Home / Arte / “The Art of the Brick” a Roma. L’incredibile, mattoncino dopo mattoncino

“The Art of the Brick” a Roma. L’incredibile, mattoncino dopo mattoncino

Quanti pomeriggi e quante serate avete passato a giocare con i LEGO® da bambini? Costruire edifici e personaggi immaginari, la casa dei sogni o tentare di riprodurre la propria? Che foste con gli amici, o da soli, nella cameretta o in salotto, sparpagliando i mattoncini colorati sul pavimento noncuranti delle grida dei vostri genitori perché troppo presi a progettare la città del futuro? Che quel mattoncino fighissimo, punta di diamante della vostra costruzione, fosse vostro, un regalo o provenisse dalla scuola (si lo ammetto, ho rubato un paio di mattoncini all’asilo!!!) quanto ci avete giocato?

Certo, oggi le nuove generazioni sono sicuramente (ahimè) prese da altri tipi di giochi, fruitori perfetti delle nuove tecnologie, i bambini “digitali”, neanche il tempo di imparare a camminare che già tengono sotto scacco computer, i-pad, i-phone e centrali nucleari. Ma si divertono più di noi analogici? Perché sì, sapranno scattare e condividere foto e video in meno di tre secondi, sapranno gestire tutti gli elettrodomestici da un solo dispositivo, magari loro scopriranno le leggi del teletrasporto ma volete mettere con il divertimento di costruire la propria navicella spaziale e farlo sul tappeto della propria camera?

Quanti bambini hanno sognato che quel gioco potesse diventare il loro lavoro e quanti genitori hanno pensato “guarda come è bravo con i LEGO, diventerà un architetto da grande!”?

Sicuramente sarà accaduto che qualcuno abbia intrapreso la carriera di architetto o di ingegnere spinto dalla passione per i mattoncini colorati, chissà che a Fuksas l’idea della Nuvola non sia venuta da bambino proprio mentre ci giocava…Certo è che una volta cresciuti, i giocattoli si lasciano, si mettono in una scatola, si regalano o si conservano e ne rimane solo il ricordo.

É così che va per la maggior parte delle persone, ma non per tutte.

Nathan Sawaya, è il fortunato adulto che del suo gioco di bambino è riuscito a farne il suo lavoro o meglio la sua arte!

Nathan, americano classe 1973, aveva ricevuto la sua prima confezione di LEGO a 5 anni e fin da subito mostrò capacità e creatività. Negli anni ha costruito di tutto, dalle case, agli animali, addirittura un cane a grandezza naturale, in risposta al rifiuto dei genitori di adottarne uno vero, alle automobili, fino a una vera città di LEGO di ben 10 metri quadrati.

Una volta cresciuto aveva messo da parte i LEGO, si era iscritto alla facoltà di giurisprudenza della New York University e si era dedicato alla carriera di avvocato. Dopo anni di pressioni e frustrazione per la vita frenetica che stava conducendo, il bambino e l’artista che erano in lui hanno preso il sopravvento, così ha lasciato il lavoro e si è dedicato alla sua passione, essere un “LEGO artist” a tempo pieno.

Dopo aver lavorato alcuni mesi per la compagnia danese, Nathan si è messo in proprio e ha aperto uno studio tutto suo a New York, anche se non più impiegato all’azienda di giocattoli, ha ricevuto dalla stessa i titoli di LEGO Master Builder e LEGO Certified Professional.

Ad oggi, Nathan Sawaya possiede milioni e milioni di mattoncini colorati, ha aperto un secondo atelier a Los Angels ed espone le sue creazioni in tutto il mondo.

Dopo aver registrato oltre 120.000 presenze l’anno scorso a Roma, la sua mostra “The art of the brick” torna a colorare la capitale, prorogata fino al 26 marzo 2017 all’ Auditorium Parco della Musica. Una delle dieci mostre da vedere al mondo secondo la CNN, ha già conquistato il cuore di grandi e piccoli da New York, a Los Angeles, da Melbourne a Shangai, da Londra a Singapore.

Le sculture esposte sono più di settanta e dalle grandi dimensioni, spaziano dalla figura umana, semplice o surrealista, come l’uomo che si squarcia il petto, alle riproduzioni, come la Gioconda di Leonardo Da Vinci, La ragazza con l’orecchino di Perla di Vermeer, L’Urlo di Munch e Il Bacio di Klimt, da installazioni imponenti come quella di un grande T-Rex, alle raffigurazioni della Cappella Sistina e della Notte Stellata di Van Gogh.

Vi è poi una zona interattiva dove tutti possono cimentarsi nelle costruzioni, dando spazio alla propria creatività utilizzando i LEGO.

L’artista ha centrato pienamente il suo obiettivo, elevando un semplice giocattolo, un oggetto familiare ad un ruolo che non aveva mai occupato prima, regalando allo spettatore emozioni e percezioni, come l’inquietudine umana, la sua debolezza che riesce ad essere superata grazie all’elemento “gioco”, al bambino che vive dentro ognuno di noi.

Ha ragione Nathan, i mattoncini LEGO sono più di un semplice giocattolo, hanno segnato l’infanzia di milioni di bambini, stimolato la loro fantasia e hanno dimostrato che tutto è possibile, anche costruire un elefante in cucina.

About Cecilia Gaudenzi

Check Also

Paper Gardens. La personale di Giorgio Coen

Paper Gardens Mostra personale di Giorgio Coen Cagli, a cura di Giorgia Noto Dal 15 ...