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Roma Pop City: la Scuola di Piazza del Popolo

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Piazza del Popolo oggi  è un rovente specchio ellittico di vita romana: attraversata di corsa da cittadini scocciati ed abitata con calma dal ciabattare dei turisti. Una connivenza del doppio espressa nella vita, ma anche nell’illusoria simmetria che permea l’impianto. Illusoria perchè il trucco degli spazi sta nelle mani degli architetti che l’hanno disegnata (http://polinice.org/2014/09/09/le-terza-gemella-di-piazza-del-popolo/ ).

Così per una piazza due possibili etimologie, due assi, due chiese ed ovviamente due bar: Canova dal Babbuino e Rosati da Via di Ripetta.
Facciamo un passo indietro di un cinquantennio, lo spazio rimane invariato: sotto al solleone romano  lo  scorrere delle ore scandito dall’ombra dell’obelisco, ma la piazza è abitata da un caotico passeggiare di macchine, con colori pastello, rossi, azzurri ed una segnaletica ineccepibile.

un giro per Roma a metà degli anni ’60

Roma, Piazza del Popolo, metà anni 60

Ai tavolini di Rosati, in trattoria a via dell’Oca, in libreria a Via di Ripetta può capitare di incontrare: Giuseppe Ungaretti, Ezra Pound, Tristan Tzara, Alberto Moravia, Pierpaolo Pasolini, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan. Agli stessi tavolini si mettono a sedere alcuni giovani pittori, riuniti da Plinio de Martiis nella condivisione degli spazi espositivi della galleria La Tartaruga. Sono Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli.

Tano Festa Piazza del Popolo 1985
Tano Festa Piazza del Popolo 1985

Così ricorda lo sceneggiatore Ugo Pirro:

Il punto di partenza rimaneva sempre Rosati. Lì dibattevamo e scrivevamo soggetti ed intere sceneggiature […] si incontravano Angeli, Festa, Schifano, soprannominati da Plinio de Martiis ‘i maestri del dolore’,  perché erano sempre vestiti di nero, con la puzza sotto il naso e l’aria stanca ed annoiata. [1]

Se ne aggiungono altri: Rotella, Lo Savio, Fioroni, Lombardo, Mambor, Tacchi, Ceroli, Kounellis, Pascali.Prende vita quella che verrà poi chiamata la Scuola di Piazza del Popolo.  La prima esposizione è nel 1960 alla mostra Cinque giovani pittori romani, presso la Galleria La Salita con Angeli, Festa, Lo Savio, Schifano, Uncini.

E’ il dopoguerra dell’Occidente e negli Stati Uniti sta esplodendo il fenomeno della Pop Art. Il sodalizio dell’America con l’Italia è vivo nella mescolanza economica e culturale ed artisti della neoavanguardia americana come Rob Rauschenberg e Cy Twombly si spostano a Roma per prendere parte alle conversazioni pittoriche romane.  La scuola di Piazza del Popolo viene associata alla costretta definizione di Pop Art italiana; ma nonostante la segnaletica stradale e l’instancabile presenza degli oggetti di consumo, quello che va ad abitare il linguaggio dipinto dei nostri è per forza di cose la realtà storica, lo spazio, la grande bellezza che li circonda. Così Tano Festa spiega:

Mi dispiace per gli americani che hanno così poca storia alle spalle ma per un artista italiano, romano e per di più vissuto a un passo dalle mura vaticane, pop(olare) è la Cappella Sistina

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Tano Festa, Particolare delle Cappelle Medicee, 1965

Figura tra le più ombrose del gruppo, Tano Festa scelse di vivere la propria città tra  gatti senza padrone, talvolta lasciandosi al sonno della notte sulle panchine di Piazza Navona. Questo vivere erratico fu manifesto nella sua poetica pittorica, che riporta icone urbane monumentali, come gli obelischi e quotidiane, come le persiane, dove il cielo e le nuvole corrono sempre come fondale e fuga.

Tano Festa, Obelisco, 1963
Tano Festa, Obelisco, 1963

Archetipico è anche il “Monumento per un poeta morto” dedicato al fratello Francesco Lo Savio, pittore esponente anch’egli del gruppo romano, morto suicida a Marsiglia nel 1963.

La memoria ha trovato aiuto nel destino quando nel 1989 Antonio Presti chiese a Festa di realizzare l’opera in grande scala per il parco di sculture siciliano di Fiumara d’Arte. (http://polinice.org/2014/02/04/pioggia-dautore-un-fiume-in-piena-darte/ )

Tano Festa, Monumento per un poeta morto
Tano Festa, Monumento per un poeta morto

Quest’opera così come molte altre è esposta al Macro di Via Nizza nel nome di Roma Pop City 60-67 fino al 27 Novembre 2016, regalando così all’estate romana un ritaglio di cielo della bella stagione che prese vita a Piazza del Popolo.

Come faccio a dare una definizione di Roma, luogo privilegiato di tutto il mio lavoro?  Come ho detto, per me ogni giornata segue un ritmo mai scontato di “variazioni dell”anima”: Roma è il termometro di quegli sbalzi, tra il cielo e l’inferno. [2]

 

[1] http://www.pierpaolopasolini.eu/luoghiPPP_caffeRosati-Roma.htm

[2] http://www.studiosoligo.it/intervista-tano-festa/

About Isabella Zaccagnini

Isabella Zaccagnini
L'Architettura è uno strumento atto a semplificare la vita dell'uomo. Essendo la vita una realtà complessa, come ogni complessità, per essere semplificata, è necessario il tentativo di spiegarla. In tale direzione va la ricerca personale svolta con PoliLinea e nello studio Warehouse of Architecture and Research.

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