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Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi oggi, 21 marzo 2011, all'Universita' Cattolica a Milano. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

L’Europa è Mario Draghi

Dietro ogni scelta, ogni modo di essere e apparire risiede una storia. Per comprendere Mario Draghi e il futuro d’Europa bisogna partire dalla storia personale del banchiere centrale europeo.

 

E’ nato a Roma, la quale pur essendo la Capitale d’Italia, porta intrinsecamente quell’aspetto universalistico e non racchiuso nei meandri nazionalistici che un immenso Indro Montanelli seppe raccontare in Storia di Roma.

E’ rimasto orfano a soli quindici anni e con la sorella e il fratello ha dovuto tenere in piedi la loro famiglia. Forse non tutti sanno che economia deriva dal greco οἶκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia”, e νόμος (nomos), “norma” o “legge”. I suoi studi universitari saranno concentrati su di essa e non dovendosi permettere troppe distrazioni ne sarà uno dei massimi interpreti. La casa ossia la sua famiglia d’altronde non poteva essere tralasciata.

Si è formato ed è cresciuto tra le mura dell’Istituto Massimo, della Compagnia di Gesù. La Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola, non è un semplice ordine della Chiesa Cattolica di Roma. E’ l’ordine campione della Riforma, delle menti e delle strategie romane. Non è un caso che nel momento di massima debolezza per l’Europa nella storia del genere umano, la sua anima e radice culturale veda un Gesuita sul “trono di Pietro” e un loro vecchio allievo nella sua parte operativa di maggior importanza.

Mario Draghi si è laureato alla Sapienza di Roma. L’ha fatto sotto la guida del keynesiano Federico Caffè con una tesi su «Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio». Un’analisi sul Piano Werner, il precursore della moneta unica. All’epoca nel Piano Werner il giovane economista non vedeva le precondizioni per un’unione economica monetaria. La storia gli affiderà il compito di salvarla.

Quel che colpisce di Mario Draghi è la sua eleganza nel concepire le politiche monetarie e il suo mandato come geopolitiche. Nel caos generato da un nuovo mondo ormai connesso e legato a doppia mandata alla finanza e in cui qualsiasi sviluppo nazionale può avere conseguenze intercontinentali, il suo mandato assomiglia a un magistero.

Nell’epoca in cui l’Europa non possiede nessun leader riconoscibile ed europeo, l’Italia ha fornito una mente quasi teutonica e dallo sguardo proiettato su quel che conterà nel prossimo decennio. In molti potrebbero obiettarmi che vi è Angela Merkel, soprattutto quella Letteratura e critica che vedono nella cancelliera tedesca una proiezione di leader europea. Indubbiamente Angela Merkel è l’unica vera leader continentale, ma lo è per il suo paese. Per essa, nessun atto può prescindere dal bene della Germania prima e dell’Europa poi. Mario Draghi invece ha una mente e visione che com’è Roma per il Cristianesimo, rende Francoforte capitale delle sfide dell’Europa tutta e unita.

Ora, ascoltare il discorso del Banchiere Centrale Europeo non è sicuramente entusiasmante come un video di Tiziano Terzani, ma a Trento è stata da poco scritta una delle più importanti pagine della nostra storia politica. A Trento, una volta cuore dell’Impero Europeo Asburgico, nel corso della cerimonia di ricezione magistrale di un premio intitolato a De Gasperi, Mario Draghi ha tracciato le linee guida di un europeismo non banale e soprattutto libero dalla retorica occidentalista. Mario Draghi a differenza delle centinaia di cortigiani dell’elite non demonizza la Brexit né i populismi, anche quelli meno attenti alle concezioni eastoniana d’input cui le istituzioni non hanno saputo produrre output. Come raccomandato da un qualsiasi manuale di Scienza Politica, dove si annovera alle sue radici la concezione di Easton, il governatore della Bce ha raccomandato affinché i progressi nell’integrazione politica della costruzione europea debbano produrre risultati diretti e tangibili.

Ha sollecitato a tenere conto «dei bisogni dei cittadini e dei loro timori», ha individuato nell’immigrazione, nella sicurezza e nella difesa i settori «essenziali» delle nuove iniziative europee, nel completamento del mercato unico l’imperativo fra quelle già avviate e ha ricordato ai Governi che tocca anzi tutto a loro fornire una risposta ai problemi di redistribuzione e disuguaglianza, «con politiche che rimettano in moto la crescita, riducano la disoccupazione e aumentino le opportunità individuali, offrendo nel contempo il livello di protezione essenziale dei più deboli».

” Un livello di protezione essenziale dei più deboli ” una frase che mette paura e ai circoli benestanti che in Italia trovano in Capalbio la loro sede e alla Commissione Europea debolissima in ogni azione per i suoi cittadini. Così mentre a Bratislava, i leader degli altri Paesi cercano di individuare come procedere nel post Brexit e annientano ulteriormente dalla storia un’Europa forte, a Trento essa ha già trovato l’uomo per il suo domani.

Ventotene è stata profanata. Da tre cancellieri troppo deboli nella visione, intrensicamnete appoggiati alla farsa di retoriche il cui sofismo nulla ha prodotto. Lo sostengo alla luce delle seguenti dichiarazioni rese a margine del vertice UE di Bratislava. Dove la Merkel ha affermato che l’Unione è in “condizioni critiche”. Hollande ha sostenuto che “la difesa europea non può essere solo sulle spalle della Francia” e Renzi ha chiesto che le spese per la scuola siano tenute fuori dai conteggi sulla stabilità. A Trento il banchiere centrale ha affermato:

 

“Servono politiche che rimettano in moto la crescita, riducano la disoccupazione e aumentino le opportunità individuali, offrendo nel contempo il livello di protezione essenziale dei più deboli”

 

A voi la scelta se continuare con la fotografia di chi a Ventotene o chi ha compreso che va dato una risposta ai problemi delle persone. Che ha reputato giusto non demonizzare i cosiddetti populismi, poichè dietro di essi vi sono problemi e sfide da affrontare senza l’occhio dello pseudoeuropeista borioso. A voi la scelta nel seguire una visione di azioni e che vede l’Europa attore unico, pur valorizzandone ogni differenza.

Come sostenuto da Giuliano Ferrara su Il Foglio “Sarà un euroburocrate, Draghi, ma essendo di scuola cattolica sa dove finisce l’amministrazione, dove comincia la politica, dove il popolo è sovrano anche per sradicare il populismo. Whatever it takes.”

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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