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Il conflitto in Sud Sudan e la senilità mediatica. La logica del Trendy colpisce il mercato mediatico.

 

I media rispondono al mercato, alla domanda e all’offerta”. Questo è quello che mi è stato spiattellato più volte quando ho iniziato ad attaccare i miei sproloqui lagnosi sulla vergogna dei media internazionali ma soprattutto italiani che dimenticano del tutto numerosi conflitti, si pensi allo Yemen, al Sud Sudan ma si pensi anche alla Siria i primi anni 2011/2012.

La verità è che anche questa è in parte una grandissima super cazzola. Una boiata. Attingendo la domanda la sua fonte propulsiva dall’offerta (l’informazione contenuta dai media)va da sé che la determinazione dell’offerta determina la domanda.  È un circolo autoalimentante in quanto se tutti i giornali fornissero informazioni costanti su alcuni conflitti dimenticati, sono ancora abbastanza fiduciosa nell’intelligenza delle persone, che potrei scommettere che ne chiederebbero ancora. Quello sì sarebbe un circolo virtuoso, il circolo della conoscenza. Non è più possibile attribuire alla legge del mercato tutte le colpe. La colpa dell’attenzione spasmodica a determinati conflitti è la totale senilità occidentale rispetto ad altri, un’offerta che spesso -non sempre!- risponde alle leggi del buco nero della moda del Dio Trendy. Chi determina cosa è Trendy e cosa no sono a)l’opinione pubblica b)generalmente determinate testate giornalistiche internazionali, spesso considerate le più Trendy per l’appunto. Ma qualcuno ha mi messo in discussione il deus ex machina del Trendy? Voglio dire, se la BBC, Il New York Times, Reuters o Al-jazeera non parla, se non in modo sparuto, della guerra del Sud Sudan, significa che non c’è guerra? Che non è abbastanza cruenta? Ma soprattutto se l’opinione pubblica non ne parla perché non farla parlare?

Fate una prova fatevi un giretto per la strada e chiedete alle persone quali conflitti conoscono e vi risponderanno: Siria. Punto. E Yemen? E Sud Sudan?

Visto che potere gli dei del Trendy?

Bene per quanto io ritenga che il conflitto siriano stia producendo un calderone incommensurabile di conseguenze tragiche che dobbiamo non solo comprendere ma anche apprendere nel tentativo di risolvere il risolvibile e di fare tesoro di queste tragiche memorie per evitare di ripeterle, ritengo che ci siano guerre considerate meno Trendy in questa primavera estate 2017 che meriterebbero tutta la nostra comprensione, tutta la nostra apprensione tutta l’attenzione dell’uomo che ascolta per imparare davvero.

Se Cicerone definì la storia, magistra vitae, testimone dei tempi e luce della verità e Tucidide affermò che conoscere la storia del presente permette di guardare oltre e riconoscere alcuni punti fermi ciclici nell’imprevedibilità del futuro, la senilità del trendy ci sta davvero facendo fare un gran casotto.

 

SUD SUDAN E CAUSE DEL CONFLITTO

 

Il Sud Sudan è uno paese giovanissimo che, dopo un regolare referendum ad altissima affluenza, nel 2011 ha proclamato la sua indipendenza provocando l’ufficiale secessione dal Sudan. Le ingenti risorse petrolifere che sono presenti sul territorio hanno dato grande entusiasmo al neonato paese, speranzoso di mettersi sulle sue gambe per iniziare una storia nuova.

Purtroppo lo start point della storia del Sud Sudan è stato tutt’altro che roseo e le tensioni si sono dimostrate fin da subito non solo numerose ma anche profonde ed estremamente violente.

Ben presto le tensioni sono diventate una guerra di potere tra etnie espresse dai due principali leader del paese: il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar.

Nel 2013 alcuni militari di etnia dinka fedeli a Kiir hanno iniziato gli scontri con altri soldati vicini a Machar di etnia nuer, accusandoli di aver preparato un colpo di stato.

I due leader da molto tempo si contendono il controllo del loro partito Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm) e del governo fino a che Machar nel luglio del 2013 è stato costretto a fuggire dal presidente Kiir. La guerra civile è esplosa in modo ancora più cruenta causando migliaia di morti. Questa prima fase di guerra è durata all’incirca 30 mesi causando decine di migliaia di morti. Grazie alle pressioni internazionali immobili durante questo periodo è stato stipulato un accordo di pace che ha portato ad un governo di transizione.

Esattamente un anno fa Machar e i suoi uomini sono tornati a Juba e Machar ha riottenuto la sua carica. Le pressioni regionali sono state molte ma la nuova connivenza delle due fazioni non è durata molto, la guerriglia sparuta non ha mai smesso di combattere provocando numerosi morti tra i civili e i bambini. Sotto l’etichetta dell’accordo di pace è cambiato qualcosa ma non abbastanza e le ragioni sono molto più complesse di semplici tribù che si fanno le scaramucce. Il conflitto ha assunto le caratteristiche più devastanti che si possano immaginare ovvero di una lotta tra identità che cercano l’omogeneità culturale e religiosa, all’interno di un paese caratterizzato dalla diversità culturale, etnica e religiosa è predominante.  A cosa può portare questo aspetto se non a l’ombra nera di una pulizia etnica. L’ennesima. Non abbastanza trendy però per i MEDIA.

 

IL DISASTRO UMANITARIO. COSTRETTI A FUGGIRE DALLA GUERRA E DALLA FAME

Nel corso dell’ultimo anno, la crisi umanitaria in Sud Sudan si è approfondita e diffusa, colpisce aree precedentemente considerate stabili.

A tre anni dallo scoppio del conflitto, nel dicembre del 2013, quasi 7,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione a causa dei conflitti armati, violenze tra comunità, crisi economica, epidemie e cambiamenti climatici. Più di tre milioni di persone, uno su quattro, sono stati costretti ad abbandonare le loro case dall’inizio del conflitto iniziato nel dicembre 2013, tra cui quasi 1,9 milioni cosiddetti IDP, sfollati interni. Uno su due sono bambini. Più di 1,2 milioni sono fuggiti in paesi vicini, portando il numero totale di rifugiati sudanesi del Sud nella regione a più di 1,3 milioni.

Per favore in questo momento pensate alle urla di tutti quelle personcine in TV e dei vostri amici, sì anche io ne ho, che gridano all’invasione in Italia con 180 mila arrivi in Italia, un paese sviluppato. Le violenze che sono state testimoniate sono numerose soprattutto torture e violenze sessuali ad adulti e bambini.

La stime delle morti è decine di migliaia di persone, purtroppo ancora non è stato possibile avere una stime realistica perché le morti sono repentine e perché non c’è tempo di contarle. Forse perché 8il numero non interessa a nessuno?

La mortalità oltre che per violenze si è aggravata anche a causa della profonda carestia, le malattie e la malnutrizione infantile.
La fame e la malnutrizione hanno raggiunto livelli storici, circa 4,8 milioni di persone – più di uno su ogni tre persone in Sud Sudan – sono a rischio di malnutrizione secondo le stime del 2016. L’anno nuovo non è iniziato meglio, a febbraio 2017 il Governo ha dichiarato lo stato di carestia (la prima nel mondo da sei anni a questa parte) nelle contee di Leer e Mayendit, nello Unity State, dichiarando che circa il 42% della popolazione si trova in gravissime difficoltà. La situazione della sicurezza alimentare si è acuita dalla combinazione di conflitti, crisi economica e la mancanza di adeguati livelli di produzione agricola hanno eroso le famiglie vulnerabili capacità di far fronte.

QUEI BAMBINI. I BAMBINI DELLA PAURA

 

 

I bambini, appunto. I figli della nazione più giovane del mondo sono a rischio. A rischio il loro futuro, il futuro del Sud Sudan, della regione e del mondo tutto con loro. Nel 2016 più di un milione di bambini sotto i 5 anni sono stimati essere affetti da malnutrizione acuta, tra cui più di 273.600 che sono gravemente malnutriti.

Più di 1,17 milioni di bambini di età compresa tra 3 e 18 anni non vanno più a scuola, non copiano, non scherzano con gli amici e non prendono 4 a inglese a causa di conflitti e migrazioni dal dicembre 2013. Circa il 31 per cento delle scuole aperte hanno sofferto di almeno uno o più attacchi da parte di gruppi armati. Secondo le stime dell’UNICEF oltre 17.000 i bambini reclutati come soldati, più di 2.00 uccisi o mutilati, più di mille violati sessualmente. Dalle informazioni disponibili emerge che il matrimonio infantile è in aumento a causa di conflitti e pressioni economiche.

Tante volte mi è stato detto che nello scrivere dovrei esprimere meno trasporto. “E’ giornalismo, non un romanzo, devi essere più oggettiva”. Io però ci credo poco nell’oggettività e sì, mentre scrivevo questo articolo ho pensato ai miei nipoti Sara e Massimo, 3 anni e 1 un mese e mezzo. Li ho pensati lì in Sud Sudan in balìa delle violenze, del rumore degli spari e degli abusi lontano da Peppa Pig, Dottoressa Peluche, ciucci e pappette biologiche e mi è venuto da piangere.

Scusate, ma questo vorrei succedesse anche voi.

 

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