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C’è arte pubblica e “pubblica”: il precario equilibrio tra libertà e sicurezza nella sua fruizione

 

Quando “l’arte” è “pubblica” e quando un qualcosa di “pubblico” diventa “arte”, con il conseguente diritto all’apposita tutela e valorizzazione correlata a tale riconoscimento? E fino a che punto la fruizione collettiva dell’arte e il suo scopo di arrivare ad una platea più ambia possibile può arrivare a mettere in pericolo lo stesso stato dell’opera?

Sono sicuramente tra le più grandi problematiche discusse in questi giorni nel mondo dell’arte: partendo dalla questione relativa alla tutela, questa è stata sollevata in primis da Paolo Bulgari, mecenate che grazie al suo intervento ed a una donazione di un milione e mezzo ha permesso il restauro della Scalinata di Trinità dei Monti; pochi giorni dopo il lungo intervento di recuperò però, la situazione è tornata ad essere precaria e pericolosa per uno dei monumenti più famosi di Roma: abbandono e degrado hanno di nuovo invaso i 135 scalini in travertino, ritornati ad essere nuovamente lo scenario di “bivaccamenti” e sporcizia.

“Ci ho provato. Ho cercato di buttare un sasso nello stagno ma non mi sembra sia servito a molto” ha dichiarato il mecenate pochi giorni fa a Repubblica; e così è ventilata l’idea dell’istallazione protezione fissa, in vetro e/o in ferro idonea a preservare l’opera realizzata da Francesco De Sanctis nel Settecento.

 

Roma 10 settembre 2016 La famosa scalinata di Piazza di Spagna è chiusa per lavori di ripulimento. FOTO DI FERDINANDO MEZZELANI -GMT

L’idea di una “teca” protettiva è tornata alla ribalta la scorsa domenica, quando nella notte è stato sfregiato l’Elefante realizzato da Bernini e simbolo di piazza della Minerva a Roma, di cui ancora non sono note le vicende (sebbene dal Comune facciano sapere che la zanna divelta “non può essersi staccata da sola”).

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Si può quindi escludere la fruizione collettiva di un’opera, per un tempo indeterminato, al fine di conservarne nel tempo lo stato? Sul punto anche la sovrintendenza ai Beni Culturali ha espresso parere negativo: “non si può preservare il patrimonio monumentale attraverso le cancellate. La Scalinata deve essere percorribile sia di giorno sia di notte: è stata progettata e realizzata per questo, per dare la possibilità alla gente di passeggiare. Bisogna lavorare sulla prevenzione a cominciare dall’educazione” ha affermato il sovrintendente Claudio Parisi Presicce; parole riprese anche dall’assessore alla Cultura capitolino Luca Bergamo per cui “non si possono proteggere i monumenti mettendo dei cancelli, il patrimonio è tale in quanto parte della vita della persona…Penso che l’elemento di prevenzione più forte verso i danneggiamenti sia in termini di educazione, sensibilizzazione”.

L’unica via di uscita idonea a non snaturare le opere e la loro funzione, sembra essere quindi la prevenzione, attraverso un’educazione al senso civico ed artistico troppo spesso denunciata come carente in Italia.

Se le opere d’arte pubbliche “classiche” vengono messe in pericolo dalle abitudini cittadine, di converso le più recenti opere pubbliche sembrano esser osteggiate dagli stessi organi che dovrebbero tutelare: il primo pensiero va ovviamente alla street art, spesso banalmente accomunata al fenomeno dei “tag” e identificata come uno strumento di degrado da eliminare. Si pensi agli eventi capitolini, con il murales del Papa realizzato da Mauro Pallotta, alias Maupal, nelle vicinanze del Vaticano, prima cancellato e poi addirittura consacrato dalle scuse di Luca Bergamo e della convocazione al Campidoglio alla presenza della stessa Sindaca Virginia Raggi (incontro coronato con tanto di magliette celebrative e annuncio di partecipazione al documentario “Un Selfie con il Papa”; una mercificazione dell’arte pubblica per eccellenza osteggiata dai più grandi seguaci di tale forma artistica, di cui abbiamo già parlato in merito alla mostra museale realizzata con le opere di Bansky); stessa sorte era toccata solo 2 anni prima al suo Papa-Superman.

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Una “continuità di intenti” che giunge da ogni parte d’Italia, si pensi alla cancellazione delle strisce pedonali realizzate a Torino da uno street artist al fine di riqualificare il quartiere; e di esempi ce ne sarebbero molti di più.

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“Bisogna lavorare sulla prevenzione a cominciare dall’educazione” appare perciò come un monito corretto non solo per la popolazione indigena, ma anche per coloro che istituzionalmente ed accademicamente sono deputati a tutelare le opere d’arte, spesso troppo conservatori ed attenti a quello che è “classico” più che a quello che è “pubblico”, di fruizione e di interesse artistico, sperando che nel frattempo esempi come quello di Bulgari non rimangano isolati.

“Sì lo rifarei” ammette il mecenate, aggiungendo però che non sarebbe disposto a ripetere un tale intervento per nessuna altra opera d’arte a Roma.

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