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Parassiti gagliardi – YAP 2016

Gli scenari proposti in partenza erano quattro. Ne sono stati realizzati tre.

Tre come il numero di architetti che compone lo studio milanese Parasite 2.0.

Nel quarto era previsto un salvifico space shuttle, in procinto di migrare altrove a seguito di una devastante esplosione. Al suo posto rimane il MAXXI, che con le sue fattezze fluide e muscolari si presta, come di consueto, a quinta scenica per la sesta edizione romana dello Young Architects Program.

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Scenari di gomma illuminati al neon. Cos’altro potrebbe meglio esprimere l’antropocene o era antropozoica, l’epoca geologica attuale, quella in cui l’uomo ha assunto il medesimo impatto delle forze telluriche nella modellazione del pianeta, tema sul quale ragiona e si sofferma il progetto vincitore.

Scenari apocalittici quindi, “alleggeriti” da un linguaggio pop assolutamente in linea – e qui emerge una felice intuizione curatoriale – con la mostra di Superstudio ospitata in contemporanea nelle sale del Museo. In linea con un modo di intendere l’architettura che in Italia ha sempre trovato terreno fertile.

Architettura polemica, architettura politica, architettura che offre spunti di riflessione, che indaga temi non facili, architettura costretta a compromettere – a volte – la sua stessa reificazione, pur di arrivare oltre la linea di meta.

Nell’antica Atene il termine parassita designava funzionarî cultuali di alcune divinità, con attribuzioni non ben chiare, che avevano come caratteristica di partecipare alla divisione della vittima sacrificata alle divinità stesse. I parassiti di Parasite smembrano il tema prescelto e lo presentano con una strategia chiarissima e allo stesso tempo sottile, quella che ha caratterizzato la migliore progettazione postmoderna: il doublecoding.

L’effimero di arcobaleni e sagome bidimensionali, di smile, meteoriti e dinosauri, concede ai bambini un battleground ideale per avventure fantastiche; egualmente, diventa un inusuale salotto per speculare, riflettere su temi affatto scontati.

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Ed e’ proprio questa la grande conquista del progetto. Il fatto di aver richiesto ed in parte ottenuto – sappiamo di una complessa gestazione riguardo la selezione degli ospiti, concordati con la dirigenza del Museo – un ciclo di interventi che animassero ed approfondissero la discussione sull’antropocene lungo tutta l’estate romana.

Ritengo che nella sua freschezza, nella sua ironia, nella sua tragicita’ a tratti, il progetto di Parasite 2.0 si distingua decisamente dai vincitori delle prime cinque edizioni. Un progetto meno calligrafico rispetto ai precedenti – qualche profano dira’ meno architettonico –  ma di certo piu’ gagliardo e meno passivo di fronte alle smorfie dell’architettura contemporanea.

A corollario dell’installazione, il progetto prevede una possibile interazione sui social mediante una app per Instagram, la quale consente di sostituire gli scenari distopici realizzati, con magnifici paesaggi/cartoline che Windows potrebbe aver predisposto come screensaver dei nostri pc. Un’altra acuta provocazione che fa il paio con il video realizzato da Bolleria Industrial, che ben presenta e descrive il progetto e che riproponiamo di seguito.

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research - warehousearchitecture.org - Laureato a La Sapienza di Roma, lavoro presso lo studio MA a New York - ma.com -

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