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Learning from Las Vegas

Herzog & de Meuron a Long Island

Non velleità innovativa, ma riverenza per l’archetipo.

Così ha scritto Herman Melville.

Abbiamo un caso da affrontare. Un curioso caso, oggi più che mai sotto i riflettori di noi tutti, ancora non esaustivamente interpretato. Per iniziare la discussione andrebbe forse cambiata penna di riferimento, sarebbe opportuno citare Stevenson ed il suo celebre The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde.

Ma non si vuole tardare l’ingresso in scena di Jacques Herzog and Pierre de Meuron.

Come la Sydney Opera House consegnò al Guggenheim di Bilbao lo scettro di edificio-cartolina dei successivi venticinque anni, così quest’ultimo ha appena ceduto il gradino più alto del podio per i prossimi venticinque anni di selfies alla nuova Elbphilharmonie di Amburgo.

Fin qui nulla di troppo sorprendente. Eppure succede che lo scorso fine settimana mi capiti di attraversare Long Island e di imbattermi nel poco meno recente Parrish Museum. Narcotizzato dalle ultime immagini sull’inaugurazione di Amburgo, durante la quale voraci droni volteggiavano eccitati dentro e fuori l’edificio, mi nasce un dubbio. Possono davvero essere gli stessi H&dM ad aver ideato questo impeccabile museo, diletto della ricca borghesia che spiaggia negli Hamptons durante la bella stagione?

Parrish Museum
Parrish Museum, 279 Montauk Highway Water Mill, NY

Ebbene sì. Già con la seconda delle architetture realizzate all’interno del Vitra Campus, i nostri avevano probabilmente voluto denunciare questa incontinenza nei confronti di un approccio compositivo ed investigativo bipolare. Basterebbe infatti mettere a sistema il primo edificio, finito di realizzare nel 2009, con il secondo, ultimato lo scorso anno, e ci troveremmo di fronte ad una perfetta sintesi di quanto stiamo cercando di approfondire.

Ma ancora deve accadere qualcosa di luminoso e rivelatore. Accade che a poco più di dieci minuti di macchina dal Parrish, risieda da decenni il paperino di Long Island, il pennuto più celebre della storia dell’architettura. Manufatto preso come riferimento in Learning from Las Vegas da Venturi & Scott Brow con Izenour.

Per mezzo di iconiche vignette, diventate arcinote, il trio poneva a confronto il linguaggio della duck con quello del decorated shed, un distinguo oramai proverbiale.

Learning from Las Vegas, duck vs decorated shed
Learning from Las Vegas, duck vs decorated shed

 

Laddove i sistemi architettonici di spazio, struttura e programma sono sommersi e distorti da una forma simbolica complessiva. In onore del drive-in a forma di papera, definiremo papera questo tipo di edificio che diviene scultura.
Laddove i sistemi di spazio e struttura sono direttamente al servizio del programma e la decorazione è applicata indipendentemente da questi. Chiameremo questa tipologia “shed decorato”.
La papera è un particolare edificio che è simbolo; lo shed decorato è una struttura convenzionale che applica simboli. Noi affermiamo che entrambi i generi di architettura sono validi ma crediamo che oggi la papera sia assai poco importante, nonostante essa pervade l’architettura moderna.

Potremmo chiudere qui. Ovviamente non prima di aver sottoscritto quanto appena sopra riportato ed esserci commossi per l’incredibile attualità del brano.

Ma dobbiamo tornare al tema di questa speculazione; in che modo la papera insiste sul Parrish Museum?

Ritengo che il duo svizzero, forgiatosi dentro al dibattito postmoderno – ricordiamo che ebbero Aldo Rossi come professore a Zurigo – non abbia di certo sottovalutato questa pressione, intimidazione diremmo, imposta da un vicino del genere. La risposta è già agli atti: il Parrish Museum è la nemesi di quella papera. Il Parrish Museum è un eccezionale esempio, perfettamente riuscito, di decorated shed.

Parrish 2

Questa somiglianza con i manufatti analizzati da Venturi & Co. a Las Vegas ha recentemente acquisito una necessaria deriva pop.

Dall’aprile del 2014 si ergono di fronte alla Montauk Highway – la nostra Strip – in prossimità dello svincolo per accedere al Museo, due colorate sculture in alluminio opera di Roy Lichtenstein dal titolo Tokyo Brushstroke I & II. Esatta metafora di billboard applicato ad un museo.

Quale migliore tabellone per annunciare un sì nobile capannone decorato?

Lungo la highway, pubblicizzare l’olio abbronzante Tanya con grafica e dettagli anatomici, così come pubblicizzare le vittorie di Costantino con iscrizioni e bassorilievi, e’ più importante che identificare lo spazio.

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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