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In guerra per amore di Pif

Il secondo lavoro di Pif, o meglio, di Pierfrancesco Diliberto, dietro la macchina da presa, resta un diamante virtuosamente grezzo. Pif cerca di epurarsi dal personaggio televisivo, e dirige un film pieno di velleità artistiche e di buone intenzioni ma essenzialmente intrappolato nell’identità di racconto stereotipato disegnato in una cornice di ironia e storicismo.

E’ infatti un’opera propositiva, di disincantata leggerezza e capace di criticismo storico ma, allo stesso tempo, priva del carattere di un film storico e manchevole nello spirito della commedia romantica.

L’azione si apre a New York nel 1943, nel delicato momento storico della liberazione della Trinachia da parte degli americani, con cui Arturo (Pif) si arruola, per tornare in Sicilia a chiedere la mano della bella Flora (Miriam Leone), già promessa dallo zio al figlio di uno spietato imprenditore mafioso.

Gli attori, i due protagonisti in primis, probabilmente per un incongrua direzione registica, non riescono a reggere meritatamente la scena. In un film del genere, in cui la dimensione onirica e leggera permea tutta la trama così risolutamente aggressiva, come ci si aspetta da un racconto bellico, la recitazione deve in ogni modo, essere credibile, cercando di non snaturare le due identità che i film di Pif hanno connaturate. E qui questo non riesce. Così, se nelle puntate de “il testimone”, il cui paragone è obbligato, l’autore tiene testa a un possibile declino populistico, sul grande schermo, si lascia trasportare da un ingenuo proposito di risultare simpatico al pubblico, a discapito di uno scorrimento narrativo che, nonostante sia contornato da scene spiritose e godibili, ha in sè una difettosa linearità, che rifugge da derive prosaiche, ma è talmente intimamente leggiadra e leggera, che finisce per rimanere in superficie.

Le due anime dell’autore :quella televisiva e attoriale di Pif e quella registica di Pierfrancesco Diliberto, forse non sono ancora del tutto indipendenti o forse l’una risente dell’altra, come due gemelli omozigoti che differiscono per carattere, ma che nell’aspetto sono identici e difficili da distinguere. Il tono disincantato, che è la forza di Pif in televisone, non è ancora del tutto messo a servizio della settima arte, in cui la forza di un’immagine, di una metafora e di una sceneggiatura, possono soverchiare qualunque buona intenzione, se questa non è rinforzata da coraggio intellettuale, umiltà di spirito e un fruibile e coerente ingranaggio narrativo.

About Valeria Volpini

Valeria Volpini
Laureata in comunicazione artistica e laureanda in terapia occupazionale, ingorda di cinema, di libri, di viaggi e di cioccolata. Scrivo soprattutto di cinema su vari giornali web. Amo le parole, quelle belle..scritte e parlate.

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