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Perché vedere Hacksaw Ridge di Mel Gibson

Recensione del film Hacksaw Ridge di Mel Gibson

Un uomo ordinario che fa cose straordinarie in circostanze fuori dal comune.  A dieci anni da Apocalypto, Mel Gibson presenta il suo quinto film da regista.” Hacksaw Ridge” racconta la storia vera di Desmund Doss che salvò 75 soldati durante la battaglia di Okinawa, nella seconda Guerra Mondiale, senza mai utilizzare un’arma. Fu il primo obiettore di coscienza insignito della Medaglia d’onore del Congresso, la più alta onorificenza militare americana. Una storia che andava raccontata, soprattutto in un periodo in cui il cinema si concentra più su eroi inventati che sulle storie incredibili di persone vere, spiega Gibson: “Odio la guerra ma ammiro i guerrieri. Desdund Doss era un uomo di grande coraggio e grande fede perché per arruolarsi e combattere in una battaglia passata alla storia come “Tifone d’acciaio” armato solo delle tue convinzioni religiose devi avere una fede inossidabile”.

Dopo la sua quinta esperienza dietro la macchina da presa, l’attore di Braveheart e Arma Letale dice di amare raccontare le storie a modo suo ma ovviamente c’é bisogno di una squadra. In questo caso si é affidato a Andrew Garfield per il ruolo del protagonista: “Lavorare con Mel é come avere tuo padre sul set. Ti segue in tutto”.

Nel cast di Hacksaw Ridge anche Teresa Palmer, Luke Bracey, Sam Worthington, Hugo Weaving e Vince Vaughn.

Non é raro che i personaggi del regista americano siano individui che combattono le regole, le istituzioni, la maggioranza. Il William Wallace di Braveheart combatteva la tirannia inglese in nome di una Scozia libera, il corpo del Gesù di Jim Cazievel in “La Passione di Cristo” assumeva un valore rivoluzionario contro il sinedrio e l’insegnante sfigurato dell’Uomo senza volto combatteva i luoghi comuni della provincia americana. Anche Desmund Doss é un anticonformista. “É un simbolo dell’ importanza di lasciare che le persone siano ciò che sono e allo stesso tempo di avere il coraggio di essere se stessi anche quando la cultura dominante ti dice di agire diversamente” dice Garfield.

Desmond Doss ha sempre dichiarato apertamente la propria fede e non si è mai preso alcun merito circa la propria impresa; quest’ultimo va riconosciuto a Dio, al quale, dopo ogni vittima tratta in salvo, chiedeva: “ancora uno Signore, lasciami salvare ancora un ultimo uomo”. Con la Bibbia sempre in mano, anche nel pieno dei combattimenti.

Tantissime le scene di guerra (sacrificarne alcune avrebbe sicuramente reso la narrazione più snella) ma sapientemente girate, c’é uno schema preciso anche nella mischia dei soldati.

“L’importante é dare un impressione di ordine anche in situazioni concitate – spiega il regista – Perché se lo spettatore non riesce a seguire l’azione perde interesse”.

Lo spettatore invece rimane magneticamente attratto dalla trama che mescola il racconto della vita personale del protagonista alle vicende della guerra con continui richiami, più o meno impliciti, alla dimensione della religiosità.

Un blockbuster all’americana ben fatto per Mel Gibson che parlando del suo rapporto con Hollywood dice: “Se dovessi descriverlo in una parola userei quella che usano tutti: sopravvivere”.

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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