Home / Architettura / Il ve(t)ro di Adami

Il ve(t)ro di Adami

 

Io vi devo la verità in pittura e ve la darò.

L’enunciato che Cezanne scrive per via epistolare ad un amico è stato preso in considerazione da molti pensatori di estetica della seconda metà del Novecento.

Michelle Foucault nel 1983 tiene una serie di conferenze a riguardo della “parresia”, il termine greco ritrovato per la prima volta nei testi di Euripide (V sec a.C.) che sta a significare “dire la Verità”. Per la cultura antica la Parresia è un atto di coraggio, di rischio: Socrate sacrificò la vita per la libertà di pensiero. Una coincidenza tra il pensiero e la parola, potremmo dire tra il pensiero e la sua espressione, partendo dall’interlocutore più importante, ovvero se stessi.

La parresia visuale, ovvero quella pittorica cercata da Cezanne, è una missione ancora più complessa. Come è possibile attraverso il racconto dell’immagine asserire la Verità? Si rischia di arrivare alla conclusione che quel che gli occhi vedono sia la Realtà, l’egemonia dell’occhio che tralascia l’invisibile.

immagine-opera-portrait_de_jacques_derrida-1000-1000-3281

Nel 1978 Jacques Derrida pubblica il saggio La verità in pittura in cui, con la complessità straniante che gli appartiene, il filosofo francese mette in discussione l’interpretazione fatta da Heidegger e Shapiro sulle “Scarpe con lacci” del quadro di Van Gogh. Di chi erano le famose scarpe, di un contadino, del pittore o erano solamente le Scarpe con lacci del quadro di Van Gogh: l’interpretazione valida è l’intenzione dell’autore, quella del “lettore” o quella dell’opera stessa?

In questi giorni ha inaugurato a Roma la personale di Valerio Adami, che si disloca in tre sedi, tra la Sede dell’ambasciata Ungherese, la Galleria Andrè e la Galleria Muciaccia.

Il pittore figurativo bolognese, già ai tempi riconosciuto dalla critica internazionale, venne chiamato da Derrida a lavorare su delle illustrazioni che affiancarono il testo di Glas del 1974.

E’ curioso osservare come il lavoro del pittore entri involontariamente a far parte della disputa epistolare avuta tra Derrida e Peter Eisenman un paio d’anni dopo l’esibizione a NY “Deconstructivist Architecture”.

Le due lettere di botta e risposta sono state rese pubbliche secondo volontà di Eisenman (sul sito dell’Università di Harvard) proprio perché rappresentano un momento cardine di confronto e forse anche di presa di distanza tra le teorie del filosofo e dell’architetto.

How, for example, does one respond to such questions as “Do you believe in God?” or “What do you think of a culture of glass?” or “What about the homeless?” without sounding either evasive or irrelevant? How does one assert that certain urgent problems such as homelessness or pov-erty are no more questions of architecture than they are of poetry or philosophy without sounding callous? […] The real answer: that to answer is impossible either in the medium of letter or of glass. (Peter Eisenman Post/El Cards: a reply to Jacuqes Derrida)

Eisenman era in quel periodo in dialogo con le teorie decostruzioniste in cerca di affinare la teoria della “dislocation”, accennata a Gehry nell’intervista pubblicata su Controspazio del 1991: “Venturi  ha trasformato il linguaggio; Rossi ha trasformato il linguaggio, ma sempre all’interno del linguaggio. Parlo di due personaggi che hanno riformulato gran parte del linguaggio post-bellico dell’Architettura. Il mio lavoro invece ri-formula il linguaggio, o sposta (disloca) il linguaggio dall’esterno, dalla fisica, dalla biologia, dalla teoria delle catastrofi, dalla matematica…, in altre parole spinge sempre nuove cose dentro l’architettura dall’esterno.”

La ricerca di Adami non si basa sul linguaggio, la sua terra ferma nelle acque dell’espressione è lo stile: la caratura che permane, il segno (o disegno) che rimane se stesso nella sua variazione. Il linguaggio pesca dall’interno, nei topoi pittorici di una cultura occidentale sofisticata e mitologica, così veste Icaro con gli occhiali di un aviatore e mostra la caduta dal carro solare come l’inciampo tragico di un uomo comune.

Lo stile, lo stile – la chiave di volta che viene in soccorso quando si smarrisce la via, quando il cammino della linea si interrompe senza ragione. Disegnare la “verità” figurandola pur senza conoscerla. (Valerio Adami in Adami Disegnare/Dipingere)

Da questo punto di vista si può comprendere la secca e probabilmente inacidita affermazione  di Eisenmann che, destrutturato dalla precedente lettera dell’amico filosofo, cerca, da architetto, una risposta esplicativa nell’immagine, curioso nel voler vedere chi è stato capace di mettere in discussione la struttura stessa del linguaggio pittorico. Trovandosi di fronte il lavoro di Adami così lo commenta:

While these works may have psychological content and intent, they are, for me, illustrated psychol-ogy, not art, because they do not establish a critical rela-tionship to traditional art. They are not analytic or critical in the terms of their own medium, either painting or drawing. They do not take into account the history and specificity of painting. No matter how important your thoughts on Adami are, he remains uninteresting to me as an artist because of this very lack of aura. 

In questa lettera Eisenmann prende le distanze dalle domande del filosofo francese, il testo è chiave forse anche perché esprime nella parola “presentness” l’intervallo che esiste tra architettura e filosofia. Anche la pittura è una forma di comunicazione, mentre l’architettura è materia che comprende l’abitare. E’ quindi impensabile scindere la verità oggettiva dell’uso da quella interpretabile del significato. Abitano entrambe lo stesso oggetto costruito.

In ogni caso si consiglia la visione della mostra del pittore bolognese, poiché per quanto si possa mettere in dubbio la sincerità della sua Arte, non si può affermare che la sua, Arte non sia.

Valerio-Adami

 

1] Parresia visuale, Foucault e la verità dello sguardo, Martin Jay

About Isabella Zaccagnini

Isabella Zaccagnini
L'Architettura è uno strumento atto a semplificare la vita dell'uomo. Essendo la vita una realtà complessa, come ogni complessità, per essere semplificata, è necessario il tentativo di spiegarla. In tale direzione va la ricerca personale svolta con PoliLinea e nello studio Warehouse of Architecture and Research.

Check Also

Architecture in Slumberland

Little Nemo è un bambino americano, che ogni notte raggomitolato fra lenzuola e pigiama, dal ...