Home / Playground / Recensione: Gone Home

Recensione: Gone Home

Per certi versi un lavoro seminale, ma che allo stesso tempo, si inserisce nella corrente di quei titoli che tentano di discostarsi dalla tendenza cinematografica imperante nell’industria videoludica: stiamo parlando di Gone Home, avventura grafica creata da Fullbright Company (team di Portland fiorito a partire da quello di 2K che lavorò a Bioshock 2), che si è fatta notare nuovamente grazie ai riflettori della tradizionale offerta mensile di titoli gratuiti Playstation Plus.


Una narrazione silenziosa, atipica, che richiede al giocatore un ruolo attivo nell’esplorare l’ambientazione, mettere insieme i pezzi e trarne le proprie conclusioni. Da questa prospettiva non vi è neppure un qualche tipo d’interazione con personaggi non-giocanti, né descrizione come in Dark Souls: chi tiene in mano il joypad o il mouse è totalmente il narratore di se stesso. O per meglio dire, l’unica forma attiva è rappresentata dai pochi ricordi passati che ritorneranno alla mente della protagonista, Kaitlin Greenbriair. Nessun flashback o accadimento sovrannaturale: il tutto avviene come un flusso di coscienza alla James Joyce (il riferimento letterario non è casuale) di una persona che ricordi un frammento, anche insignificante della propria esistenza, in maniera vivida. Ma andiamo con ordine.

7 Giugno 1995. La suddetta Kaitlin Greenbriar torna a casa dopo un viaggio durato un anno in Europa, concessosi a quanto pare dopo la laurea. La casa di Kaitlin, chiamata Arbor Hill, è una delle tante villette dell’Oregon congruente con lo stereotipo di abitazione americana dei telefilm. Arrivata in tarda serata, non c’è nessuno ad attenderla, nonostante abbia telefonato dall’aeroporto. Tolta la luce rimasta accesa nell’atrio, Arbor Hill è disabitata: i genitori sono fuori apparentemente per una breve vacanza, mentre sua sorella minore Sam è scomparsa. Dopo l’incipit, che rimembra esplicitamente le atmosfere anni ‘90 di X-Files, la narrazione lascia invece il passo ad una storia fin troppo umana e realistica, che non può rimandare invece allo stile e alle tematiche di romanzi e racconti di autori come Richard Yates o John Barth.

Rivelare ulteriori dettagli toglierebbe moltissimo alla trama, onde per cui ci limiteremo a dire che l’esplorazione e l’attento esame di ogni dettaglio sarà fondamentale: la copertina di un libro, un post-it o un foglio strappato in un cestino, mostreranno cosa è accaduto negli ultimi tempi. Le storie degli membri della famiglia si sovrappongono e si intrecciano, rivelando un affresco fatto delle nevrosi, dei drammi borghesi e delle contraddizioni della famiglia americana media al tempo dell’opulenza. Il soggetto non è certamente né nuovo né originale, questo è evidente: può sapere di già visto per quel tipo di persone appassionate di narrativa americana contemporanea. Difetto che invece peserà molto meno per tutti gli altri. Ciononostante è indubitabile che non si sia mai visto qualcosa del genere, narrato in tal modo, in un videogame. Questo è un merito da riconoscere.

Parlare dell’aspetto tecnico dell’opera pare ingiusto o comunque fuori luogo: oggettivamente, è chiaro che il modo in cui è sfruttato il motore grafico Unity è leggermente al di sotto dello standard medio a cui siamo abituati allo stato attuale. Ma creare un prodotto che spremesse l’hardware di questa generazione non era ovviamente nelle intenzioni degli sviluppatori. Sullo stesso versante si potrebbe dire la medesima cosa della longevità: obiettivo era quello di realizzare un’esperienza interattiva più simile ad un racconto, piuttosto che un’altra più “giocosa” che intrattenesse per ore e ore; in effetti, il gioco è completabile, se si è lesti con i pochi enigmi presenti, in meno di un pomeriggio.

Gone Home può piacere o meno, è legittimo se concettualmente qualcuno non ritiene il medium del videogioco debba inseguire la letteratura impegnata nei suoi stilemi. Oppure che non apprezzi di per sé il genere “punta e clicca”. O voglia solo e unicamente svagarsi. Ma è indiscutibile che, limitatamente agli scopi che gli autori si erano prefissati, ha fatto centro: Gone Home risulta una piccola perla nel panorama delle avventure grafiche, realizzata in maniera impeccabile se si tiene conto dei suddetti limiti e presupposti. Di certo è qualcosa da provare almeno una volta.

Gone Home è disponibile sul sito ufficiale per Windows, Mac OS X e Linux e in più su Playstation 4 e Xbox One.

About Alessio Persichetti

Alessio Persichetti

Check Also

lucca comics

Lucca Comics & Games 2016

Quest’anno, Lucca Comics & Games 2016  è stato un evento da non dimenticare: si sono ...