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IMMIGRAZIONE: LE PROPOSTE DEI DUE CANDIDATI ALLE ELEZIONI USA

IMMIGRAZIONE: IL NUOVO OPPIO DEI POPOLI.

Trump non è certo l’unico nella storia contemporanea ad essersi ingoiato la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1949 per vomitarne una versione che usa le stesse parole ma ne sbudella l’essenza. Basti pensare al cavaliere nero europeo: Orbàn. La dichiarazione universale, quella che ha cresciuto generazione di sognatori ed idealisti (me compresa) di un mondo non più giusto ma più equo dove ognuno ritaglia i suoi spazi senza necessariamente invadere lo spazio di diritto altrui. La nostra epoca è il risveglio dall’onirico entusiasmo egalitario postbellico che sognava un’esistenza più equa, nuda di quei fanatismi che avevano inquinato un’epoca intera. Il nostro risveglio è il risveglio dell’amor proprio più gretto dettato dalla paura che lo spazio di diritto di qualcuno, seppur uno spazio diverso dal nostro, non possa invadere non solo la sfera dell’essere ma anche dell’esistenza dell’uomo post-moderno. Questo significa che confermare nella pratica la fede a quei diritti tanto dichiarati e chiacchierati e poco praticati oggi fa molta paura perché vige il diktat  “ciò che dò a te lo levo a me” e intorno a quel “me” si è dichiarato il ghirigoro del “noi” che rassicura animi inquieti, incerti. La crisi economica, il precariato giovanile, lo smarrimento esistenziale, lo stress esistenziale della vita non rendono forse necessario uno spazio in cui sentirsi protetti? Ma protetti da chi? Dagli “altri”. Ma chi sono questi altri? Boh. In fondo non è poi così importante perché la loro definizione è finalizzata non alla loro affermazione come esseri ma alla nostra dichiarazione di esistenza e sopravvivenza a scapito della loro. Gli altri sono un po’ tutti, uno sciame di camaleonti che si concretizza tutte quelle volte che un Noi necessità di auto-conoscersi per creare sparti acque, un punto fermo tra le vertigini di una confusione totale di quella che Bauman chiama società fluida e che io aggiungo evapora sotto bollori stridenti.

In questo clima di confusione totale, di incertezza ma soprattutto di indecisione (non so voi ma per me quei 10 minuti davanti all’armadio prima di andare a lavoro quando devo scegliere e non c’è più tempo è fonte di ansia terribile) la politica ha acquisito un nuovo ruolo: quello di rispondere a questa incertezza con risposte concrete che rassicurano la grande massa della società liquida. Inevitabilmente il risultato è stato quello di sacrificare la visione politica a lungo termine per la contingenza che fa poco ma raccoglie voti.

L’immigrazione in questo contesto rappresenta lo strumento per eccellenza, mastica la lingua dei diritti umani (non importa se scardinata l’essenza) e dà assuefazione. Il nuovo oppio dei popoli.  Anche se gli Stati Uniti si ravvedono dall’usare slogan marxisti nella strategia politica l’immigrazione si è dimostrata la carta vincente nel “giochetto” tra Trump e la Clinton, la carta prende e togli tutto.

 

LA SINTESI DELLE PROPOSTE

Dopo diversi battibecchi “virtuali”, dichiarazioni confusionarie e d’impatto sulla politica dell’immigrazione presentato dai due candidati il dibattito aveva nell’agenda informale l’attesissima trattazione del tema migratorio a lungo fuorviato nella sua trattazione più profonda e concreta scevra di dichiarazioni sceniche dell’uno e dell’altra parte.  La posizione sul tema migratorio, inevitabilmente correlato alla gestione del terrorismo nell’immaginario collettivo, è senza ombra di dubbio il tema che maggiormente divide e oppone i due candidati.

Come sottolinea il moderatore Wallace la sintesi perfetta e semplificata della divisione netta che li contraddistingue è che Trump «vuole costruire muri» soprattutto facendo riferimento alla dichiarazione fatta sulla costruzione del muro al confine con il Messico mentre  Hillary «non ha presentato un piano specifico su come mettere in sicurezza la frontiera degli Usa con il Messico» ma ha proposto una sanatorie degli immigrati irregolari , sulla scia di quanto fatto dalla legislazione di Obama, e un percorso di integrazione assistito.

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ECCO LE PROPOSTE DEI DUE CANDIDATI, I PUNTI PIU’ IMPORTANTI:

 

  1. SICUREZZA DELLE FRONTIERE

 

La proposta che ha tristemente reso famoso Trump riguarda la messa in sicurezza delle frontiere dall’immigrazione illegale attraverso la costruzione di un muro al confine con il Messico è stata ribadita durante il dibattito. Il binomio è dei più banali: immigrazione illegale uguale criminalità e soprattutto droga, si tratta di “sicurezza nazionale” non sia mai razzismo.

Secondo le sue dichiarazioni la costruzione del muro potrebbe costare tra i 5 e 10 miliardi di dollari, non è stato specificato chi pagherà questo muro ma stando alle dichiarazioni fatte dal Tycoon del giugno 2015 in occasione dell’annuncio della sua candidatura, dovrebbe essere il proprio governo messicano a pagarlo. In tal senso l’operazione risulterebbe avere la logica esattamente inversa rispetto al muro in costruzione in Europa al confine tra Inghilterra e Francia a Calais dove è l’Inghilterra, paese di arrivo, a farsi carico delle spese di costruzione. Dopo l’incontro tra il presidente messicano e Trump è risultato ben chiaro che il “Messico non pagherà nulla e non innalzerà nessun muro” nel frattempo giunge la risposta sarcastica dall’arte, un’installazione “un muro di caricature di Trump”.

Le alternative per il finanziamento proposte sono diverse anche se sconclusionate e disparate, una di queste è quella di intercettare i bonifici fatti da immigrati non regolari e bloccarne l’importo, aumentando le tasse sui visti e soggiorni (come se già non costassero abbastanza….) e sui permessi alla frontiera.

La proposta di Trump ha creato subbuglio e disdegno ma, lo si voglia credere o no, anche molta approvazione.

Dopo aver deriso definendo “fantasie” deliranti le proposte di Trump, la Clinton non è stata propriamente in grado di dare un’alternativa tangibile e concreta su questo argomento, quella che placa gli animi.

Durante il dibattito la candidata si è infatti distaccata dalla posizione di Trump affermando che non è necessaria la costruzione di muri ma è più opportuno rafforzare i metodi di espulsione di quegli immigrati che rappresentano un pericolo pubblico e qualora questo non sia sufficiente rafforzare il controllo alle frontiere. Pur ribadendo la necessità di assicurare la sicurezza nazionale, bene supremo -ricordando il suo appoggio in senato alla proposta di legge del 2013 per il rafforzamento delle frontiere- ha sostenuto che “il confine con il Messico è il più sicuro che abbiamo mai avuto”, e che è giunto il momento di spostare l’attenzione verso “una riforma globale e multilivello sull’immigrazione con un percorso alla cittadinanza.”

Il tentativo è proprio quello di spostare l’attenzione sul fenomeno dell’integrazione piuttosto che sull’emergenzialità che provoca panico e un’escalation di violenza di matrice razzista, già abbastanza in auge in alcune regioni degli Stati Uniti.

 

  1. DEPORTAZIONI E CENTRI DI DETENZIONE

Nel giugno dello scorso anno Trump ha promesso di espellere circa 11 milioni di immigrati senza documenti, ovvero irregolari. Ha promesso di creare una vera e propria “deportation force” imponendo sanzioni a tutti gli immigrati stupratori e spacciatori di droga. Tra le altre, la proposta di triplicare il numero di ufficiali dell’ “Immigration and Customs Enforcement (ICE)” da 5.000 a 15.000 e creare sistemi di coordinazione con forze dell’ordine locali mirando a fare controlli a tappeto a migranti irregolari con il beneficio di sventare cellule mafiose. Nonostante verso fino estate le dichiarazioni del Tycoon hanno visto un certo freno e un alleggerimento dei toni dovuto anche alla paura del precipizio di endorsement, la posizione rimane chiara e anche piuttosto dura.

Per quanto riguarda la candidata Clinton ha messo in evidenza che la cifra stimata per una tale operazione, che de facto consisterebbe in una deportazione di massa, ammonta a 600 miliardi di dollari che peserebbe non poco sul PIL. Aldilà del mero dato economico inoltre la Clinton pone l’attenzione sull’inevitabile conseguenza dello “strappo” all’interno delle famiglie -che vedono ancora figli nati in negli Stati Uniti e dunque cittadini per lo ius sanguinis in vigore con genitori irregolari- e l’aumento del rischio di vite passate all’ombra dell’illegalità e della società. Vengono poi sottolineati i rischi in termini di diritti umani considerando che per effettuare deportazioni di tale entità sarebbero necessarie incarcerazioni di massa e nuove ondate di centri di detenzione già ampiamente denunciate per le disumane condizioni di vita che assicurano.

Alla securizzazione schizzofrenica di Trump la Clinton propone una deportazione più selettiva che riguardi solo chi “minaccia gravemente la sicurezza pubblica” e contrappone percorsi di cittadinanza per quegli 11 milioni di immigrati illegali nel paese (una sanatoria insomma), sostenendo che solo attraverso la legalizzazione si può assicurare una vita dignitosa a queste persone e rendere contemporaneamente l’America più sicura. La promessa è stata quella di lavorare sulla riforma globale dell’immigrazione entro i primi 100 giorni della sua presidenza.

La linea è quella di continuare la strategia di protezione e supporto di alcune categorie di immigrati irregolari inaugurata dalla presidenza di Barack Obama che ha varato due programmi – DACA E DAPA oggi in stallo per un’esaminazione della Corte Suprema – che permettevano a oltre 5 milioni di residenti senza documenti americani o senza visto di fare richiesta di regolarizzazione e così di avere un permesso di lavoro.

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QUALCOSA CHE CI RIGUARDA: LA RICOLOCCAZIONE DEI RIFUGIATI

Dando una lezione a molti paesi europei Hillary Clinton ha promesso di accogliere 65.000 rifugiati siriani e di assicurare ai rifugiati e richiedenti asilo “la possibilità di raccontare la loro storia” insegnando al popolo americano ad ascoltare e capire chi sono i rifugiati aldilà dei numeri. “Abbiamo sempre accolto migranti e rifugiati. Abbiamo sempre fatto capire a queste persone che l’America sarebbe stata la loro nuova casa, che ci sarebbe stato sempre posto per tutti coloro che avevano voglia di fare la loro parte lavorando e mandando i figli a scuola.” dice la candidata riferendosi alla necessità di stabilire percorsi di integrazione bidirezionali tra la comunità e i migranti.Dall’altra parte di questo universo siede la posizione di Trump che si concentra sulla necessità di fare uno screening attento dei rifugiati che cercano asilo negli Stati Uniti. Dopo la sparatoria di San Bernardino Trump ha fatto una delle sue uscite chiedendo “l’arresto totale dei musulmani che entrano negli Stati Uniti”, più tardi rimangiato e addolcito con un divieto temporaneo a tutti quegli immigrati con “una storia comprovata di terrorismo”.

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