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USA 2016. Hillary abbiamo un problema

Come nelle migliori previsioni, con il voto democratico della California, la moglie dell’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Bill Clinton ha raggiunto l’obiettivo del raggiungimento dei delegati necessari ad assicurargli la candidatura per le elezioni presidenziali di novembre . Sempre come da previsione l’accento è stato spostato sul fattore femminile, laddove nessuna donna ha mai concorso per la carica di Presidente. Esiste però un problema endemico, ossia che non è un prototipo di donna forte per il pubblico americano quello rappresentato da Hillary. Ciò perchè gli scandali legati al marito ne hanno fortemente intaccato il prestigio rosa che risiede in lei. E’ come se al psoto di puntare sull’affidabilità, specie in confronto a Donald Trump, e all’esperienza da Segretario di Stato si stia puntando sul elementi che di novità bene poco hanno. D’altronde è dal 1994, ossia oltre ventidue anni fa ù, che il nome di Hillary Clinton riecheggia nei network mondiali. Ma, è ora di analizzare innanzitutto l’arma vincente di queste primarie democratiche per Hillar e successivamente il punto debole.

LA STARTUP VINCENTE – Hillary ha messo nel mirino Donald Trump ma prima deve raccogliere i cocci di un partito ancora fortemente diviso per l’ostinato rifiuto di Bernie Sanders di cedere armi e truppe. Molti si aspettavano che il senatore del Vermont facesse quello che aveva fatto la Clinton nel 2008, mettendo fine a una campagna elettorale dura, ringraziando i suoi sostenitori e invitandoli a sostenere Hillary alle presidenziali.

Una mossa inattesa quella di Sanderrs, che mette in discussione regole da lui mai contestate prima: nel 2008 appoggio’ Barack Obama dopo che i superdelegati lo aiutarono a raggiungere il fatidico numero magico. E sara’ proprio Obama, ormai prossimo a dare il suo endorsement a Hillary, a tentare di farlo rinsavire incontrandolo domani alla Casa Bianca.

Dietro il vento in poppa alla campagna di Hillary vi sarebbe, secondo il sito americano Quartz, anche una startup messa in campo dal presidente esecutivo di Google-Alphabet, Eric Schmidt. The Groundwork avrebbe camminato a fari spenti per garantire quel supporto tecnico (analisi dati, contatti, elaborazione, algoritmi, etc) che gli staff messi in piedi per la contingenza di una campagna elettorale non padroneggiano in modo altrettanto specialistico dei team delle grandi compagnie high-tech.

La campagna Clinton si è quindi affidata ai servizi della Groundwork che a sua volta figura come uno dei principali fornitori della campagna. Alla guida operativa c’è quel Michael Slaby che aveva diretto la sezione tecnologica della campagna di Obama nel 2008 e figurava nello staff ‘high-tech’ anche nel 2012.

E’ questa l’arma segreta di Hillary che l’aiutata vincere le primarie, nonostante i giovani e le donne abbiano appoggiato nel tempo il Senatore che scendeva a Selma, ben prima della nascita del fenomeno progressista chic. In molti infatti hanno notato come durante il discorso in California di vittoria, la moglie di Bill Clinton, indossasse una giacca di Armani da oltre dodicimila dollari.

POTERI FORTI E RADICAL CHC – Sul fenomeno della “sinistra da salotto” che una volta raggiunto il potere con il voto determinante delle classi popolari poi le tradisce e si comporta “peggio” della destra è un fenomeno mondiale e non solo italiano. Su quel segmento di fenomeno che appartiene all’Italia potrei scriverne interi trattati e allegarci una bella fetta di establishment che nelle ultime ore a Roma si sta dando un gran da fare
Il fenomeno precisamente nasce negli anni sessanta proprio negli Stati Uniti d’America, nei campus americani frequentati dai ricchi rampolli della borghesia che giocavano a fare i rivoluzionari comunisti.
Il caso di Patricia Hearst rapita dall’ Esercito di Liberazione Simbionese di Donald David DeFreeze e poi divenuta una loro adepta è significativo. In Italia è possibile allegarlo a Valle Giulia nel 1968, dove la prima linea che si scontrava era missina e nelle retrovie i ricchi studenti di Parioli e Pinciano si coprivano con fazzoletti rossi, ben lontani dalla vera generazione rivoluzionaria e armata del 1977. Ora quei fazzoletti rossi prendono il sole allegramente tra Positano e l’Ultima Spiaggia.

E’ proprio in questo fenomeno che risiede durante la più grande crisi economica dal 1929, la debolezza di Hillary Clinton

Raccolta la nomination dagli iscritti ai registri democratici, che l’hanno scelta come candidata alla presidenza, a Hillary Clinton non resta che il problema dei problemi: convincere gli elettori veri – gli americani, ai quali spetta il compito indiretto (tramite i grandi elettori che voteranno a novembre) di nominare l’inquilino della Casa Bianca. Fosse stata a Roma o Reggio Calabria la Clinton avrebbe già avuto molteplici problemi con la Commissione Antimafia per le liste dei suoi finanziatori. La lista dei suoi sostenitori è lunga e impressionante: dall’Arabia Saudita alla Monsanto, da Barclays e Goldman Sachs al Qatar, dalla Coca Cola al sultanato dell’Oman, da Exxonmobil a Pfizer. Inoltre, se il Congresso declassificasse le 40 pagine sul Rapporto sull’11 Settembre su alcuni membri sauditi potremmo trovarci alcune belle sorprese. Infatti, sono molti i milioni di dollari contenuti nella forchetta indicata tra un minimo di 10 e un massimo di 25 ricevuti dal “Reame dell’Arabia Saudita”, e il rinforzo di “1-5 milioni di dollari” avuti dagli “Amici dell’Arabia Saudita”. Che poi mi si spieghi come la passionaria femminista concili con il mandato statutario della sua Fondazione di combattere le diverse opportunità tra maschi e femmine, questi fondi. La scarsa trasparenza della Fondazione non consente di sapere se, quando sono stati versati, Hillary fosse il Segretario di Stato Usa in carica, ma certo è stato un ministro degli Esteri molto attivo sullo scenario mediorientale, e l’opacità alimenta il sospetto.

Insomma, come in Europa anche negli Stati Uniti d’America il fronte progressista sta per cascare sulla solita buccia di banana. Ossia, la coerenza. La coerenza degli elettori che alle vane grandi sfide fatte di parole vorrebbero corrispondessero diritti reali e concreti. Perché la crisi è ancora in atto e la pazienza nel mondo sta per finire. Ma, stiano tranquilli dall’Upper East Side a Via Archimede che ci sarà sempre una spiaggia in cui rifugiarsi a parlare del progresso del mondo con il conto off-shore da controllare sull’app dell’I-Phone. A noi e alla povera gente si lasci la facoltà di vivere ancora in democrazia, senza esser chiamati populisti perché si compie il diritto dovere di votare, mentre combattiamo la loro disperata ineguaglianza.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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