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Vero o falso? Moda made in China

Se pensate che il cinese con la macchina fotografica in mano sia un luogo comune come il panino con la lasagna beh sappiate che non lo è. Nelle grandi città della Cina non c’è uomo, donna o bambino che non abbia un cellulare e un selfie stick in mano. Ho visto una ragazza di Pechino organizzare una sorpresa al fidanzato per il compleanno, l’ha portato in un ristorante lussuoso e panoramico con vista sulla città e gli ha fatto trovare una torta enorme. Prima di ringraziarla, prima di spegnere le candeline, prima di essere sorpreso, aveva il telefono in mano. La ragazza non se l’è presa perché tanto stava facendo una foto anche lei.

La fotografia d’altra parte può essere considerata un aspetto dell’arte in cui i cinesi sono maestri: la riproduzione della realtà. La moda made in China ne è un esempio.

Come in occidente, anche gli stilisti cinesi si occupano di prêt à porter e di alta moda. Non c’è però ancora una uniformità nel loro stile, un qualcosa che renda “il look cinese” identificabile come “il look alla francese” o “all’inglese”. Tutto questo perché la Rivoluzione culturale promossa da Mao Tse-Tung ha cancellato molti aspetti tradizionali e culturali del paese, compresa la storia del costume. Mao ha per esempio introdotto lo zhongshan, una giacca-divisa con quattro tasche e il colletto alla coreana che tutti dovevano indossare allo stesso modo. Solo le riforme che sono state fatte dagli anni Ottanta in poi hanno permesso la nascita dell’industria della moda e quindi l’affermarsi di stilisti, ognuno con una sua interpretazione personale dello stile tradizionale cinese.

Wang Yiyang
Wang Yiyang

Nell’attesa che Wang Yiyang, Laurence Xu o Yiyang si affermino a pieno nella scena internazionale, è nei Fake Market, i mercati del falso, che si esplica la massima creatività della moda made in China. Sono molte la fabbriche che si trovano in Cina e non è raro che i dipendenti riescano a sottrarre qualche pezzo, magari fallato o in sovrapproduzione, per rivenderlo poi a prezzi stracciati. Per avere un’idea, una borsa dal costo di 3000 euro viene venduta a 300. Naturalmente è tutto falso, ma un falso in grande stile, con tanto di numero di serie, scatola e cartellino di originalità. Spesso la merce migliore è nascosta nei magazzini e solo quando il negoziante pensa di avere davanti un acquirente interessato le tira fuori. La contrattazione poi è tutto. Un portafoglio Ferragamo in pelle: prezzo iniziale richiesto 39 euro, aggiudicato dopo il consueto tira-e-molla a 10 euro. Una cintura in cuoio Armani: prezzo di partenza 45 euro, accordo finale a 10 euro. Un paio di mocassini Tod’s da uomo, in pelle marrone. Si parte da 98 euro, si chiude l’affare a quota 39. Cinque magliette Dolce & Gabbana per 40 euro in tutto.

Nelle grandi città del Paese l’80% delle persone che incontrerete per strada hanno una borsa di Chanel dell’ultimo modello o una Birkin di Hermès.

Susie Lau, Style Bubble
Susie Lau, Style Bubble

In Cina anche le fashion blogger sono un fenomeno recente. Sempre attente a quello che succede nei paesi occidentali e stufe di quello che propone il sito “mainstream” di Vogue China, si sono cominciate a dare da fare, cercando un approccio più personale al tema della moda. Il nome di Susie Lau probabilmente non vi dirà nulla eppure è la più famosa nel suo paese: il suo stylebubble, nato nel 2006, conta 30.000 visitatori il giorno. Un altro esempio di blogging è quello di Nancy (Xiaoxi) Yang, giovane cinese che vive e lavora a Berlino.

La via da seguire non è quella dei social tradizionali che in Cina non sono autorizzati, quindi al posto di facebook e twitter, si usa Weibo. Simil-twitter, ma usato come Simil-facebook. In un Paese con oltre un miliardo di abitanti essere famose non è una cosa da poco.

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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