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Dungeon Saga: l’erede di Heroquest?

Posso ricordare distintamente uno degli episodi che hanno fatto di me il nerd che sono oggi. Uno di quegli accadimenti epici in grado di trasformare un bambino normale, intento a scambiare figurine dei Calciatori e parlare “daa Roma”, nel divoratore seriale di fumetti e livellatore maniaco di personaggi che oggi vi trovate di fronte.

Interno, casa di mia zia, l’emblema di una cena di una “pallosità” inaffrontabile per il tipico bambino irrequieto di 6 anni. Proprio quando sto meditando sulle mie concrete possibilità di scavalcare la ringhiera del balcone e lanciarmi nel vuoto per porre fine alle mie sofferenze, mio zio tira fuori dall’armadio una scatola. LA SCATOLA, dovrei dire col senno di poi.

Stiamo parlando di una delle prime edizioni italiane (MB games) di HEROQUEST, capostipite del genere di giochi da tavolo definito dungeon crawler: il tentativo di riunire l’esperienza semplificata di un gioco di ruolo con tanto di esplorazione su mappa modulare con quella di un gioco di miniature, il tutto calato nel più classico setting heroic fantasy.

Heroquest

È subito amore: la prima scheda personaggio con abilità e punti ferita, i quadrettoni della mappa, il brivido di spalancare una porta e scoprire una nuova stanza piena di mostri, il rollare del dado accompagnato dalle preghiere perché quel colpo d’ascia vada a buon fine… ricordo poco di quella partita se non un coinvolgimento emozionale che ancora (evidentemente) non mi ha abbandonato. L’ingresso, qualche anno dopo, nel mondo dei giochi di ruolo pen&paper mi ha sicuramente aperto molti orizzonti ma il fascino primordiale di Heroquest, col suo regolamento essenziale, le sue possibilità evidentemente limitate e la sua dose di “tamarraggine”, ha scavato per sempre uno spazio nel mio cuore da nerd.

Torniamo ad oggi. Heroquest è ormai reperibile solo a prezzi da collezione ed in ogni caso a livello di meccaniche mostra tutti i segni dell’età, risultando difficilmente godibile per un giocatore ormai smaliziato come il sottoscritto. I tentativi di emulazione nel corso degli anni sono molteplici: il più riuscito dei quali, ad opera della Fantasy Flight Games, è Descent, soprattutto nella sua seconda incarnazione. Un gioco sicuramente maturo, ricco di non poche sottigliezze, che però non ha mai avuto il merito di coinvolgermi fino in fondo. Il motivo è semplice: il livello di dettaglio della simulazione e la difficoltà delle meccaniche lo rendono difficilmente approcciabile da un neofita… cosa in cui invece eccelleva Heroquest (ricordate il bambino di 6 anni?). Il risultato è un’esperienza di gioco fin troppo raffinata per un american game che pecca di presunzione quando vuole provare a tradurre la complessità di un vero gioco di ruolo (centinaia di pagine di manuali) in un solo boardgame.

Regole semplici ma in un contesto sfidante, miniature di alto livello e un impatto visivo generale (scatola, illustrazioni, schede, carte) in grado di coinvolgere anche i più scettici.

Queste sono le caratteristiche che il dungeon crawler ideale dovrebbe avere per meritare il mio tavolo di gioco. E queste sono le caratteristiche che ho ritrovato in Dungeon Saga, novità dell’ultimo anno di casa Mantic recentemente tradotto grazie all’italiana Magic Store.

DS_ITA_unboxing

Tutti gli ingredienti della ricetta sono presenti all’appello:

  • Ambientazione fantasy classica, immediatamente decifrabile (Barbari, Nani, Elfi e Maghi contro un pericolosissimo Negromante)
  • Scatolona fuori scala a forma di tomo mistico (un gran bel vedere)
  • Le solite ottime miniature di casa Mantic, comprensive di elementi scenici (porte, scrigni, librerie…)
  • 2 scenari introduttivi + 8 completi nella sola scatola base
  • Regolamento veloce, essenziale ma non banale: classico schema “Muovi eroe + picchia/esplora + attivazione mostri”
  • Esperienza di gioco coinvolgente e sfidante ma caciarona: l’ideale per una serata birra e junk food con annesso lancio di dadi addosso all’onnipresente “fortunello” della serata

Molte sono le obiezioni mosse contro questo titolo che fa della semplicità la sua vera forza. Dal regolamento lacunoso, alla eccessiva brevità della campagna, al prezzo (circa 80 euro) di certo non esiguo. La verità è che, a mio modo di vedere, Dungeon Saga centra in pieno il suo obiettivo con onestà e rigore, rispettando i canoni del capostipite.

DS1

La linea di Dungeon Saga può già vantare alcune espansioni che arricchiscono l’esperienza di gioco e la campagna, aggiungendo regole e nuove meravigliose miniature… ma non è questo il punto. La forza di DS sta nel fatto che non ambisce a soppiantare i giochi di ruolo classici ma vuole invece coccolare quel bambino di 6 anni che vuole semplicemente divertirsi in un mondo fantastico, senza chissà quante regole da mandare a memoria.

Fermo restando che il regolamento concepito come un “sistema aperto” si presta molto bene alla creazione di house rules e nuovi scenari che daranno pane per i denti degli hardcore gamers che non sapranno attendere le espansioni.

Dungeon-saga-2

About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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