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Marta Marzotto all'Amfar 2007

Marta Marzotto, ovvero l’arte di portare il caftano

L’icona più glamour per lei era Jackie Kennedy, l’icona assoluta Diane Von Furstenberg. Come presidente della Repubblica non le sarebbe dispiaciuto Giorgio Armani. La moda e Marta Marzotto. Una storia iniziata quando ancora faceva di cognome Vacondio e lavorava come sartina e modella nell’atelier delle sorelle Aguzzi a Milano, e mai finita. Il primo marito, il conte Umberto Marzotto era erede dell’omonimo impero tessile vicentino. Il figlio, Matteo, è stato a capo del Gruppo proprietario di Valentino e la nipote, Beatrice, ex modella considerata icona di stile.

Quattro gli amori nella sua vita. “Ho avuto solo tre uomini. E tutti lo sanno: Marzotto, Guttuso e Magri”. Con l’artista Renato Guttuso la passione è durata vent’anni: “Lo conobbi l’anno in cui nacque il mio primo figlio maschio, Vittorio. Anni dopo lo rincontrai a Roma, nel suo studio. Mi diede il primo bacio quando lasciai la casa. All’improvviso, sulla bocca. Non ricordo se lo restituii. Ero emozionatissima. Era un uomo da corteggiamento all’antica. Mi scrisse subito decine di lettere con frasi irresistibili: “nuvola bionda, dove sei?”. Negli anni, poi, mi scrisse migliaia di lettere. Scriveva tutto di sé”. Mentre è ancora sposata con Marzotto ed è la musa di Guttuso, Marta inizia una storia anche con Lucio Magri, intellettuale e parlamentare comunista. “Era un formidabile rivoluzionario da salotto. Colto, un grande intellettuale e bellissimo, uno degli uomini più belli. Fu di un’abilità diabolica nell’accendermi. È durata dieci anni: lui in fondo amava solo se stesso, il resto era tutta una posa plastica”. Una sintesi dei suoi amori? “Il fascino di Umberto. La fantasia di Renato. La stronzaggine di Magri”.

Il quarto amore è quello per i caftani. Nessuno li indossava quanto e come Marta Marzotto. Da 25 anni, era la sua divisa. Se n’era innamorata a Marrakech e la sua era la Marrakech non del turismo di massa, ma degli antichi riad, delle storiche famiglie del luogo che conosceva una a una e che le passavano gli indirizzi segreti dei migliori tessitori. Caftani colorati e larghissimi, in estate e in inverno, persino con il colbacco. E poi gioielli, a volte anche bigiotteria perché no, lunghe collane, orecchini e bracciali. Mai scontata. Che fossero mostre, eventi, sfilate o spiagge, la regina dei salotti si faceva ritrarre con il suo capo simbolo e l’immancabile ventaglio. L’abbiamo visto leopardato, a fiori, bordato di pelliccia, in seta impalpabile o a righe.

Al matrimonio di Pierra Casiraghi e Beatrice Borromeo
Al matrimonio di Pierra Casiraghi e Beatrice Borromeo

Il caftano la identificava al punto che gli stilisti più celebri gliene facevano omaggio, creandone alcuni solo per lei. Giorgio Armani le regalò quello indossato per il matrimonio della nipote Beatrice Borromeo con Pierre Casiraghi, altri le sono stati donati da Luisa Beccaria, Roberto Cavalli, Alberta Ferretti. Ne possedeva quasi mille, diceva.

Tanto riconoscibile e così importante nella storia della moda italiana che a Marta Marzotto è stata anche dedicata una mostra nel 2011, dal titolo La musa inquieta. Vita, arte e miracoli di Marta Marzotto. Raccontava la sua vita attraverso i suoi caftani.

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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