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All’armi internazionali

Tre eventi di sangue hanno colpito tre diversi paesi del mondo negli ultimi dieci giorni. Il 12 giugno gli Stati Uniti, il 13 la Francia e il 16 la Gran Bretagna. Tre casi diversi.

La strage che ha portato alla morte di 49 persone in un club frequentato dalla comunità LGBT di Orlando in Florida il primo, l’uccisione di una coppia di poliziotti a Magnanville, vicino Parigi il secondo e l’assassinio di una deputata laburista a Birstall, nello Yorkshire il terzo.

Tre sono anche i fattori che accomunano gli assassini: possesso di armi, estremismo, religioso e politico e l’aver agito in solitaria.

Omar Mateen è l’autore della sanguinosa sparatoria al Pulse, il club che secondo alcune rivelazioni, usava frequentare e che ha trasformato da luogo di divertimento ed evasione a luogo di orrore e morte.

Come ha detto Obama, ha rilevanza che ad essere colpita sia stata la comunità LGBT ma ricorda che prima di tutto, sono state colpite delle persone, degli americani. In un momento difficile come questo è l’intero Paese ad essere sotto attacco, senza distinzioni di razza, di orientamento sessuale o religioso.

Da quanto riportato, l’attentatore nell’ultimo atto della strage ha annunciato fedeltà all’ ISIL ma non vi sono prove che fosse diretto dal sedicente Stato Islamico e che il suo gesto facesse parte di un complotto più grande. La CIA ha infatti smentito un legame tra l’attentatore e le organizzazioni terroristiche. In questo caso sembrerebbe trattarsi di un tipo di estremismo homegrown, nato e cresciuto in suolo americano.

Il problema che emerge è la facilità con cui Mateen sia riuscito a procurarsi delle armi e che lo abbia potuto fare legalmente. Una delle più grandi sfide che gli Stati Uniti e il mondo intero stanno vivendo è un tipo di propaganda terroristica, di perversione dell’Islam che trova la sua massima espressione di degenerazione e di diffusione su internet. La capacità di chi compie l’indottrinamento è quella di fare leva su categorie di persone in difficoltà, non integrate e che vivono in condizioni di disagio sociale, individui deboli e motivarli a prendere parte ad azioni terroristiche dirette contro il paese in cui vivono.

Il ventinovenne, di nascita e cittadinanza americana ma di origine afghane, voleva raggiungere il paradiso tramite il martirio. Paradiso promessogli dalla propaganda islamica estremista che lo aveva radicalizzato su internet e da internet lo aveva portato a recarsi in Arabia Saudita nel 2011 e nel 2012.

Momenti tragici come questo devono portare la riflessione sul piano dei rischi che si corrono in un mondo in cui armi da fuoco così potenti sono messe a disposizione di persone intenzionate ad utilizzarle per spargere terrore prima che sangue. La lotta al terrorismo di organizzazioni come l’ISIL non può ignorare le conseguenze poste dal facile accesso alle armi e non può essere combattuta senza aver prima risolto questo problema.

La Gran Bretagna si è trovata a fronteggiare questa medesima minaccia quando Tommy Mair, 52 anni, ha prima ferito a coltellate e poi ucciso a colpi di pistola Joe Cox, la parlamentare laburista contraria alla Brexit, ovvero all’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

La matrice di questa azione è decisamente differente ma ugualmente estrema. Le prime parole che Mair ha pronunciato davanti ai giudici della Westminster Magistrates Court che gli chiedevano di dire il suo nome sono state “morte ai traditori, Gran Bretagna libera”.

L’uomo dovrà rispondere non solo dell’omicidio contro la deputata ma anche del possesso di armi, da fuoco e da taglio con cui ha commesso il crimine. Dalle indagini è emerso che Mair ha sofferto di problemi mentali ed epilessia per cui era stato ricoverato presso un centro di cure. Ad aumentare lo sconcerto per l’accaduto è che la parlamentare aveva manifestato una certa preoccupazione per la sua sicurezza e che il Governo britannico non ne abbia tenuto sufficientemente considerazione.

Il punto è che individui instabili o radicalizzati sono presenti ormai in ogni paese e nonostante il continuo lavoro dell’intelligence, risulta difficile trovarli e neutralizzarli prima che possano agire. La facilità o meno con cui riescono ad impossessarsi delle armi può fare la differenza.

Un altro rischio proviene dalla propaganda che organizzazioni come ISIL o Al-Qāʿida stanno promuovendo tramite internet con il risultato di riuscire a fidelizzare e avvelenare le menti di ragazzi sempre più giovani. Omar guardava i video dell’ISIL ai quali si è ispirato per compiere la strage ad Orlando.

Quei video li guardava anche Larossi Abballa, il venticinquenne francese di origini marocchine che ha ucciso a coltellate una coppia, lui funzionario e lei impiegata in polizia, nella loro casa non distante da Parigi.

Gridava “Allah Akbar” in preda alla furia omicida, postava le foto e i video dei coniugi agonizzanti in diretta su Facebook, emulando le immagini delle esecuzioni di ostaggi da parte dei terroristi islamici.

Alle forze speciali francesi, che stavano negoziando con lui, aveva detto di aver prestato giuramento di fedeltà all’ ISIL e al suo leader Abu Bakr al-Baghdadi e di aver così adempiuto al suo appello di “uccidere gli infedeli nelle loro case e con le loro famiglie”.

Abballa era stato condannato nel 2013 per appartenenza a una rete di reclutamento alla jihad che si occupava di inviare combattenti in Afghanistan e Pakistan ed era stato schedato tra gli individui radicalizzati e a rischio terrorismo. Il killer, cittadino francese è stato ucciso nel blitz delle forze speciali ma prima di morire ha lasciato un messaggio inquietante. Il campionato europeo di calcio in Francia sarà un cimitero, appellandosi a tutti i “lupi solitari” come lui, perché uccidano poliziotti, giornalisti. “Uccideteli- prosegue il messaggio- anche se il loro nome è Mohammad o Aisha. Attaccateli, anche se morite. Così andrete in paradiso”.

Gli ultimi due attacchi terroristici subiti dagli Stati Uniti, quello di Orlando e quello precedente di San Bernardino, così come gli attentati in Francia sono stati il frutto di un terrorismo domestico, coltivato direttamente sul suolo dell’attacco. Non si è trattato di gesti diretti da attori esterni, da vaste reti o cellule sofisticate ma da individui che sono stati deformati da un’odiosa quanto efficace propaganda.

Abbiamo dei limiti nella lotta al terrore, dice Obama. Non si può catturare ogni singolo individuo più o meno squilibrato che potrebbe voler fare del male ai suoi vicini, alle persone per strada, nei ristoranti o nei locali ma sicuramente si può circoscrivere l’entità del danno che arrecano.
Non si potrà fermare o evitare che le tragedie avvengano, come non si può cancellare il male e l’odio. La nostra sicurezza e la nostra libertà possono essere assicurate scegliendo di utilizzare l’intelligenza al posto della pistola, scegliendo delle politiche che non rendano né facile né possibile ad un terrorista o a un individuo di procurarsi delle armi. Solo in questo modo si potrà finalmente ridurre l’impatto di un attacco terroristico e di salvare delle vite. Se non si agirà in questo senso, continueremo ad assistere a massacri come questi perché ora come ora stiamo lasciando che accadano.

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