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Il presepe: la storia di una tradizione centenaria

Maria Fida Moro, nel libro La casa dei cento Natali, racconta come si svolgeva, nella sua famiglia e prima della morte del padre, il rituale della vigilia di Natale. Dopo il cenone ricco di prelibatezze, allo scoccare della mezzanotte come da tradizione, toccava al più piccolo della casa posare il bambinello nella mangiatoia accanto a Maria e a Giuseppe, circondati dall’abbraccio del bue e dell’asinello.

La descrizione che l’autrice riporta delle usanze che la famiglia osservava nel periodo natalizio vede un Aldo Moro lontano dalla vita politica e particolarmente devoto alla creazione di fantastici presepi. Leggendo questo passaggio del libro mi sono imbattuta nel significato simbolico del presepe e nella sua storia centenaria.

Il padre fondatore di tale tradizione della religione cristiana viene individuato nella figura di San Francesco d’Assisi. Nel 1223 infatti, secondo Tommaso Celano (1190-1265), famoso per aver scritto due Vitae di San Francesco e una di Santa Chiara, San Francesco si sarebbe recato nella località di Greccio (in Provincia di Rieti) ed in una grotta avrebbe riproposto l’atmosfera della grotta di Betlemme, predisponendo la scena della nascita di Gesù, con mangiatoia e bue e asinello viventi. Con lo sfondo di tale allestimento San Francesco avrebbe celebrato l’Eucarestia, la notte di Natale di quello stesso anno, per rivivere insieme alla comunità dei fedeli il momento della natività.  Il medesimo episodio venne narrato da Giotto nell’affresco della Basilica superiore d’Assisi per l’esecuzione del quale l’artista si servì del racconto che di quell’avvenimento aveva scritto anche Bonaventura da Bagnoregio nella sua Legenda Maior.

A seguito della morte (avvenuta nel 1226) e successivamente con la canonizzazione (compiuta da Gregorio IX nel 1228) del Santo, aumentò l’interesse per la vita di San Francesco e con esso anche la curiosità per l’ originale rappresentazione della natività da lui preparata nella grotta di Greccio qualche anno prima.

Ed ancora grazie all’opera degli ordini francescano e domenicano la conoscenza dell’avvento, così come narrato e descritto dai Vangeli di Matteo e Luca, fu resa accessibile anche ai meno abbienti permettendo al folklore del presepio di espandersi senza soluzione di continuità dapprima in Italia e in seguito in Europa centrale.

Infatti se fino al ‘600 l’allestimento dei presepi aveva interessato solo le chiese, fu nel corso del ‘700 e in seguito dell‘800 e ‘900 che tale tradizione divenne sempre più consueta, inizialmente entrando nelle case dei più ricchi e successivamente facendo capolino nelle case dei meno facoltosi affermandosi come tradizione popolare di tutti i paesi di religione cattolica.

Tra i presepi italiani più antichi e importanti, ancora oggi ammirabili, ricordiamo il presepe scolpito in pietra di Santa Maria Maggiore a Roma, eseguito da Arnolfo di Cambio nel 1289; il presepe quattrocentesco di San Giovanni a Carbonara a Napoli; il presepe dell’oratorio di San Giuseppe a Urbino, risalente al 1555 e realizzato da Federico Brandani; infine i due presepi del Museo nazionale delle arti e delle tradizioni popolari: il primo marchigiano del XII secolo ed il secondo napoletano composto da statue del ‘700 e ‘800.

Nei secoli diverse furono le tecniche in cui gli artisti dei presepi si specializzarono. Presepi in terracotta, cera, legno, rame, corallo con personaggi di grandi dimensioni hanno tuttavia lasciato il posto alle più economiche e minute riproduzioni in plastica -necessarie per fronteggiare la crescente domanda di tali articoli- confermando a distanza di quasi 800 anni la loro capacità di avvicinare i fedeli, dai più grandi ai più piccoli, ad un momento così importante del calendario liturgico cristiano.

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