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Il Lavoro minorile e la nostra sporca anima

D’infanzia e minori le nostre giornate sono piene. Non nella quotidianità pratica di ognuno di noi. Personalmente non avendo ne’ fratelli, ne’ figli non vengo toccato direttamente dal tema. Ma, la mia coscienza e il mio ruolo di divulgatore sì. Ciò accade perché in una pubblicità su tre, in molti dibattiti politici e sui media, l’infanzia e i minori sono protagonisti come lo sono le modelle per le maison di sartoria. Singolarmente, nei dibattiti sull’utero in affitto e sulle adozioni vengono posti sempre nella prospettiva dell’adulto e mai del minore o bambino che sia. Ma, a far maggiormente male è l’assenza di dibattito sul lavoro minorile, o meglio sullo sfruttamento di essi.

LE CIFRE – Secondo l’Unicef, nel mondo sono più di 150 milioni i bambini intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica e li condannano ad una vita senza svago né istruzione, secondo l’Unicef.

Il fenomeno del lavoro minorile è concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta, in quanto sottoprodotto della povertà, che contribuisce anche a riprodurre. Tuttavia, non mancano casi di bambini lavoratori anche nelle aree marginali del Nord del mondo. In particolare, l’UNICEF considera la differenza tra child labour – sfruttamento economico in condizioni nocive per il benessere psico-fisico del bambino – e children’s work, una forma di attività economica più leggera e tale da non pregiudicare l’istruzione e la salute del minore. Secondo i dati dell’ILO, nel mondo 74 milioni di bambini sono impiegati in varie forme di lavoro pericoloso, come il lavoro in miniera, a contatto con sostanze chimiche e pesticidi agricoli o con macchinari pericolosi.

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E’ il caso dei bambini impiegati nelle miniere in Cambogia, nelle piantagioni di tè nello Zimbabwe, o che fabbricano bracciali di vetro in India. Tra le peggiori forme di lavoro minorile rientra anche il lavoro di strada, ovvero l’impiego di tutti qui bambini che, visibili nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane, cercano di sopravvivere raccogliendo rifiuti da riciclare o vendendo cibo e bevande. La più alta percentuale di bambini lavoratori si trova in Africa subsahariana (il 25% di quelli tra i 5 e i 14 anni).
In Asia meridionale, il 12% dei bambini nella stessa fascia di età svolge lavori potenzialmente dannosi, rispetto al 5% dei bambini che vivono in Europa centrale e orientale e Comunità degli Stati Indipendenti (Cee/CiS), la regione con il minor tasso di bambini lavoratori. Nei paesi più poveri del mondo, circa 1 bambino su 4 lavora e questo è potenzialmente dannoso per la loro salute.In Asia meridionale sono 77 milioni i bambini lavoratori. In Pakistan l’88% dei bambini tra i 7 e i 14 anni che non vanno a scuola, lavora; in Bangladesh sono il 48%, in India il 40% e in Sri Lanka il 10%.

LE TUTELE GIURIDICHE – Se i dati sconvolgono, a crear maggior scandalo in me è la presenza di chiare norme internazionali a sostegno dell’Infanzia sempre dimenticate e disattese. In Italia, lo sfruttamento del lavoro minorile è vietato dalla legge 977 del 17 ottobre 1967. Nonostante i divieti, l’ISTAT stima che ci siano in circa 120.000 lavoratori tra i 7 e 14 anni.

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Nel 1924 la Quinta Assemblea Generale della Società delle Nazioni, la progenitrice dell’Onu, adottò la Convenzione di Ginevra (o Dichiarazione dei diritti del bambino).Il 20 novembre 1989, con l’approvazione da parte dell’ONU della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, vi è stato un chiaro tentativo di arginare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile. Venne stabilito che i bambini hanno il diritto “di essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso”

Peccato che alle dichiarazioni di principio, nulla sia corrisposto e che il tema si taccia. Sì, perché in fondo ci conviene. Come consumatori che mai ci informiamo su quel che acquistiamo, ben consapevoli che dietro al prezzo vantaggioso, si nasconda lo sfruttamento di un minore. Come persone, che si lavano la coscienza con una donazione o preghiera, ma a cui poco importa se il proprio datore di lavoro costruisce palazzi pieni di grigio e di speculazione, rendendo schiavi centinaia di bambini nei suoi scantinati di povertà. E ciò avviene anche nelle periferie delle nostre città. Le periferie della nostra sporca anima.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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