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Amarezza Italbasket: il Preolimpico è un’altra sconfitta

Partiamo dalla fine: la Croazia vince all’overtime la finale del torneo contro l’Italia e vola alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. La formazione balcanica mancava l’appuntamento delle Olimpiadi dal 2008. Gli azzurri, invece, non ci vanno dal 2004. Quando conquistarono uno straordinario argento dopo la spettacolare vittoria in semifinale sulla Lituania. Per la pallacanestro italiana, questa è forse la sconfitta più dura da digerire tra quelle maturate negli ultimi anni. Certo, nel 2011 agli Europei arrivò una sola vittoria in cinque partite di girone, nel 2013 e nel 2015 la formazione allora allenata da Simone Pianigiani si fermò ai quarti con la Lituania (in entrambi i casi partite molto combattute) e i risultati dopo l’eliminazione del 2013 (sconfitte con Ucraina e Serbia) preclusero la qualificazione ai Mondiali del 2014. Ma nessuna di queste amare delusioni ha il sapore di quella subita ieri dalla compagine azzurra.

La prima motivazione è semplice da rilevare: i giocatori a disposizione di coach Messina hanno avuto la possibilità di giocarsi la qualificazione alle Olimpiadi davanti al proprio pubblico. Il PalaIsozaki di Torino ha risposto presente all’appello della nazionale e si è riempito in ogni ordine di posto, non facendo mai mancare il sostegno alla squadra di casa. L’Italia, che si era in passato candidata per i Mondiali del 2014, era riuscita ad ottenere uno dei tre gironi e contava di sfruttare la circostanza a suo favore. I costi dell’organizzazione, secondo Eurosport, si sono aggirati intorno a 1.7 milioni di euro, non una cifra irrisoria. Invece, per l’ennesima volta in questi ultimi anni, l’Italbasket è arrivata a un passo e non è poi riuscita a completare la missione.

Da qualche anno a questa parte, si descrive l’attuale nazionale italiana di pallacanestro come una delle più forti che il nostro Paese abbia mai avuto a disposizione. C’è Gallinari, un giocatore che in NBA ha avuto tratti di stagione da All-Star; c’è Belinelli, campione NBA con i San Antonio Spurs nel 2014; c’è Bargnani, prima scelta al Draft NBA 2006; c’è Datome, che ha giocato scampoli di partita in NBA ed è stato uno dei protagonisti della cavalcata del Fenerbahçe fino alle Final Four di Eurolega e alla vittoria del campionato turco; c’è Gentile, uno dei migliori giovani talenti d’Europa e candidato ad essere il prossimo italiano in NBA. Eppure, come spesso accade nello sport, la somma delle figurine non basta.

In questo Preolimpico, nessuno di questi giocatori ha reso almeno alla pari delle proprie possibilità. Gallinari, autentico dominatore di Eurobasket un anno fa, ha avuto pochi momenti di gloria individuale e ieri (anche se ad onor del vero ha disputato la sua miglior partita del torneo, primo tempo con il Messico escluso) è uscito per falli nel finale di quarto periodo. Bargnani è parso ancora una volta lontano dalla forma migliore e Messina ha scelto di escluderlo dalla partita già nel corso del secondo tempo. Datome, per tutto il torneo, si è acceso solo a sprazzi e anche lui ieri è uscito prematuramente per falli. Gentile ha giocato malissimo i possessi decisivi e, in tutta la gara, ha avuto un plus/minus di -20, segno che con lui in campo la squadra non ha girato. Su Belinelli pesa lo stesso equivoco che grava sul neo-giocatore degli Hornets da quando è arrivato in nazionale per la prima volta: per il fatto che in NBA sia un giocatore molto rispettato, si pensa che possa essere il fuoriclasse a 360° in grado di risolvere le situazioni intricate. Non è così: anche in NBA è utilizzato soprattutto come tiratore sugli scarichi o in uscita dai blocchi. In nazionale, invece, si pretende che faccia il playmaker per ampi tratti della gara.

È proprio nell’unione tra le sue stelle che questa nazionale ha di nuovo fallito. Messina, lo si è visto sul campo e lo si è percepito anche dalle dichiarazioni dei protagonisti, ha impostato il suo lavoro sulla difesa. E, in effetti, fino a ieri ha funzionato a meraviglia. In attacco, però, è parso ancora una volta che l’Italia si sia affidata ad una sterile circolazione di palla sull’arco, cercando poco il centro dell’area (anche per l’incapacità di Bargnani di farsi trovare nelle posizioni da cui solitamente è un buon tiratore, come la lunetta o il mezzo angolo) e finendo per dover costruire qualcosa negli ultimi secondi dell’azione con il talento individuale di qualcuno dei protagonisti. A volte Gallinari, a volte Datome, più spesso Belinelli. Anche solo per il fatto che la palla, per tutto il torneo, è stazionata spesso e volentieri nelle sue mani.

Nel finale di partita, poi, un po’ di stanchezza e l’impossibilità di godere dell’assetto migliore per i falli di Gallinari e Datome ha fatto il resto. La partita sarebbe già stata persa a fine quarto quarto, con l’errore di Belinelli in penetrazione, se non fosse che Nicolò Melli ha estratto il coniglio dal cilindro e ha pareggiato in tap-in. Nell’overtime, la formazione rimaneggiata che Messina è stato costretto a schierare (Hackett, Belinelli, Aradori, Gentile, Melli) non ha avuto la lucidità necessaria per provare a rimanere incollata a una Croazia che, invece, nel momento decisivo della partita ha trovato le conclusioni e le spaziature giuste. E così l’avventura italiana è finita con qualche errore di troppo di Belinelli e soprattutto di Gentile (un layup abbastanza comodo sbagliato e, nell’azione successiva, una palla persa a rimbalzo). Che non sono però i colpevoli, o quantomeno non i soli.

Un’ultima riflessione, doverosa. Il Preolimpico è stato, per l’appunto, un torneo di cinque giorni. Anche il tempo per prepararlo, considerando che i giocatori NBA per regolamento hanno dovuto raggiungere la squadra con ritardo rispetto agli altri, non è stato poi molto. Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare su Pianigiani e Messina, resta il fatto che Pianigiani allenasse questa nazionale dal 2009 e che proprio l’anno scorso, in occasione di Eurobasket, avesse raggiunto probabilmente il suo miglior risultato da quando si è seduto su quella panchina. Messina, certamente, è un allenatore che ha un curriculum infinitamente migliore. Oltre che più esperienza, anche a livello internazionale. Detto questo, era difficile pensare che un allenatore (chiunque egli fosse) potesse fare chissà quali miracoli o interventi sul gioco in così poco tempo. Forse, per una competizione di questo tipo, poteva aver senso dare un’ultima chance a chi questa nazionale la allenava da più di sei anni. Una persona, quindi, che poteva lavorare in un solco già tracciato.

Resta il fatto che, alla luce di quanto considerato fino ad ora, non si può non considerare questo Preolimpico come un fallimento. Non vogliamo fare un processo a giocatori e allenatore, sia chiaro, perché nello sport la sconfitta è sempre una possibilità e non è detto che i demeriti di una squadra perdente debbano essere per forza superiori ai meriti della formazione che ha vinto (la Croazia, ieri, ha giocato una partita grandiosa). Però, sommando tutti i fattori, il risultato finale è una delusione. La federazione aveva preso in carico l’organizzazione di questo torneo, aveva scelto un allenatore di grande nome appositamente per il Preolimpico (e, chiaramente, per le eventuali Olimpiadi), la nazionale sembrava dover essere (sulla carta) una delle più talentuose di sempre. Eppure la qualificazione alle Olimpiadi è sfumata. E chi gestisce il nostro basket, ancora una volta, avrà molto su cui riflettere.

About Filippo Antonelli

Filippo Antonelli
Classe 1992, studente di Linguaggi dei Media a Milano. Vivo a Varese. Appassionato di sport, pallacanestro e calcio in testa, da gran parte della mia vita.

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