomas Pynchon, che con il suo L’Arcobaleno della Gravità aveva forse cominciato ad anticipare anche l’atmosfera ed i temi di Neuromante. Le incomprensibili divagazioni pynchoniane sono trasposte in maniera abbastanza pedissequa, ma c’è senz’altro da riconoscere che si adattano alla perfezione alla descrizione dello strano mondo in cui si muove il protagonista Case.

Il mondo e l’atmosfera che Gibson crea nel suo romanzo sono di gran lunga i punti più interessanti della lettura, ma dove Neuromante lascia un po’ a desiderare è nello sviluppo della trama semi-noir, che raggiunge dei livelli di convoluzione assolutamente ingiustificabili. Queste derive sono sempre incombenti anche in Pynchon, ma l’elemento più puramente narrativo ha un peso di gran lunga inferiore in romanzi come V. o il già menzionato L’Arcobaleno della Gravità, che già in partenza sono calderoni molto più onnicomprensivi. Neuromante al contrario cerca evidentemente di coinvolgere il lettore negli sviluppi della trama e nell’evoluzione dei personaggi, ma entrambi questi aspetti si perdono nel caotico mare-magnum che Gibson cerca (deliberatamente) di miscelare.
Una lettura interessante, dunque, ma il romanzo non riesce a portare a termine quello che inizia, e nel complesso il retrogusto è amaro.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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