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Old Jack: la nuova politica audio di Apple

Come è ormai arcinoto Apple ha deciso di rimuovere il jack delle cuffie dal nuovo modello di iPhone che è stato messo sul mercato in questi giorni.

La mossa è stata molto discussa, principalmente in termini negativi, ma le possibilità che influenzi al ribasso le vendite del dispositivo non sembrano particolarmente elevate (al netto ovviamente della generale tendenza calante del mercato degli smartphone, ormai vicino alla saturazione).

Non ho mai posseduto un iPhone e faccio fatica a pensare che potrò mai giustificare l’investimento richiesto viste le ottime alternative sul mercato, ma ho sempre trovato i telefoni di Cupertino belli da vedere e, per quel poco di esperienza che ne ho fatto, piacevoli da utilizzare. In termini di funzionalità penso che la percentuale di clienti per cui acquistare uno smartphone di fascia alta abbia senso sia pressoché inesistente, ma non mi sento di portare rancore verso Apple per quei 100 euro in più che scuce ai suoi acquirenti rispetto alla concorrenza: se Samsung potesse fare altrettanto (o anche solo pensasse di poterlo fare), lo farebbe, e c’è un qualcosa di poetico nell’arroganza con la quale l’azienda di Steve Jobs ha sempre preteso di sapere cosa sia bene per i propri clienti meglio dei clienti stessi.

La rimozione di questo elemento, che da parecchio tempo diamo per scontato in qualsiasi tipo di dispositivo mobile, appare a prima vista come un atto di tirannia gratuita, specialmente vista l’inconsistenza delle giustificazioni fornite da Apple. Non mi piace la dietrologia a tutti i costi, ma nè l’economia di spazio, nè la resistenza all’acqua (certificazione ottenuta da altre aziende senza questo sacrificio) mi sembrano questioni di un’importanza sufficiente a giustificare l’incomodo che Apple si è sentita di poter appioppare ai suoi clienti.

Sinceramente non so fornire una spiegazione più sofisticata, e a meno di ulteriori rivelazioni sul piano industriale di Cupertino mi sembra difficile ipotizzare che lo stimolo alla vendita di cuffie wireless possa essere una motivazione sufficiente a giustificare questo polverone.

L’unica ipotesi che mi sento di avanzare è che la strategia di marketing messa in atto sia quella di suscitare controversie di questo tipo con lo scopo di conservare l’immagine di azienda avanguardista su cui Apple ha costruito il suo impero, e che negli ultimi anni trova meno riscontro nelle scelte della società. Ci sono ottime probabilità che semplicemente gli ingegneri della mela sappiano tutta una serie di cose che io non so, ma trovo fascinosa l’idea che il nuovo iPhone sia stato reso deliberatamente peggiore di quello precedente (come è stato ipotizzato da una parodia), tanto per fornire un argomento di discussione ai polemisti del web.

Chiaramente le migliorie del nuovo modello rispetto a quello dello scorso anno saranno state concentrate in altre aree, ma è difficile pensare che l’aumentata gamma di colori dello schermo, o il pulsante home che non è più un pulsante ma una superficie touch con un motore di vibrazione, siano features che renderanno felici più persone di quante soddisfaceva, nella sua banalità, il vecchio jack audio.

In questo senso, insieme al MacBook con una sola porta I/O, questo nuovo iPhone potrebbe rappresentare una fase di hubris ancora più esasperata nella storia di un’azienda che non ha mai fatto dell’umiltà il tratto caratteristico della sua immagine. Non posso dire che Tim Cook e compagnia abbiano fatto alcun passo avanti verso il mio portafoglio, ma se presa come una specie di happening situazionista, o più banalmente come una trollata con un secondo fine, questa strategia promozionale potrebbe essere una delle cose più creative ad essere state designed in California e made in China negli ultimi anni.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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