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Indro. L’uomo che scriveva sull’acqua di Samuele Rossi

Sono passati quindici anni dalla morte dell’indimenticabile e amato Indro Montanelli e il regista Samuele Rossi ha deciso di raccontarne la vita, in un docu-film distribuito per la televisione a luglio di quest’anno e nelle sale cinematografiche il mese scorso.

Interviste e ricostruzioni in un alternarsi mai noioso, riproducono la vita del giornalista italiano più importante e amato di sempre. Alberto Malvolti, Paolo di Paolo, Paolo Mieli, Beppe Severgnini, Ferruccio De Bortoli, Marco Travaglio, Tiziana Abate e tanti altri raccontano in delle interviste il professionista, ma anche e soprattutto l’uomo. La depressione, gli attacchi di panico, l’infanzia e ancora il rapporto con la madre, anche il Montanelli più intimo che in pochi, pochissimi conoscevano e che forse mai nessuno ha conosciuto completamente, prova ad esser messo a nudo in questo documentario molto apprezzato dalla critica. Nei sui diari personali racconta delle crisi depressive che ciclicamente lo colpivano ogni sette anni, periodi dove Indro “familiarizzava con la morte”.

 

 

Due attori reinterpretano gli scritti di Montanelli in versione giovane e in versione anziano: si tratta di Roberto Herlitzka e Domenico Diele. La produzione è di Echivisivi e Alkermes in collaborazione con Sky Arte. Samuele Rossi, il regista che con  La strada verso casa del 2011, ottenne 8 premi nazionali fra cui Young Prize Award 2013 come Miglior Regista Esordiente, ha saputo perfettamente rappresentare un uomo controverso, un  provocatore, un produttore di contrasti. Dal Corriere della Sera alla fondazione de Il Giornale fino all’abbandono forzato che portò all’esperienza de La Voce Montanelli fu sempre se stesso, incorruttibile nell’animo e nella professionalità.

Impressiona il racconto affettuoso di Marco Travaglio che siamo abituati a sentirlo criticare più che ammirare, che in un pianto commosso racconta gli anni di rottura con Silvio Berlusconi, considerato da Montanelli, almeno fino alla sua discesa in politica, l’editore migliore di sempre.

E ancora l’attentato, per opera delle brigate rosse, alle quali strinse la mano una volta rivisti in tribunale e poi il matrimonio con la donna della sua vita, vissuto come da “due scapoli”, uno a Milano e l’altra a Roma e gli anni del fascismo che non rinnegò mai, perché sarebbe voluto dire “rinnegare i suoi stessi vent’anni”.

Dopo la chiusura della Voce, Montanelli tornò a lavorare per il Corriere della Sera, curando una seguitissima pagina di colloquio coi lettori, La Stanza di Montanelli, rubrica che curò fino a due settimane prima della sua morte, avvenuta a Milano il 22 Luglio del 2001. Un documentario romantico, curato, che racconta tutto dell’uomo e tutta l’eleganza del giornalista più amato di sempre.

About Flaminia Camilletti

Laurea in Rel. Internaz. Scrivo, leggo e nuoto. Mi occupo di politica e mi interesso di economia. Scrittrice e autrice freelance. Appassionata di musica, ma solo di quella che piace a me. Scrivo di tutto ciò che riesco a capire, quello che non capisco cerco di studiarlo. Twitter: @FlamiCami

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