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Stellaris: Strategia formato Galassia

Lo ammetto. Ho un debole per i giochi di civilizzazione, video o board game non importa. Non resisto alla tentazione di creare un florido impero partendo da due casupole, costruire edifici, scoprire territori, arruolare eserciti. O ancora gestire l’economia, individuare le scoperte tecnologiche più efficaci, gestire le relazioni diplomatiche del mio piccolo Stato. Nonostante abbia (letteralmente) consumato strategici in tempo reale come la saga di Age of Empires, il mio pallino sono sempre stati gli strategici a turni. Tutto il tempo per compiere la scelta giusta, calibrare alla perfezione ogni valore. One more turn. Capirete che il buon Sid Meier è stato per me un vero e proprio Vate e i suoi Civilization vincono a mani basse la mia personale classifica di ore giocate. Cosa c’entra allora Stellaris, una delle ultime creature di Paradox Interactive? Tutto e niente, vediamo perché.

Ho conosciuto la software house svedese con Europa Universalis III ed è stato un fulmine a ciel sereno. Non potevo credere che qualcuno avesse davvero concepito un videogioco dotato di QUELLA complessità, con una curva d’apprendimento pressoché verticale e una cura dei dettagli a livello di ricostruzione storica mai vista prima. EU non è un videogioco, è un’esperienza di vita. In EU non giochi per “vincere” eppure godi ogni singolo momento… sensazione difficile da spiegare se non si ama questo genere di giochi. La ricchezza della saga di EU è però anche il suo più grosso limite: la decisione di creare una simulazione della gestione politica di una nazione tra il XIV e il XIX secolo imbriglia molto le possibilità del giocatore. Grande realismo (lo farei giocare a scuola) ma si perde quel senso di scoperta dell’ignoto e di sviluppo dalle origini di una civiltà che ho sempre cercato e che nella semplice Corsa alle Americhe non trovava piena soddisfazione. Poi è arrivato Stellaris.

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Uscito ad inizio maggio 2016, Stellaris è un 4X (Explore, Expand, Exploit, Exterminate) a tema fantascientifico che riprende molto dei principali successi della Paradox e li declina in modo nuovo e vincente, accompagnandoli con una serie di novità semplici e funzionali. C’è la profondita strategica ma con meno sterile complessità: veniamo accompagnati nella scoperta del gioco da un’assistente robotico che ci illustrerà le varie interfacce e possibilità strategiche man mano che le incontriamo. Niente più pallosissimi tutorial: veniamo subito lanciati nel vivo dell’azione con una serie di semplici quest che guideranno i nostri primissimi passi. Resta la classica struttura della “pausa attiva”: il tempo scorre alla velocità che diciamo noi, quando diciamo noi. D’altro canto arriva la possibilità, tutta nuova, di creare una propria razza aliena personalizzabile in ogni dettaglio: dalle caratteristiche fisiche, alla conformazione geologica del pianeta d’origine, all’indole etica (pacifista, xenofoba, materialista e via dicendo).
Veniamo subito proiettati nell’esplorazione del nostro sistema solare, alla ricerca di pianeti ricchi di risorse su cui poter costruire miniere e centri di ricerca. Ma è quando lasciamo per la prima volta il nostro sistema per avventurarci verso l’ignoto che ci rendiamo veramente conto del lavoro fatto da Paradox. Una Galassia enorme (la mappa più piccola è composta da 600 sistemi). Non “vuota” come quella di No Man’s Sky (frecciatina!) ma popolata di razze aliene senzienti e non, imperi galattici minacciosi, repubbliche con cui allearsi e commerciare, artefatti di antichi esseri scomparsi, buchi neri e chi più ne ha più ne metta. Il colpo d’occhio può spiazzare e intimorire ma non abbiamo tempo da perdere perché c’è una civiltà da governare.

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Dalla progettazione di edifici strategici sul nostro pianeta alla costruzione di avamposti in sistemi lontani, cercheremo di ampliare la nostra sfera di influenza sulla mappa per aggiudicarci preziose risorse e mondi colonizzabili. Nel frattempo dovremo assumere ricercatori per avanzare lungo le tre “vie” scientifiche: elettronica, biologia e ingegneria. Le nostre navi esploratrici non tarderanno ad incontrare forze aliene ostili quindi sarà meglio far trovare pronte le nostre Corvette, meglio se opportunamente potenziate. Le relazioni con gli imperi vicini sono delicate ed è consigliabile avere il coltello (e le flotte navali) dalla parte del manico, per non vedersi vessati da qualche tiranno tentacolato.

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Se nelle prime 4-5 ore di gioco ci troveremo a compiere un errore dopo l’altro è del tutto normale. Pur avendo abbassato la soglia di difficoltà di approccio rispetto alle proprie precedenti esperienze, la Paradox non rinuncia alla sua filosofia nel creare strategici di elevata complessità, decisamente per amanti del genere. Il giocatore che vorrà dedicare le giuste ore a questo titolo scoprirà quanta pianificazione può nascondersi dietro il più semplice dei click, mentre il casual gamer potrà comunque godersi una passeggiata fra le stelle accompagnata da un motore grafico più che adeguato ed un’interfaccia di gioco realmente ottimizzata.
L’AI è stimolante e coerente e verremo inesorabilmente risucchiati nella microgestione della nostra fazione, in una spirale che ci costringerà a pensare ogni scelta con una mossa d’anticipo: dovremo tenere sotto controllo la spesa dei crediti energetici (la valuta di gioco), potenziare le nostre navi da guerra rischiando di compromettere la felicità della popolazione, rinunciare alla colonizzazione di un buon pianeta per evitare “attriti” territoriali con i vicini più temibili, investire nella scienza senza dimenticare la produttività, scegliere se schiavizzare i nemici sconfitti o popolare i pianeti con efficienti automi… scelte, scelte e ancora scelte. Decisioni che pesano, che hanno sempre un doppio risvolto e che si ripercuotono sull’andamento della partita anche a centinaia d’anni di distanza. Stellaris è sicuramente un prodotto riuscito, che mira al cuore degli appassionati e strizza l’occhiolino a tutti coloro che sono sempre stati incuriositi dal genere ma hanno sempre avuto “paura” della maestosità dei titoli Paradox.
Dategli una possibilità, dico davvero.

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About Francesco Bucci

Trascorre l'infanzia squagliando Pokémon Rosso su GameBoy Pocket e divorando i suoi primi fumetti dei Fantastic Four e di Spiderman. L'adolescenza è l'età dei manga e di Age of Empires II. L'epoca dei primi passi con D&D, di Final Fantasy VIII e di Buffy - the Vampire Slayer. Poi decide di crescere e recupera la bibliografia completa di Gaiman, Miller e Moore. Consuma tutti gli sparatutto e i GDR che gli passano sotto mano e comincia ad esplorare il mondo dei giochi da tavolo. La sua "curiosità nerdica" non conosce misure.

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