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PanamaPapers – Il futuro rubato all’Africa

L’Africa è tanto ricca da rendere poveri materialmente tutti i suoi figli, poiché della sua ricchezza ne mangiano i frutti a occidente. Nonostante ciò, la classe dirigente nazionale e occidentale si presta a campagne per aiutare la lotta alla fame e alle malattie nel continente nero. In tal modo, dietro a ONG, comunità religiose e giornalisti spesso si cela la longa manus degli sfruttatori dell’Africa. A delineare e chiarificare il quadro della situazione è da poco arrivato il Rapporto dell’International Consortium of Investive Journalist.

Tutto è nato dall’ingente mole di file segreti decriptati e ribattezzati Panama Papers. Panama Papers è il nome di un fascicolo riservato digitalizzato composto da 11,5 milioni di documenti confidenziali creato dalla Mossack Fonseca, uno studio legale panamense, che fornisce informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore, includendo le identità degli azionisti e dei manager. I documenti mostrano come individui ricchi, compresi funzionari pubblici, abbiano nascondano i loro soldi dal controllo statale. L’International Consortium of Investive Journalist ha identificato oltre millequattrocento società offshore collegate direttamente alle ricchezze dell’Africa.

I DIAMANTI – Una famosa pubblicità recita che “un diamante è per sempre”. Quel che unisce le vetrine di Via Monte Napoleone alla Sierra Leone è molto probabilmente una delle pietre che vengono elegantemente confezionate sugli anelli e collane di quasi tutte le donne occidentali. E’ dalla città di Koidu, dove ha sede la Koidu Limited, uno dei clienti di spicco dello studio legale Fonseca, protagonista dei Panama Papers che parte la nostra storia. Analizzando un vortice di collegamenti delle offshore si è arrivati a comprendere come senza tassazioni aggiunte e con molteplici stratagemmi tributari quel che è venduto a caro prezzo in Europa al lavoratore africano frutta meno di un dollaro al giorno. La zona di produzione nella Sierra Leone è stata oggetto di sanguinose proteste del 2007 e del 2012, ma su queste è sempre calato il velo della censura.

GLI AFFARI DEGLI ITALIANI – Andando su GoogleMaps si scopre che dalle vetrine di Via Monte Napoleone al Bulgari Hotel ci sono 550 metri da percorrere. Ora la società italofrancese Bulgari non c’entra in alcun modo nulla con lo scandalo Panama Papers, ma suo malgrado il suo Hotel è al centro di una serie di inchieste internazionali che vedono al centro tangenti per l’ottenimento di pozzi di petrolio. Nello specifico, le Procure d’Italia Gran Bretagna e Algeria stanno indagando sui 198 milioni di euro di tangenti di cui Farid Bedjaoui discuteva con i rappresentanti del governo algerino e i manager di Saipem. Il caso Saipem-Sonatrach, come modello, è emblematico in Africa e in altre regioni in via di sviluppo, dove i paesi maggiormente dotati di ricchezze naturali spesso ne vengono spogliati, per lo più per colpa del sistema offshore. Tra il 2004 e il 2013 l’Algeria, il secondo paese con le più grosse riserve di petrolio in Africa, ha perso in media un miliardo e mezzo di dollari ogni anno, a causa di evasione fiscale, corruzione e criminalità finanziaria, secondo quanto ha denunciato uno studio del gruppo di ricerca Global Financial Integrity. Secondo una stima dell’Onu, in tutto il continente almeno 50 miliardi all’anno vengono inghiottiti da flussi finanziari illeciti.

NIGERIA, NON DOVEVAMO VEDERCI PIU’? – Che sia per la presenza dell’organizzazione terroristica e alleata dell’Islamic State Boko Haram o per il petrolio, purtroppo la terra di Ken Saro-Wiwa è sempre al centro di malaffare e sangue. Anche in in questo scandalo spicca la Nigeria che vede coinvolti tre ex ministri del petrolio clienti di Mossack Fonseca. Secondo le indagini, i tre ex ministri hanno usato le società offshore per comprare imbarcazioni e ville a Londra. Tra i primi nomi coinvolti nell’inchiesta c’è quello di Kolawole Aluko, proprietario di un gigantesco yacht, il Galactica Star, affittato anche alla popstar Beyoncé e suo marito Jay-Z a 900mila dollari per una settimana al largo di Capri. Aluko, imprenditore del petrolio e dell’aviazione, è accusato, insieme ad altre quattro persone, di aver sottratto alla Nigeria quasi un miliardo e 800 milioni di dollari, dovuti al governo per vendite di petrolio. Si tratta del 12% de Pil nigeriano, che ogni anno è perduto in flussi finanziari illeciti.

QUALE FUTURO RUBATO? – «Quest’ultimo filone dello scandalo si concentra sulle risorse economiche che l’Africa perde ogni anno per il massiccio ricorso a società di comodo e a pratiche di abuso fiscale, come reso noto dal grande lavoro svolto dall’ICIJ», spiega Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, «I paradisi fiscali, cui fanno ricorso privati e aziende, procurano danni enormi alle comunità più povere del mondo. È un saccheggio che deve finire perché sottrae risorse essenziali per istruzione, sanità e lavoro. In Africa 1 bambino su 12 muore prima dei 5 anni di età, 34 milioni non vanno a scuola e 40 milioni di giovani sono senza lavoro».

Una situazione che sta ampliando sempre di più la forbice tra ricchi e poveri in Africa, privando i governi di risorse essenziali per garantire i servizi di base alla popolazione. Secondo le stime di Gabriel Zucman circa un terzo del patrimonio degli africani più ricchi, ossia 500 miliardi di dollari sono depositati in paradisi fiscali. Nel frattempo il numero dei miliardari è pressoché raddoppiato dal 2010, fino al punto in cui le 10 persone più ricche del continente hanno accumulato una ricchezza personale equivalente al Pil di un paese come il Kenya. Una situazione che genera una perdita di 14 miliardi di tasse l’anno in mancate entrate fiscali (da singoli individui): quanto sufficiente a salvare la vita di 4 milioni di bambini e 200 mila madri, permettendo ad ogni ragazzo africano di andare a scuola.

Ora sia chiaro non tutte le persone coinvolte, anche ingenuamente, nei Panama Papers hanno sfruttato l’Africa e rubato il futuro e un’esistenza dignitosa ai suoi figli. Però il tema dei Paradisi Fiscali dovrebbe essere al centro dell’agenda-setting dei leader mondiali affinchè non si parli di tutto il sistema come di un immenso circo. Un circo che vede condannate persone a vendere immobili per una multa non pagata a Equitalia ed evasori milionari riaccolti con presunti scudi dal Paese. Gli stessi che quando passeranno accanto a voi un ” vu cumpra” prima gli daranno 5 euro e poi vi giudicheranno con il loro sguardo al vostro diniego. Con la differenza che il loro sguardo riflesso nello specchio non riuscirebbero mai a sostenerlo.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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