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Carl Brave & Franco 126 – Una #Polaroid d’autore – Recensione

 

Chiunque affermi che il nuovo trend in Italia è quello del nuovo cantautorato romano non sbaglia. Di certo è che una generazione di ragazzi affamati di musica, dopo centinaia di concerti in non – club, ora sta cavalcando l’onda del successo. Personalmente ritengo che il nuovo filone romano non si sia però riuscito ad emancipare dei fratelli maggiori ( i fratelli Senigallia – Fabi – Gazzè – Zampagnone), pur avendo al suo interno pillole di qualità. Eccezion fatta per Carl Brave e Franco 126 che stanno lasciando il segno tracciando una strada nuova, sicuramente lontana da Roma, o almeno, dai suoni che l’hanno caratterizzata.

Personalmente ritengo l’album Polaroid una nuova goccia di energia musicale nella noia italiana. Vi era bisogno di un album che raccontasse le istantanee di vita, in un filone di composizione autentico e innovativo, che avesse un senso e una sua coerenza. Anche e soprattutto di vita. Il loro è un hip-hop, con rimandi al loro innato talento rap che attraverso youtube si è imposto nelle strade e nei download. Una poesia incessante che racconta una generazione romana realmente annoiata da rime di grido mucciniane o da strofe cattive quanto “figlie di papà”. È un album differente Polaroid che traccia luoghi, istanti e nostalgie di una generazione finalmente letta e raccontata bene.

Ha scritto Giovanni Robertini su Rolling Stone di Polaroid che “Per essere un disco in rima – senza pusher o rapine e con la voglia di rivalsa affogata in fondo al Campari – Polaroid è lontanissimo dall’hip hop, ma è più politico di molti album rap, non fosse altro per quella malinconica sensazione di un “vuoto da riempire” che ti lascia addosso”.

Un nuovo modo di fare rap a Roma, lontano da rimandi di “strada” con i conti di famiglia milionari. Per fortuna Brave e Franco 126 sono diversi dalla passata generazione e questo è un bene per un’intera città. La coerenza e il talento unite a neorealistiche rime. Un album fortemente consigliato.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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