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Serie B, i migliori calciatori del 2015-2016.

La redazione Sport di Polinice ha la febbre del sabato pomeriggio. Per questo, per celebrare la fine di un’avvincente stagione di Serie B, abbiamo deciso di assegnare i nostri premi, selezionando due Top 11. La prima racchiude i migliori calciatori della stagione, la seconda i migliori under-21.

La Serie B di quest’anno ha visto una predominanza delle squadre del Centro-Sud. Le promozioni di Crotone, Cagliari e Pescara, e le ottime annate di Trapani e Bari hanno fatto capire al movimento calcistico italiano che si può far bene anche al di sotto della pianura padana. La peculiarità di questi club è sicuramente quella di aver utilizzato numerosi giovani nel corso della stagione, un dato singolare che premia ulteriormente i progetti di queste squadre.

Nella prossima annata avremo il piacere di ritrovare le due cenerentole del 2014-2015, Carpi e Frosinone, accompagnate da una big, il Verona, che solo per il blasone si ripropone come favorita del 2016. Il Centro-Sud preme forte anche dalla sponda Lega Pro, grazie alle promozioni di SPAL, Benevento e Pisa, che accompagneranno il Cittadella in B.

L’ultima squadra, in ordine cronologico, promossa in B è stato il Pisa di Rino Gattuso e Matteo Ricci, fratello di Federico, l’esterno che ha messo le ali al Crotone di Ivan Juric. Abbiamo perso Massimo Oddo e il suo calcio di stampo offensivo, abbiamo guadagnato Gattuso, uno che farà di tutto per confermare il suo Pisa anche nella serie cadetta. Oddo e Gattuso. Ma i due non facevano parte della vituperata scuola milanista nella quale possiamo annoverare Inzaghi, Seedorf e anche Christian Brocchi? Forse allora a Milanello non sono stati formati solo allenatori scadenti, ma probabilmente bisogna andare a fare valutazioni anche sulla qualità della rosa, operazione che non sembra prassi dalle parti di Via Turati.

I successi dei due ex milanisti, paragonati ai fallimenti degli altri tre, ma ricordandoci anche della brutta esperienza di Gattuso a Palermo (quest’anno Zamparini ha cambiato otto allenatori, tra le altre cose), aprono un altro spunto interessante. Quanto conta la gavetta? Quanto è importante fare esperienza dalle serie minori pianificando la stagione, facendo il mercato, selezionando i calciatori più adatti per un progetto a medio termine e non essere catapultati sulla panchina di una società allo sbando? Tanto, e forse Inzaghi, neo allenatore del Venezia di Joe Tacopina lo capirà presto.

Dopo queste domande, che meritano un articolo esclusivo per la risposta, vi lasciamo alla parte più gustosa del pezzo, le Top 11. Buona lettura e buona Serie B 2016-2017.

Top 11. Di Filippo Antonelli

Marco Storari (Cagliari)

Dopo gli anni da secondo di Buffon alla Juventus, Storari ha accettato una sfida stimolante e che comunque nascondeva qualche insidia. Certo, il Cagliari si presentava alla vigilia con il potenziale per stravincere questo campionato, ma la frase fatta “le partite vanno comunque giocate” non è mai stata così vera come per i rossoblù di quest’anno. Storari, nonostante l’età avanzata (39 anni compiuti a gennaio), ha dimostrato perché sia rimasto ad alti livelli per così tanto tempo. Non è stato importante solo per le sue indiscutibili qualità tra i pali, ma anche e soprattutto per la leadership che ha dimostrato in ogni occasione nel guidare una difesa giovane per diversi elementi. Il primo posto del Cagliari non è stato così scontato come si pensava all’inizio, ma se alla fine i sardi sono riusciti a completare il campionato in testa alla classifica il portiere toscano ha una grossa fetta di merito.

Bruno Martella (Crotone)

Un campionato da numero uno del suo ruolo (quello di esterno sinistro, della difesa o del centrocampo), ma la fotografia di quello che è Bruno Martella non la vogliamo trarre da una partita di Serie B: è nella sfida di Coppa Italia a San Siro, contro il Milan, che Martella ha trovato la sua definitiva consacrazione. La sua qualità migliore resta la capacità di crossare dalla sinistra, grazie alla quale ha completato 8 assist in stagione. Ma non solo: Martella impressiona per tenuta fisica. È il classico trattore in grado di fare la fascia avanti e indietro per tutti i 90 minuti, senza mai una pausa. Caratteristiche che lo rendono perfetto per un 3-5-2, che però non è stato lo schema principale impiegato da Juric in stagione.

Gennaro Scognamiglio (Trapani)

Un difensore con il vizio del gol e non da quest’anno. Scognamiglio ne aveva segnati 4 due anni fa con il Perugia e 6 l’anno scorso con il Benevento. In entrambi i casi, però, si trattava di LegaPro. Il ritorno in B (categoria in cui aveva già collezionato 59 presenze e 4 gol tra Crotone e Juve Stabia) ha segnato per lui la definitiva consacrazione dal punto di vista realizzativo. Difensore roccioso e bravo a far valere il fisico sugli attaccanti avversari, Scognamiglio ha però ottenuto i maggiori riconoscimenti in stagione proprio per la capacità di andare a rete: 8 i suoi gol, secondo miglior marcatore (pari a Coronado e dietro a Citro) di una squadra che è arrivata ad una partita dalla Serie A. Il tutto giocando da difensore centrale.

Bartosz Salamon (Cagliari)

Le sue prestazioni in questa stagione gli sono valse la convocazione agli Europei da parte della Polonia, nazionale in cui fa da riserva assieme a Thiago Cionek (quest’anno al Palermo) ad un’altra conoscenza del calcio italiano, Kamil Glik. Il Milan aveva puntato su di lui tre anni fa, ma lo aveva spedito alla Sampdoria dopo appena sei mesi. In prestito al Pescara l’anno scorso aveva già fatto vedere buone cose e il Cagliari, quindi, ha creduto in lui per un progetto che prevedeva obbligatoriamente la promozione immediata in Serie A. Salamon si è ben comportato al centro della difesa, opponendo agli avversari i suoi 194 centimetri e aiutando la squadra in fase di impostazione. Spesso, infatti, è stato utilizzato da regista aggiunto alle spalle di due giocatori dagli ottimi piedi come Fossati e Di Gennaro. Non c’è dubbio che il Cagliari intenda lasciare Salamon al suo posto anche l’anno prossimo, interessamenti di altre squadre permettendo.

Gian Marco Ferrari (Crotone)

Classe 1992 come Martella, anche Ferrari è stato uno dei segreti della solidità del Crotone lungo tutto l’arco della stagione 2015/2016. Per lui valgono in buona parte i discorsi già fatti per Salamon: non si fa notare solo per le buone capacità e letture nel gioco aereo, ma anche per un impianto tecnico che rende questo giocatore in grado di impostare e di servire coi tempi giusti i compagni del centrocampo. Mancino di piede, Ferrari ha fatto parlare di sé e su di lui sono piombati diversi club di A. A stagione in corso, si era parlato addirittura della Juventus, mentre adesso sembra essere la Fiorentina la favorita per accaparrarsi le prestazioni del 23enne.

Alessandro Rosina (Bari)

La stagione del Bari è finita nella peggior maniera possibile: nonostante le grandi ambizioni, la rosa di alto livello e un campionato comunque più che discreto, la sconfitta nei supplementari della sfida Playoff con il Novara ha portato alla contestazione dei supporters pugliesi. Se il Bari però è riuscito a qualificarsi ai Playoff (obiettivo che non era stato raggiunto un anno fa) e a vivere una stagione nella parte alta della classifica, il merito è anche del veterano Alessandro Rosina. Non lo scopriamo di certo quest’anno, considerando che nel suo curriculum vanta anche stagioni di altissimo livello tra Siena e Torino in A, ma dopo il disastro del Catania l’anno scorso ci si chiedeva se potesse ancora risultare decisivo per una squadra con ambizioni di classifica. La risposta è stata un perentorio sì: Rosina è forse da un punto di vista tecnico il giocatore più dotato dell’intera categoria e ha vissuto un’annata da 9 gol e 14 assist (primo in classifica).

Ledian Memushaj (Pescara)

Memushaj ha dovuto saltare la finale di ritorno dei Playoff per la convocazione agli Europei da parte dell’Albania. Gianni De Biasi, però, ha compreso le necessità della squadra abruzzese e ha permesso comunque che Memushaj rimanesse con il suo club fino alla penultima gara. Il centrocampista albanese è stato uno degli elementi chiave della squadra di Massimo Oddo: il 29enne è un regista di ottimi piedi e di grande qualità soprattutto per quanto riguarda il dettare i ritmi ai compagni. L’enorme potenziale offensivo del Pescara aveva bisogno proprio di un giocatore con queste caratteristiche per essere innescato e Memushaj ha risposto presente: in 30 partite, è stato in grado di mettere assieme 11 gol e 5 assist. Se Lapadula è il simbolo della promozione del Pescara in A, Memushaj comunque è il primo nome che dovrebbe essere menzionato dopo quello del bomber italo-peruviano.

Joao Pedro Galvao (Cagliari)

Il Cagliari, lo dicevamo prima, si è presentato ai blocchi di partenza con una rosa che avrebbe dovuto ammazzare il campionato senza alcuna difficoltà. In realtà i problemi ci sono stati, ma chi ha sofferto di meno è stato senza dubbio Joao Pedro. Messosi in mostra già l’anno scorso in Serie A, sempre con la maglia del Cagliari, il brasiliano ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo sulla fascia, condendo la sua stagione con 13 gol e 7 assist. Era difficile, d’altronde, che un giocatore con le sue qualità non riuscisse ad attestarsi come uno dei migliori dell’intera categoria. Joao Pedro spicca per velocità e per capacità di dribbling, ma anche per un’ottima tecnica che lo rende una buona scelta per i calci piazzati. Con la promozione della sua squadra, Joao Pedro torna nella categoria che più gli compete.

Il leader tecnico del Cagliari, Joao Pedro
Il leader tecnico del Cagliari, Joao Pedro

Ante Budimir (Crotone)

La storia del volto della prima promozione crotonese in Serie A è assolutamente singolare: il direttore sportivo Beppe Ursino ha ammesso candidamente ai microfoni di Sky che la scoperta del croato la deve a suo figlio. Il figlio di Ursino, infatti, ha l’incarico di visionare i filmati delle Serie B dei campionati esteri per scovare nuovi talenti. Il Crotone ha trovato Budimir così: dopo la segnalazione del figlio, Ursino lo ha guardato giocare e non ha avuto dubbi. Non si è fatto impressionare dalla mancanza di gol nella seconda divisione tedesca (Budimir ha segnato 0 gol in 19 partite al St. Pauli, 1 in 2 gare con la squadra B). L’attaccante del Crotone si è rivelato un giocatore di assoluto livello, soprattutto nel tenere su la squadra e nel dialogare con un forte reparto offensivo, ma ha pure dimostrato un più che discreto senso del gol (16 in 40 partite), motivo per cui è finito nel mirino anche di squadre come Inter, Juventus e Roma.

Gianluca Lapadula (Pescara)

Il vero MVP (per usare un’espressione cara allo sport americano) della Serie B 2015/2016, che si è conclusa per la sua squadra con una promozione in Serie A passata anche e soprattutto dai suoi piedi e dalle sue giocate. Un anno fa, Lapadula incantava in LegaPro e portava il Teramo alla promozione (la squadra abruzzese non è poi stata ammessa alla B per questioni legate al calcioscommesse). Insomma, la morale sembra essere che, se hai Lapadula in rosa, la strada è spianata. Lo dicono anche i numeri: 27 gol (di cui 11 decisivi per una vittoria) e 11 assist. Dati che lo hanno reso il capocannoniere della B e contemporaneamente un giocatore da Top5 per numero di passaggi decisivi. Ma, più dei numeri, ad aver impressionato è il bagaglio tecnico di questo giocatore, senza punti deboli con la palla tra i piedi e capace di sfruttare con giocate spettacolari ogni pallone che gli capita a tiro. Non c’è da stupirsi che i grandi club di Serie A abbiano già pensato a lui per il futuro.

Francesco Caputo (Virtus Entella)

L’Entella, ripescato dopo la retrocessione dell’anno scorso, non sembrava aver le carte in regola per stravolgere il suo destino in così poco tempo. Ma la dirigenza ha lavorato benissimo e ha portato in Liguria elementi di esperienza e di sicura affidabilità. Con Sestu e Cutolo a supportare Ciccio Caputo, la Virtus ha sfiorato il sogno Playoff. Solo all’ultima giornata il Novara ha conquistato i punti decisivi per sopravanzare la squadra di Chiavari in classifica. Caputo, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta di poter essere un bomber letale quando è innescato da una squadra propositiva. Con 17 gol, ha pareggiato il suo massimo in carriera in B (stagione 2012/2013 a Bari).

Menzione d’onore: Igor Coronado (Trapani)

Con un po’ di costanza in più, il talento brasiliano del Trapani avrebbe sicuramente fatto parte della nostra Top 11. Comunque, non ce la siamo sentita di escluderlo senza nemmeno regalargli una menzione d’onore. I siciliani lo hanno pescato dal Floriana (campionato maltese) e hanno fatto con lui un salto di qualità che per poco non è valso la A. Certo, sarebbe sbagliato attribuire al solo Coronado il campionato del Trapani, anche perché diversi altri giocatori della squadra hanno avuto più continuità nel corso della stagione. Ma Coronado è uno di quei trequartisti in grado di spaziare su tutto il fronte offensivo e di risolvere le partite con una giocata. Il suo bottino personale dice 7 gol e 4 assist in campionato ed è difficile non pensare che, considerando la giovane età (23 anni), questa stagione non sia stata per lui un trampolino di lancio.

Top 11 under-21. Di Niccolò Costanzo

Alessio Cragno (Virtus Lanciano) 1994

L’ex portiere del Cagliari si guadagna il posto da titolare nel momento in cui il Lanciano sembra aggiustare la sua classifica grazie alle fatiche di Federico Di Francesco. Cragno gioca bene, è affidabile tra i pali, e sembra aver trovato la sua dimensione, che certamente non poteva essere quella dell’anno scorso in Sardegna. La stagione della Virtus è finita tragicamente, ma Cragno ha sicuramente consolidato la sua posizione come giocatore di categoria.

Racine Coly (Brescia) 1995

Molti associano Coly all’entrata killer che è costata la stagione al capitano del Cagliari, Daniele Dessena. Pur deprecando un intervento di questo tipo, il giocatore del Brescia andrebbe associato invece al suo ruolo in campo, quello di terzino sinistro. In giro ce ne sono pochi, e Coly copre la fascia con grande abilità. Forte fisicamente, rapido, il senegalese potrebbe far comodo a molte squadre di Serie A. I margini di miglioramento possono essere notevoli. Un appunto. Quest’anno, rispetto alla passata stagione, è apparso meno sicuro con il pallone tra i piedi. Migliorerà.

Eloge Yao (Crotone) 1996

Pur avendo giocato nel 3-4-3 di Juric, Yao lo selezioniamo rapidamente per il nostro 4-3-3 spregiudicato. Il prodotto del vivaio dell’Inter ha giocato ad altissimi livelli, dimostrando grande personalità. L’ivoriano ha completato la linea difensiva calabrese, integrandosi perfettamente con i due pesi massimi, Claiton e Ferrari. Più veloce dei compagni di reparto, ha garantito copertura in una squadra costantemente a trazione offensiva. Non per niente ci sono voci che la squadra d’attacco per eccellenza, l’Arsenal, si sia appuntata il nome del centrale interista.

Martin Valjent (Ternana) 1995

Forse Vitturini (’97 del Pescara) e Krajnc (’95, cagliari) sono profili più accattivanti di Valjent. Lo slovacco, tuttavia, mi ha impressionato per la sua capacità di coprire più ruoli con disinvoltura. Difensore centrale, terzino sinistro, ma anche mediano. Valjent non ha il classico fisico del difensore centrale. I 180 cm di altezza possono essere pochi contro alcuni pesi massimi delle aree di rigore, ma il giocatore rossoverde riesce a sopperire con una cattiveria agonistica e un passo notevole. Difficile che resti a Terni per un altro anno.

Mihail Balasa (Crotone) 1995

Il prodotto del vivaio romanista è stato importante nell’economia della stagione del Crotone. Balasa ha giocato principalmente da esterno di centrocampo nel 3-4-3 di Juric, ma, come il suo compagno Martella, impegnato sulla sinistra, ha avuto compiti prettamente difensivi. Il romeno si è trasformato, sgrezzandosi molto. Da giocatore di corsa e agonismo, a pedina tattica importante in un modulo complicato come quello dell’attuale allenatore del Genoa.

Luca Mazzitelli (Brescia) 1995

Il prodotto del vivaio della Roma ha illuminato il centrocampo del Brescia durante tutto il corso della stagione. Cinque gol, inoltre, per chi fa di mestiere il regista, rappresentano un bottino di primissimo livello. Se le rondinelle hanno a lungo coltivato il sogno playoff lo devono al loro play che, con Morosini e Embalo (due di cui parleremo più avanti) ha formato il trio di giovani più interessante di tutto il panorama di Serie B. La Roma si è lasciata scappare un sicuro prospetto per il centrocampo, chissà se non ne pagherà in futuro le conseguenze. Che il giocatore valga la A è indubbio. Il Sassuolo deve puntare su di lui.

Leonardo Morosini (Brescia) 1995

Che stagione per il Moro. Nel primo anno dell’airone Caracciolo in veste di comprimario, il Brescia ha immediatamente trovato il suo leader. E’ un ventenne di Ponte San Pietro, cittadina in provincia di Bergamo. L’anno scorso Morosini aveva mostrato alcune delle sue caratteristiche, ma in questa stagione il centrocampista centrale è letteralmente esploso. Otto reti, tre assist, ma soprattutto leadership tecnica della squadra. Morosini non è uno spilungone, appare un po’ tozzo, ma non si ferma mai. Contrasta l’azione degli avversari dal nascere, recupera palloni, gestisce il gioco, conclude in porta, sia da fuori area che dopo una percussione, palla al piede o senza. Il Napoli è molto forte sull’ennesimo talento sfornato dal vivaio bresciano, l’ultimo in una linea di successione che va parte Hamsik, passando per El-Kaddouri. Incredibile che non sia nel giro dell’under-21.

Leonardo Morosini, in rampa di lancio verso la Serie A
Leonardo Morosini, sulla rampa di lancio verso la Serie A

Jakub Jankto (Ascoli) 1996

Diabolica Udinese. Merita delle critiche per la gestione di Verre, ma apprezzamento per aver portato in Friuli un talento come Jankto. Fisicamente dotatissimo, il ceco è il prototipo del giocatore moderno. Non ha un ruolo ben definito, ma copre il campo come nessun altro. Centrocampista centrale, mezzala, trequartista, a tratti esterno d’attacco o seconda punta. Nell’arco dei 90′ non c’è posizione del campo che non sia stata battuta da Jankto. La spalla destra di Cacia ha realizzato 5 reti, servendo 9 assist. Un rendimento pazzesco per un ragazzo che ha appena compiuto ventanni. Speriamo che l’anno prossimo in Friuli si riparta da lui e da Verre.

Federico Ricci (Crotone)1994

Uno che avrebbe ben figurato nell’altra top-11. Il 2015-2016 è un anno magico per la famiglia Ricci. Federico promosso in Serie A con il Crotone, Matteo promosso in Serie B con il Pisa di Gattuso. Il primo dei due è lanciatissimo verso una carriera ad alto livello. Inspiegabili le sole due presenze in carriera in under-21, Ricci è reduce da un’annata in cui, tra gol, assist e dribbling “spezza difese” ha trascinato il Crotone ad una promozione memorabile. Il bottino di 11 reti e 8 assist è paragonabile a quelli realizzati da Cataldi, Bernardeschi e Florenzi, tre calciatori affermati che sono passati da Crotone prima di Ricci. Un ulteriore anno in Calabria potrebbe rivelarsi duro a livello di risultati ma, probabilmente, permetterebbe all’ala di disputare una stagione da titolare in A.

Carlos Embalo (Brescia) 1994

La freccia del Brescia ha disputato una stagione solidissima. Avremmo potuto scegliere Federico Di Francesco, che ha sostanzialmente tenuto da solo in piedi la Virtus Lanciano, ma abbiamo preferito dare spazio a Embalo per via dei margini di miglioramento del calciatore, che appaiono addirittura superiori a quelli del promettentissimo figlio dell’allenatore del Sassuolo.
Andare in doppia cifra per assist, ben undici, alla prima stagione da professionista non è cosa da poco. Su Embalo sono piombate due squadre prestigiose, l’Anderlecht e il derelitto Stoccarda, ma Zamparini ha dichiarato di voler confermare la sua ala. Il fascino della Champions, tuttavia, potrebbe spingere Embalo in Belgio. Sarebbe un peccato perdere un giocatore del suo talento.

Bruno Petkovic (Trapani) 1994

Che caratterino Bruno Petkovic. In stagione ha più volte litigato con il suo mister, Serse Cosmi. Troppo fumantino, spesso indolente, a tratti inconcludente. E’ questo il giocatore che ha fatto innamorare Trapani? No, questo è il fratello cattivo, che in Sicilia hanno visto fino alla ventiseiesima giornata. Dopodiché è iniziato il Bruno Petkovic show. Nelle successive 19 presenze, compresi i Playoff, il giovane attaccante ha realizzato sette reti e nove assist. Assomiglia molto, come calciatore, al primo Balotelli. Fisicamente dominante, con un piede al bacio in grado di realizzare cambi di gioco di trenta metri con una facilità sconfortante per gli avversari. Petkovic batte anche i calci piazzati e ha sviluppato un discreto senso del goal. Come Balotelli, tuttavia, è spesso statico, cosa che sta ad esempio penalizzando tantissimo la carriera dell’italo-ghanese di Brescia. Da seguire. Può esplodere o perdersi. O entrambe le cose.

Panchina: Stefano Minelli (Brescia), Davide Vitturini (Pescara), Isaac Donkor (Bari), Lucas Torreira (Pescara), Valerio Verre (Pescara), Franck Kessiè (Cesena), Stefano Sensi (Cesena), Samuel Bastien (Avellino), Federico Di Francesco (Virtus Lanciano), Rodrigo Aguirre (Perugia)

Foto tratte dal web

About Niccolò Costanzo

Appassionato di qualsiasi cosa che implichi una competizione, seguo principalmente calcio e pallacanestro, di cui scrivo sul sito my-basket.it. Caporedattore Sport, ma solo perché Claudio Pavesi e Filippo Antonelli sono amici e mi lasciano questo titolo!

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