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NoteNere

Note nere per l’urgenza di un’espressione senza filtri, note nere per l’affermazione di una nuova realtà romana. Le opere come punti di aggregazione e confronto, fautrici di nuovi spazi espositivi, autonomi e scevri da condizionamenti esterni.

L’affinità e la comunanza d’intenti hanno unito i tre giovani artisti, ed amici, nella realizzazione d i lavori che tendono a completarsi l’un l’altro. Jerico, Ics e S. Gore, coetanei formatisi di pari passo, danno corpo alle proprie sensazioni, rappresentando uno spaccato della produzione contemporanea italiana.

Così si è presentata la rassegna romana che vede come protagonisti Jerico, Ics e S.Gore. Un trio che si fonde in un unico percorso che nella giornata di oggi 25 Giugno chiude i battenti.

I linguaggi sono di avanguardia, le note espresse si mescolano in un clima di tensione e tecnica. Nascosta dal circuito mainstream NoteNere farà parlare ancora molto di sè. D’altronde è nello spirito del tempo la sua arte e il tracciato romano è nelle mani del giovane trio di artisti.

 

S. Gore

L’intangibilità della bellezza, l’evanescenza della mutevole variante umana. Il perpetuo moto che rende inafferrabile i corpi, le cui forme traspaiono da continui gesti. La ricerca di S. Gore persegue la fisicità di quelle forze pulsanti che non riusciamo a fissare entro determinati parametri visivi, pur avvertendone l’ingombrante presenza. Le grida soffocate delle opere sono il frutto della devastazione emotiva sofferta da quegli esseri stremati. La pelle diviene un confine da violare, dissolvendo i corpi affinché si liberino dalle proprie angosce. Il contatto straziato delle figure con i volti, vane presenze nell’immensità dell’universo, scaturisce proprio dalla raggiunta consapevolezza dei limiti umani. L’instabilità fisica ed emotiva porta l’uomo-Dio alla perdita di lucidità, soggiogando la ragione con l’istinto. Gli opprimenti spasmi umorali, realizzati su dei supporti plastici, sono il frutto del connubio tra le sensazioni personali dell’artista e riferimenti esterni di vario tipo. In particolare Francis bacon e Lucian Freud spiccano tra le influenze pittoriche più importanti. La bocca occupa una posizione altrettanto centrale nella ricerca di S. Gore, rappresentando l’organo comunicativo per eccellenza. Essa infatti può esprimersi anche senza parlare, affidandosi a piccole movenze impossibili da cogliere nella loro totalità. Queste peculiarità gestuali hanno contribuito al sovvertimento del ruolo tradizionalmente attribuito agli occhi, tanto da spingere l’artista a paragonare metaforicamente la bocca ad un tramonto, impalpabile insieme di sfumature e movimenti.

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Ics

La complementarità degli opposti, l’antitesi come prerogativa necessaria alla comunicazione. La poetica di Ics affonda le proprie radici nella ricerca di equilibrio tra le parti, nel confronto aperto con quelle forze considerate distruttive. L’accostamento di figure iconograficamente opposte o distanti tra loro mira a restituire la consapevolezza dell’esistenza nella sua totalità, metabolizzandone un’accettazione contraria alla rassegnazione. L’innato istinto difensivo è presentato nelle sue diverse sfumature, dagli ambivalenti versi ferini al suicidio, dignitosa e paradossale testimonianza dell’impulso umano alla conservazione. Le figure femminili divengono emblema di benessere e serenità, coadiuvandone la pacatezza con il primordiale slancio vitale rappresentato dalle teste animali. La forte componente geometrica, evidenziata dall’assenza di colori, filtra l’istintività con la ragione, nella ricerca di un equilibrio tra apollineo e dionisiaco. Il progresso scientifico assume un’accezione impulsiva, rispondendo al desiderio istintivo di esplorare e conoscere la natura. Le esperienze ed il retaggio culturale del giovane artista romano giocano un ruolo altrettanto fondamentale nel processo compositivo: in particolare Roma e le sue storie diventano centrali, raffigurando simboli d’appartenenza e cambiamento che portati all’esterno diventano universali.

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Jerico

La ricerca di armonia e semplicità, il movimento che unisce la sintesi all’istinto. I volti come specchio generazionale, la natura come fuga e soluzione. La nuova produzione di Jerico segna un netto cambiamento rispetto i suoi lavori precedenti: i ritratti giovanili, realizzati con sempre meno pennellate, virano verso il rosso, tonalità tradizionalmente opposta al blu delle opere passate. Gli occhi si chiudono e rifiutano un confronto violento con lo spettatore. Il movimento rende i volti sfuggenti ed omogenei, accostando lo stile di Francis Bacon alle masse monocromatiche di Mark Rothko. L’angoscia e le incertezze dei giovani raffigurati conferiscono al tutto un senso di triste consapevolezza, lontana da ogni accenno di disperazione. Le rappresentazioni naturalistiche rispondono all’esigenza d’impulsività dell’artista e ne appagano il desiderio di evasione dalla caotica quotidianità romana. La natura diventa l’espediente per arginare le problematiche legate ai ritratti, utilizzando tonalità differenti ed avvicinando l’uomo all’animale, affinché si liberi dalle proprie inquietudini.

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