Home / Architettura / Arch and Art alla Triennale

Arch and Art alla Triennale

Nel parco della Triennale di Milano sono sorti in occasione della XXI edizione dell’Esposizione Internazionale Triennale cinque padiglioni; cinque costruzioni che sono insieme oggetto e campo d’azione di una delle mostre organizzate per questi sei mesi di riscoperta di una tradizione tutta milanese, la Triennale appunto.

Arch and Art, il titolo della mostra – e ringraziamo che almeno la congiunzione sia scritta per intero, con buona pace degli amanti della “e” commerciale.

Cinque coppie di architetti-artisti, #architettiartisti, di fama (“maestri” nella definizione del programma dell’esposizione), hanno collaborato per il disegno e la realizzazione di altrettante piccole architetture per ospitare opere d’arte.

L’Architettura e l’Arte che si mostrano insieme agli occhi curiosi del visitatore-ospite e il luogo in cui lo fanno è il più adatto: il Palazzo dell’Arte nasce in occasione della V Triennale del 1933, quando dalle Biennali di Monza si decide di portare a Milano l’Esposizione Internazionale delle Arti e dell’Industria moderna. Giovanni Muzio concepisce l’edificio come un moderno contenitore per le arti, versatile nel suo uso e nelle possibilità che offre all’installazione, capace di relazionarsi con il parco, monumentale, ma con grazia e all’avanguardia – per l’epoca – nelle scelte tecniche e costruttive (viene ad esempio sperimentato per la prima volta il klinker in maniera massiccia per i rivestimenti).

L’edificio è uno degli emblemi, a Milano, di quanto la cultura architettonica e quella artistica possano lavorare insieme, farsi parti di un processo comune.


2 - Sironi VTriennale

I padiglioni, che sono disposti nel parco (forse a memoria di quanto avveniva soprattutto nelle prime edizioni dell’Esposizione storica) sembrano di buona fattura, divertenti, a tratti intriganti, decisamente ludici – in senso buono, visto che si prestano al gioco dei molti bambini che usufruiscono del parco.

David Chipperfield, Hans Kollhoff, Francesco Venezia, Eduardo Souto de Moura, Michele de Lucchi per la squadra degli Architetti; Michelangelo Pistoletto, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Jannis Kounellis e Ettore Spalletti con la maglia opposta.

Però si gioca insieme: architettura per l’arte; l’architettura e l’arte si plasmano e formano l’un l’altra; architettura che accoglie l’arte, arte che ispira la forma architettonica.

I cinque padiglioni offrono uno spettro interessante di cosa possa voler dire lavorare con due strumenti che nell’immaginario collettivo ormai appaiono lontani, ma che provengono – e ne siamo intimamente convinti – da una stessa matrice. Arte e architettura sono due modi di intendere il reale e in questo senso sono due modi di vivere e di affrontare le questioni del quotidiano. Non si richiede né si pretende che il tutto sia comprensibile, perché l’arte non è da giudicarsi nei soli termini della comprensione istantanea nè l’architettura risponde solo alle ragioni del giudizio estetico soggettivo.

Le proposte sono tra loro incredibilmente diverse tanto nell’approccio al lavoro, quanto nelle soluzioni artistiche ed architettoniche. La lingua che parlano è quella dei loro artefici, ma il mostrarsi l’una accanto all’altra permette di affrontarle con quel distacco che è poi quello di una passeggiata al museo. “La verità è che la gente viene qui (alla National Gallery, ndr) per le ragioni più varie: per rilassarsi un po’, per ripararsi dalla pioggia, o per guardare i quadri, o magari per guardare le persone che guardano i quadri.” (1)

Si guarda dentro da fuori, fuori da dentro, ci si sporge e si passa avanti. La spiegazione dell’opera e della biografia degli autori, su di una targa a lato, disturba un po’ quella che si vorrebbe fosse una composizione di teatro, ma con puntiglio ci ricorda di stare al nostro posto.

3 - Foto 16-07-16, 12 03 25

Alcuni temi ricorrenti: il percorso, la misura, il gioco degli spazi che si compenetrano, quindi la luce, la matericità e il colore del materiale, i bambini.

Ci sono l’intimo domestico, la riflessione sull’involucro, il gioco visuale interno-esterno, l’architettura come atmosfera, il sacrosanto richiamo al classico e il milanesissimo mattone.

La ricerca dell’introspezione, la memoria soggettiva passata, l’attesa e la sorpresa, lo slancio collettivo verso il futuro.

Manca il racconto d’insieme; che sarebbe l’uomo, forse, ma che qui è trattato come attore transitorio di una installazione a tempo più che essere la chiave di volta per far funzionare un’idea.

Dalla presentazione della mostra: “Nel nostro recente passato invece, le due discipline si sono sempre più allontanate tra loro: oscillando tra autonomia e sconfinamento dei loro domini, hanno di fatto rinunciato a lavorare fianco a fianco, e a regalarci così quei magnifici capolavori a cui ci avevano abituati.”

L’imput c’è: l’architettura deve essere in grado di riprendersi quello spazio che ebbe nel passato nell’essere tassello per la costruzione di una identità collettiva; l’arte, dal canto suo, deve proporsi come motore positivo e non andare per se’.

Un sacello, un tempio, una casa, una cassa, un’astronave: ognuna di queste cinque azioni artistiche riflette in un modo personalissimo su alcuni degli aspetti che più caratterizzano la persona. Riconoscibili nelle forme, ma con quell’elemento in più che in un primo momento destabilizza le aspettative, per poi indurre alla riflessione.

E allora all’interno della casa se ne trova una seconda, simile ma dissonante – perché sono due le vite che l’hanno concepita; la cassa si rivela per essere in realtà uno scrigno e l’astronave un camino che conduce all’ascensione; il tempio in mattoni accompagna il fedele a ricongiungersi più che con l’icona che lo osserva dal fondo dell’abside con il cielo che vi filtra, mentre lo scrigno in travertino dell’ultima cappella racchiude un punto di luce immerso nel blu, osservatore che si fa guardare.

4 - Foto 16-07-16, 12 24 53

 

ARCHITETTURA (Architecture-Baukunst, Architektur). Questa parola, nel significato più semplice e più generalmente ricevuto, esprime arte di edificare. La prima però di queste parole, cioè arte, riceve dall’uso due significazioni, secondo la natura degli oggetti o delle materie cui viene applicata, o secondo le varie attribuzioni che comporta ognuna di queste materie. Essa infatti viene adoperata tanto nelle cose meccaniche e ne’ più volgari lavori, quanto in ciò che hanno di più sublime i concepimenti del genio, e quindi dicesi ugualmente l’arte del vasaio e l’arte del poeta. (2)

E non serve il drink che si può sorseggiare mentre si passeggia dentro e fuori questi mondi a fuggire una domanda che sorge spontanea: ma è arte o architettura?

A pochi metri dai padiglioni è l’installazione di Sironi Bagni misteriosi, costruita per la XV Triennale del 1973 nell’ambito del progetto “Contatto Arte/Città”.

Il fine di una esposizione non è forse sollevare un problema più che risolverlo? Nella suggestione di questi esercizi di mestiere si offre una chiave, uno spunto da cui far procedere un ragionamento, perché l’arte non ha solo il ruolo di smuovere le menti e pungolarle e l’architettura non basta sia costruita per definirla tale.

6 - Foto 16-07-16, 12 25 24

È una tappa di un percorso tortuoso e importante, nel nostro paese, nel contemporaneo, non tanto teso alla dimostrazione che Architettura e Arte possano o debbano stare insieme, quanto piuttosto all’affermare che entrambe servono per progredire e per questo servono insieme.

Entrambe, ognuna con gli strumenti che le sono più propri, seguendo i percorsi che ne indirizzano l’evoluzione, perseguono una ricerca che non può che essere autonoma. I “fini” dell’architettura e dell’arte non coincidono, soprattutto nel mondo contemporaneo; ma si compenetrano, più o meno sottilmente definiscono i margini l’una dell’altra, a costruire un progresso composito, organico.

Delle costruzioni si fruisce in un duplice modo: attraverso l’uso e attraverso la percezione. O, in termini più precisi: in modo tattico e in modo ottico. Non è possibile definire il concetto di una simile ricezione se essa viene immaginata sul tipo di quelle raccolte per esempio dai viaggiatori di fronte a costruzioni famose. Non c’è nulla, dal lato tattico che faccia da contropartita di ciò che, dal lato ottico, è costituito dalla contemplazione. La fruizione tattica non avviene tanto sul piano dell’attenzione quanto su quello dell’abitudine. Nei confronti dell’architettura, anzi, quest’ultima determina ampiamente perfino la ricezione ottica. (3)

… abitudine in senso attivo, dell’abituare, bene.

5 - Foto 16-07-16, 12 32 38

Arch and Art si conclude all’interno del museo, in un angolo di passaggio dove sono esposti cinque modelli, uno per ogni progetto, di studenti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio ai quali è stato chiesto di scegliere, leggere, reinterpretare il lavoro delle star che espongono nel giardino, traendone un personalissimo, e davvero interessante, risultato (vedi Domus 1004). Forse l’elemento più interessante della mostra, se la si considera come un pezzo di un ingranaggio; questi lavori sono un passo avanti di cui parlare.

E che sono riusciti a riabilitare anche un cestino della spazzatura a oggetto della composizione.

 

Riccardo Petrella

 

 

(1) Alan Bennett, Una visita guidata, Adelphi 2008

(2) Quatremère de Quincy, Dizionario storico di architettura, Marsilio 1985

(3) Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi 2000

Foto di copertina di Donata Basile, domusweb.it

Arch and Art, foto dell’autore 2016

Installazione di Mario Sironi nel giardino della Triennale, V Triennale di Milano, 1933

Check Also

Luci da nord. Lewerentz, Asplund e la scoperta dell’ombra.

Ciascuna parte del mondo ha la sua luce e ciascuna luce crea un differente tipo ...