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I segreti dello scouting NBA – Intervista a Pete Philo, direttore International Scouting degli Indiana Pacers

LAS VEGAS, NV - JULY 8: Brandon Ingram #14 of the Los Angeles Lakers shoots against the New Orleans Pelicans during the 2016 Las Vegas Summer League game on July 8, 2016 at Thomas and Mack Center in Las Vegas, Nevada. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this Photograph, user is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2016 NBAE (Photo by Garrett Ellwood/NBAE via Getty Images)

E’ iniziata la Summer League e i nuovi rookie si stanno mettendo in mostra, adattandosi alle nuove squadre e ai nuovi compagni. Il punto focale della scelta di un giocatore al Draft NBA è questo: il giocatore più adatto è meglio del giocatore più forte. Il duro compito di capire chi sia l’opzione migliore spetta agli scout.

Quali sono i compiti di uno scout NBA? In base a cosa le squadre NBA preferiscono scegliere al Draft un giocatore piuttosto che un altro? Abbiamo cercato di scoprirlo parlando con Pete Philo, attualmente direttore dell’International Scouting dei Pacers e con un passato nei Minnesota Timberwolves e nei Dallas Mavericks. Non potendo parlare di giocatori presenti, passati e futuri, secondo il regolamento NBA, Pete Philo ci ha parlato di cosa rende tale un grande scout.

Ciao Pete. Potresti cominciare presentandoti. Quali sono i tuoi incarichi e in cosa consistono?

Sono il direttore dell’International Scouting degli Indiana Pacers e il CEO di TPG Sports Group. Principalmente le mie mansioni consistono in ricerca di dati statistici, telefonate con colleghi e addetti ai lavori,organizzare il calendario e gli impegni dei miei collaboratori, raccogliere informazioni da allenatori, General Manager, agenti e da ogni tipo di ente mediatico. Il mio lavoro di scouting è ugualmente diviso: il mio tempo è occupato al 50% dall’osservazione di giocatori NCAA e il restante 50% dall’osservazione di prospetti internazionali. Generalmente, intorno alla metà della stagione NCAA, guardo anche molte partite NBA. Trovo che guardare partite NBA sia molto importante per uno scout che lavora in questo ambiente, così da restare aggiornati sullo sviluppo dei sistemi di gioco professionistici e trovare quindi prospetti che meglio si adattano a questi ultimi. Le attività che svolgo maggiormente sono quindi le telefonate e, soprattutto, l’osservazione di filmati.

Svolgi molti compiti ma so che la NBA ha anche regole molto rigide per gli scout. Quali sono le azioni che ti sono assolutamente proibite?

Esatto, si sono davvero tante limitazioni. Ti dico le principali, quelle che dobbiamo tenere sempre a mente, specialmente quando viaggiamo. Non possiamo avere alcun tipo di comunicazione diretta con i prospetti eleggibili al Draft prima che questi si dichiarino ufficialmente. Oltretutto non possiamo parlare dei prospetti o di giocatori NBA durante le interviste o, in generale, con chiunque non lavori nella franchigia di riferimento. Non possiamo nemmeno parlare con i giocatori NBA delle altre squadre. Come detto, ci sarebbero molte altre regole ma queste sono le principali, quelle su cui la NBA è più severa e attenta.

Solitamente quanto tempo ti ci vuole per osservare un prospetto prima di essere convinto del suo valore?

L’osservazione sui video non è mai abbastanza ma, personalmente, preferisco osservare un giocatore dal vivo come minimo per tre volte. Ovviamente le variabili sono tantissime ma la più delicata riguarda lo scouting dell’ambito prettamente tecnico e legato alla pallacanestro giocata, infatti non elimino mai un prospetto dalla mia lista senza averlo visto dal vivo almeno una volta. E’ molto importante infatti osservare un giocatore in diversi ambienti, situazioni e livelli di gioco, per vedere come riesce a reagire a ciascuno di essi. Una cosa altrettanto utile, se non di più, è osservare un giocatore in diversi sistemi di gioco. Se mi capita un occasione del genere durante lo scouting di un prospetto non me la faccio scappare.

Cosa cerchi di solito in un prospetto?

E’ difficile da dire. Ovviamente le qualità fisiche e tecniche sono fondamentali ma generalmente cerco di concentrarmi su ciò che più serve a un giocatore per fare bene in una determinata posizione. Ogni ruolo infatti ha un set di caratteristiche che può essere o meno trasportato anche nel gioco NBA. Più che una caratteristica è importante trovare quelle doti che meglio si adattano alla squadra NBA che lo sceglierà.

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NBA, NCAA e basket FIBA hanno diversi sistemi e regole. Come queste differenze influenzano il tuo modo di fare scouting?

E qui che sta il segreto per essere un bravo scout. Conoscere le regole e i sistemi di gioco dei vari campionati è fondamentale per fare un buon lavoro. Spesso infatti ciò che rende un prospetto ottimo per il basket NCAA lo può condannare nel basket europeo e viceversa. I talenti migliori sono sempre quelli in grado di fare la differenza in ogni campionato e in ogni sistema di gioco.

Considerando la tua esperienza, quale credi sia il campionato internazionale migliore per lo sviluppo di un prospetto? Quello in cui più facilmente si trovano giocatori NBA-ready.

Ovviamente il palcoscenico che preferisco è l’Eurolega, sempre spettacolare e di altissimo livello. Mi piace molto anche il campionato spagnolo, la ACB. Trovo che sia un campionato davvero di altissimo livello e ricco di ottimi allenatori. Recentemente infatti sono molti i giocatori della ACB che vengono scelti ai Draft NBA.

Quali sono gli eventi che un International Scout NBA segue con più interesse? A questo proposito, guardi anche partite di basket liceale?

Vado a molti eventi ma il principale restano sempre Final Four di Eurolega. Di solito ci sono sempre alcuni prospetti coinvolti ma, anche quando non ci sono talenti da osservare in vista del Draft, è un evento da non perdere per mantenere i propri contatti e per parlare con i migliori addetti ai lavori.
Per quanto riguarda il basket liceale invece la situazione è più complessa. Le regole NBA infatti ci proibiscono di seguire le partite di high school ma possiamo andare agli eventi (esterni ai loro campionati) in cui ci sono i prospetti.

E’ comune per le squadre NBA draftare giocatori che poi non vengono firmati immediatamente. Questi finiscono per giocare in giro per il mondo ma i loro diritti riguardanti la NBA restano nelle mani di chi li ha draftati. Come si comportano gli scout nei confronti di questi ragazzi?

Solitamente questi giocatori sono molto seguiti dagli scout della squadra che li ha scelti al Draft. Passiamo molto tempo con loro, la comunicazione costante è infatti essenziale per osservarne i miglioramenti ma soprattutto per farli sentire parte di un progetto a cui dovranno prendere parte in futuro. Spesso gli scout si recano nel paese in cui questi talenti giocano per vederli in campo ma anche per passare del tempo con loro e conoscerli meglio così da vedere come vivono quella che per molti è la prima esperienza da professionisti. Appena hanno del tempo libero cerchiamo di farli venire alla sede centrale della franchigia NBA che li ha scelti e li facciamo allenare nei nostri centri.

Immagino che tu, come ogni scout NBA, non ti occupi solo dell’aspetto tecnico di un prospetto, ma farai anche ricerche per capire che tipo di persona sia fuori dal campo. Specialmente al giorno d’oggi, visto che grazie ai social network questi giovani talenti sono ancora più esposti ai media e all’opinione pubblica.

Esatto. Facciamo ricerche molto approfondite su ciascun giocatore che valutiamo, nessuno escluso. Cerchiamo tra le informazioni più generali fino ad addentrarci nei rapporti che ha con la famiglia, con gli amici, con la scuola. con gli allenatori e chi più ne ha, più ne metta. Cerchiamo di sapere tutto ciò che un prospetto fa fuori dal campo, nel bene e nel male. E’ un lavoro lungo, anche perché non possiamo parlare direttamente con i giocatori in questione, ma estremamente completo e dettagliato.

Pete, fai questo lavoro da più di dieci anni e al giorno d’oggi, grazie a internet e alle nuove tecnologie, è possibile avere il materiale video in maniera più sostanziosa e rapida rispetto al passato. Quanto ciò ha influenzato il tuo modo di procedere allo scouting? Ad esempio, al giorno d’oggi viaggi tanto quanto dieci anni fa?

Certamente le nuove tecnologie ci hanno dato una grande mano e ci hanno permesso di essere ancora più produttivi. Da quando possiamo avere così tanti video e statistiche avanzate i report degli scout sono diventati incredibilmente dettagliati. Ciò nonostante non viaggio meno rispetto al passato. Preferisco sempre seguire i giocatori dal e credo che sia importante vedere le partite in loco per valutare al meglio un giocatore.

A questo proposito, in che proporzione usi video e visite live? Da cosa preferisci iniziare per seguire un talento?

Preferisco sempre l’osservazione dal vivo e di solito parto da quella. Dopo aver seguito in loco almeno una partita del prospetto che devo osservare mi dedico ai filmati, sia di partite complete che di singole situazioni. Guardo davvero tantissimi video ma mi piace alternare con altre partite dal vivo. Come detto all’inizio, voglio guardare dagli spalti almeno tre partite del giocatore sotto osservazione.

Hai lavorato con tante franchigie NBA come i Mavericks, i Timberwolves e ora i Pacers. Puoi spiegare i diversi rapporti delle dirigenze con gli scout?

Ogni squadra ha il suo modo di lavorare. E’ essenziale che ci sia una continua comunicazione con i piani alti, così come grande leadership nel front office. Ai Pacers mi trovo benissimo perché l’organizzazione è estremamente professionale e tiene molto allo scouting. Io e gli altri scout parliamo spesso con la dirigenza e i coach. In alcuni periodi le comunicazioni sono settimanali, in altri invece sono addirittura giornaliere. Danno grande rilievo al nostro lavoro.

Dal momento che ti occupi dello scouting internazionale vieni spesso anche in Italia. Cosa ne pensi del campionato italiano e della pallacanestro espressa nel nostro paese?

Amo sinceramente il campionato italiano ma devo ammettere che il livello è calato rispetto agli ultimi anni. Spero che ritorni in fretta ai livelli del passato perché l’Italia è un paese fantastico e con una grande cultura cestistica, molto radicata al territorio. Ciò nonostante ritengo sia ancora tra i migliori campionati europei, con ottimi allenatori e dirigenze capaci, infatti mi capita spesso di venire in Italia a osservare giocatori. Ti assicuro che gli scout NBA adorano venire in Italia, il paese infatti è stupendo e il cibo è fantastico.

Per l’ultima domanda cambio leggermente argomento. Tu personalmente sei tra i responsabili sviluppatori della Pro Scouting School, il principale evento di formazione per scout in America. Ci parleresti di questa iniziativa?

Si tratta di un progetto molto importante e speciale per me. Io e gli altri organizzatori ci abbiamo lavorato per molti anni e abbiamo finalmente lanciato il progetto nel 2014. E’ un evento che offre corsi e strategie per sviluppare l’educazione e le relazioni degli, e tra gli, scout. In questa conferenza è possibile incontrare i principali addetti ai lavori nel mondo della pallacanestro, ascoltare le loro presentazioni così da imparare nuove tecniche e, ovviamente, accrescere la propria agenda di contatti. Ci occupiamo di ogni aspetto dello scouting: dal mondo universitario a quello professionistico, americano e internazionale, prendendo in considerazione ogni aspetto, dai sistemi di gioco a quelli di allenamento, fino all’uso delle analytics e delle nuove tecnologie. Penso sinceramente che sia il livello più alto a cui una conferenza relativa al basket possa ambire, e per questo dobbiamo ringraziare tutti i nostri contatti e le persone abili e capaci che decidono di prenderne parte. Quest’anno pensiamo di aggiungere anche diverse sale dedicate all’analisi video per avere un ambiente più organizzato e dedicato al puro scouting. E’ davvero un grande progetto.

Articolo tratto da MY-Draft Magazine, di MY-Basket.it

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