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Ai Weiwei – La libertà dei gommoni

Semi di girasole. Milioni, delicati come la porcellana cinese. Apparentemente tutti uguali, in realtà pezzi unici forgiati a mano.

Pezzi unici delicati come le vittime della Rivoluzione Culturale di Mao. Ma anche pezzi unici delicati come possiamo essere noi, anime dell’era globalizzata e conformista, alla ricerca del modo per distinguerci dai milioni di simili intorno. Con questi semi di girasole, migliaia fatti a mano da migliaia di artigiani cinesi, Ai Weiwei conquista la Tate Modern Gallery nel 2010. Artista contemporaneo, si occupa di scultura, installazioni, architettura, fotografia, film, sociale, politica e cultura a tutto tondo.

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Dal padre artista in contrasto con il regime eredita la passione per la libertà e il desiderio di potersi sentire in Cina come nel proprio Paese, dover poter essere e fare in libertà ciò che desidera. Perciò dopo aver passato l’infanzia in un campo di lavoro prova a partire per New York, ma poi torna in Cina. Ne vive la società e la politica, tocca le contraddizioni, le critica.  Diventa sempre più scomodo, blog chiuso e posta elettronica controllata sono misure quantomeno scontate nei suoi confronti. Ai tempi dell’esposizione alla Tate, nelle interviste dice spesso scherzando (o forse neanche tanto) che si stupisce di non essere stato ancora arrestato. Insomma Ai Weiwei! Basta chiedere! Ottantuno giorni di reclusione nel 2011, per una vaghissima accusa di “reati economici ed evasione fiscale”. Immediata la reazione e la mobilitazione internazionale, governativa e non, istituzionale e culturale. Dopo il rilascio Ai Weiwei non smette affatto di essere artista a attivista; da parte sua, il governo cinese non smette affatto di tenerlo sotto controllo.

Il passaporto gli viene finalmente restituito solo nel 2015. Solo ora che può tornare a viaggiare è finalmente libero. E “Libero” è il nome dell’esposizione che Palazzo Strozzi a Firenze gli dedica. Si tratta della prima grande retrospettiva su Ai Weiwei e comprenderà installazioni monumentali, sculture, video, fotografie. Ma dal momento che con Ai Weiwei non si può guardare solo al passato e dimenticarsi del presente, con i suoi mostri e le sue contraddizioni, questa retrospettiva dedicata all’artista è accompagnata da un’installazione realizzata dall’artista stesso per l’occasione.

“Reframe” offre a Palazzo Strozzi una nuova, preziosissima cornice di ventidue gommoni di salvataggio arancioni.Non parla alla Cina questa volta Ai Weiwei. Parla a noi e lo fa con una fila di gommoni leggeri, ci invita a una riflessione, ci mette una mano sulla coscienza.

L’attenzione oggi è tutta per quelle anime che affrontano il Mediterraneo. Per quelle che vi affondano e per quelle che resistono. Per quelle che non vengono piante da nessuno e per quelle che dovranno continuare a resistere. Non pensiate sia retorica, non pensate sia superfluo, non pensiate sia una perdita di tempo parlare a noi, che siamo occidentali e moderni.

Talmente moderni che in tanti non sanno far convivere antico e contemporaneo, arte e attualità, stando a quanto emerge dai commenti riguardo l’installazione. Scempio, orrore, vandalismo e deturpazione. Come a dire, al solito, ben venga la modernità e la bontà d’animo, purché non si cambi neanche per quattro brevissimi mesi l’aspetto del caro palazzo storico a cui sono tanto affezionato. Come a dire, in fondo, che se non siamo pronti ad accogliere dei gommoni appesi sulla facciata di un palazzo, cosa mai potremo offrire a delle anime che cercano umanità e identità.

Mi fanno pensare un po’ a quei semi di girasole: tutte simili ma in realtà uniche, tutte pregiate e fragili come la porcellana.

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martina coppola
Nella vita mi occupo di altro, perciò guardo all'Arte con la fiducia di chi spera che il mondo sarà salvato dalla Bellezza.

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